Home editoriali Un lupo del branco alla caccia di Trump e Vance

Un lupo del branco alla caccia di Trump e Vance

0
lupo del branco

Cole Tomas Allen, 31 anni, si è autodefinito “assassino federale gentile”

Per tentare di capire il motivo dell’attentato di domenica scorsa a Trump e Vance, è necessario mettere in fila alcuni elementi.

Primo elemento: l’evento avviene alla cena annuale dei corrispondenti della Casa Bianca. Nel salone circa 2.600 giornalisti. Chi lo ha pensato puntava alla massima esposizione mediatica.

Secondo elemento: per ieri era previsto l’arrivo, nel pomeriggio, di Re Carlo III e della Regina Camilla a Washington DC per una visita di Stato negli Stati Uniti, che durerà fino al 30 aprile (con tappe anche a New York e in Virginia). La visita celebra i legami storici tra Regno Unito e Stati Uniti in occasione del 250º anniversario della Dichiarazione d’Indipendenza americana. È la prima visita di Stato di un monarca britannico negli USA da anni. Se ci fossero stati uno o più morti la visita sarebbe saltata, con grave danno nelle già precarie relazioni tra USA e UK.

Terzo elemento: gli spari sono stati esplosi a pochi metri dal presidente americano e da tutti i principali membri del suo governo: dal numero due, J. D. Vance, all’Attorney General, Todd Blanche, al capo dell’Fbi Kash Patel. E il procuratore generale ad interim Todd Blanche ha affermato: “Gli obiettivi dello sparatore erano membri dell’Amministrazione, ha agito da solo, il sistema ha retto”.

L’uomo che ha sparato alla cena dei corrispondenti “aveva – ha aggiunto Blanche al programma “Meet the Press with Kristen Welker” – come obiettivo persone che lavorano nell’Amministrazione, probabilmente incluso il presidente”.

Se si prova solo a pensare ad un’eliminazione contestuale di Trump e Vance, l’Amministrazione attuale entrerebbe nel caos, con l’innesco di una possibile guerra civile.

Quarto elemento: il procuratore Blanche ha detto che l’attentatore “non sta collaborando attivamente”, la qual cosa fa pensare che non abbia agito da solo, ma in un contesto di programmazione dell’evento che coinvolge altri.

Quinto elemento: l’attentato è stato programmato da tempo e il soggetto che lo ha eseguito è un perfetto strumento selezionato da chi sa selezionare. Le prove rinvenute sui dispositivi elettronici di Allen e nei suoi scritti avvalorano la teoria secondo cui intendeva colpire i membri dell’amministrazione presenti alla cena. I suoi familiari, infatti, hanno riferito alle forze dell’ordine che Allen aveva inviato loro alcuni dei suoi scritti inquietanti prima dell’attacco, cosa che aveva spinto uno di loro ad avvisare la polizia. Un altro membro della famiglia ha riferito agli inquirenti che Allen aveva rilasciato dichiarazioni radicali e che menzionava spesso l’intenzione di fare “qualcosa” per risolvere i problemi del mondo odierno. La famiglia ha aggiunto che Allen frequentava regolarmente un poligono di tiro per allenarsi con le sue armi.

Sesto elemento: un alto funzionario statunitense ha detto alla CBS News che il presunto attentatore faceva parte di un gruppo chiamato The Wide Awakes e che frequentava un No Kingsprotesta in California. Il gruppo “The Wide Awakes”, al quale l’attentatore era affiliato (o membro) è descritto come un’organizzazione progressista o di sinistra radicale. La sorella lo ha menzionato alle autorità, insieme alla sua partecipazione a una protesta “No Kings” in California (un evento anti-Trump). Alcuni commenti sui social media e analisi collegano il gruppo a reti progressiste più ampie.

Il nome “The Wide Awakes” richiama riferimenti storici (ad esempio, club di marcia anti-schiavitù o repubblicani del XIX secolo), ma in questo contesto è presentato come un gruppo attivista moderno di orientamento di sinistra. Il coinvolgimento di Allen è citato insieme alla sua donazione a Kamala Harris, a post sui social media anti-Trump e anti-cristiani (ad esempio su BlueSky) e alla partecipazione a proteste.

Secondo i registri federali sui finanziamenti delle campagne elettorali, Allen ha contribuito con 25 dollari a un comitato di azione politica del Partito Democratico a sostegno di Kamala Harris per la presidenza nel 2024.

Il movimento Wide Awakes (o “Wide Awakes”) ha origini storiche precise negli Stati Uniti del 1860.

I Wide Awakes furono un’organizzazione giovanile repubblicana nata a Hartford (Connecticut) all’inizio del 1860. Si trattava principalmente di giovani (spesso operai tra i 18 e i 25 anni) che sostenevano Abraham Lincoln e il Partito Repubblicano contro l’espansione della schiavitù: indossavano uniformi caratteristiche (mantelli di tela cerata nera, cappelli e torce per marce notturne spettacolari; erano organizzati in modo quasi paramilitare, con capitani e compagnie locali; fungevano da “bodyguard” per i relatori repubblicani, mobilitavano i giovani (molti dei quali non potevano ancora votare) e contribuirono a un enorme aumento della partecipazione elettorale.

Alla vigilia delle elezioni presidenziali del 1860 i Wide Awakes contavano centinaia di migliaia di membri (fino a circa 500.000 stimati). Dopo l’elezione di Lincoln e lo scoppio della Guerra Civile molti Wide Awakes si arruolarono nell’esercito dell’Unione.

Riprese simboliche del movimento, ma con segno decisamente diverso, si sono avute dagli anni 2020 in avanti.

Durante le proteste anti-Trump e il periodo di forte polarizzazione (soprattutto intorno alle elezioni e alla pandemia), alcuni artisti e attivisti progressisti (tra cui Hank Willis Thomas e il collettivo For Freedoms) hanno “remixato” il nome e l’iconografia (l’occhio spalancato “Wide Awake”, i mantelli, ecc.). Lo hanno interpretato come un invito a “svegliarsi” per la giustizia sociale, l’emancipazione e l’attivismo creativo.

Settimo elemento: il manifesto. Cole Tomas Allen, 31 anni, con una laurea in ingegneria meccanica nel 2017 presso il California Institute of Technology di Pasadena, non è affatto anti-cristiano, in quanto ha menzionato la sua partecipazione a un gruppo studentesco cristiano e a una squadra universitaria che si sfidava con le pistole Nerf. Nel manifesto, inviato ai suoi familiari circa 10 minuti prima di aprire il fuoco, si è definito “assassino federale gentile”. In quell’aggettivo “federale” si può trovare un valido indizio del fatto che non ha agito da solo, ma in un contesto “federale”. Cosa poi significhi l’aggettivo è tutto da capire fino in fondo, perché indica che c’è qualcuno “federato” che sta dietro al grilletto della sua mano, così come c’è stato dietro al grilletto del killer di Butler, in Pennsylvania.

Ottavo elemento: il contenuto del manifesto e il riferimento all’Iran. Allen ha ironizzato sulla “folle” mancanza di sicurezza all’evento, spiegando che agenti iraniani avrebbero potuto introdurre un arsenale ben più devastante. “Nessuno – ha scritto – se ne sarebbe accorto. Quello che ho notato entrando nell’albergo è stato il senso di arroganza. La sicurezza era tutta all’esterno, concentrata sui manifestanti. A quanto pare nessuno ha pensato a cosa poteva succedere se qualcuno effettuava il check-in il giorno prima. Insomma, un livello di incompetenza folle che spero venga corretto per quando questo paese avrà una leadership competente”. Evidente l’intento di mettere alla berlina l’incapacità del sistema di sicurezza, ma inquietante il riferimento agli agenti iraniani che avrebbero potuto introdurre un arsenale ben più devastante. Se aggiungiamo questo passaggio a quello dell’assassino federale gentile, ne viene che il messaggio (un avvertimento) potrebbe essere: per ora c’è stato un assassino gentile, ma in seguito potrebbero esserci degli agenti iraniani molto meno gentili.

Il sospetto di un coinvolgimento iraniano negli attentati contro Donald Trump non è nuovo e si concentra principalmente su piani sventati dalle autorità statunitensi, non sui due attentati reali avvenuti durante la campagna 2024 (Butler, Pennsylvania, luglio 2024 e West Palm Beach, Florida, settembre 2024).

Gli Stati Uniti hanno accusato formalmente l’Iran (in particolare i Pasdaran – IRGC, Guardia Rivoluzionaria Islamica) di aver orchestrato piani di assassinio contro Trump come vendetta per l’uccisione del generale Qasem Soleimani nel 2020 (ordinata proprio da Trump durante il suo primo mandato).

I casi principali:

Asif Merchant (pakistano, arrestato nel luglio 2024 in Texas) è stato accusato di aver cercato di reclutare sicari negli USA per uccidere figure politiche di alto livello, tra cui Trump, Joe Biden e Nikki Haley. Secondo i procuratori, agiva su indicazione dell’IRGC. Merchant avrebbe ricevuto istruzioni da un contatto iraniano e avrebbe persino mostrato foto di Trump e Biden. È stato processato e condannato nel marzo 2026 per “murder-for-hire” e tentato terrorismo. Ha ammesso contatti con l’IRGC, ma ha sostenuto di aver agito sotto coercizione per proteggere la famiglia in Iran.

Farhad Shakeri (afghano, 51 anni, accusato nel novembre 2024), il quale secondo il Dipartimento di Giustizia USA, fu contattato da un ufficiale dell’IRGC a settembre 2024 il quale gli chiese di preparare un piano di sorveglianza e assassinio di Trump (allora candidato). Shakeri avrebbe dovuto coinvolgere una rete di criminali. È considerato ancora latitante (probabilmente in Iran). Due suoi presunti complici americani sono stati condannati. Il movente indicato: vendetta per Soleimani.

Questi casi sono stati descritti dall’FBI e dal DOJ come “straight out of the Iranian playbook” (tipico manuale iraniano). L’intelligence USA aveva avvertito la campagna Trump di minacce iraniane concrete già prima degli attentati del 2024.

Queste accuse hanno fatto parte del contesto che ha contribuito alle tensioni tra USA e Iran. Nel 2026, durante i bombardamenti USA-Israele sull’Iran (“Operation Epic Fury”), il segretario alla Difesa Pete Hegseth dichiarò che gli USA avevano “cacciato e ucciso” il leader di un’unità iraniana responsabile del piano contro Trump, affermando che “Trump ha avuto l’ultima risata”. Trump stesso commentò: “L’ho preso prima che lui prendesse me”.

Nono elemento: ancora il manifesto. Cole Tomas Allen scrive:“Porgere l’altra guancia è per quando si è oppressi. Io non sono la persona violentata in un campo di detenzione. Io non sono il pescatore giustiziato senza processo. Non sono una scolaretta fatta saltare in aria, né una bambina morta di fame, né un’adolescente abusata dai tanti criminali di questa amministrazione. Porgere l’altra guancia quando *qualcun altro* viene oppresso non è un comportamento cristiano; è complicità nei crimini dell’oppressore”. Qui non siamo di fronte alla pedofilia (anche), ma all’oppressione politica che possiamo identificare nell’aggressore israeliano ai proxy dell’Iran e nella complicità degli Usa con Netanyahu.

L’intimidazione è poi rivolta alla stampa presente: “Se fosse assolutamente necessario, sarei disposto a perquisire quasi tutti i presenti per arrivare ai bersagli (partendo dal presupposto che la maggior parte delle persone *abbia scelto* di partecipare al discorso di un pedofilo, stupratore e traditore, e sia quindi complice), ma spero davvero che non si arrivi a tanto.”

Conclusione: l’attentato sembra non essere stato il frutto della follia di un lupo solitario, ma solamente compiuto da un lupo solitario, dietro al quale, però, si muove un branco. L’attentato ha tutto l’aspetto di un pesante avvertimento, una sorta di preludio a qualcosa di ben più grave (il riferimento agli agenti iraniani che avrebbero potuto introdurre un arsenale ben più devastante).

Si è inserito in un momento particolare, che vede Usa e Uk in contrasto tra di loro su Ucraina, Iran e tanti altri dossier e a poche ore dalla visita di Re Carlo III a Washington. È stato fatto durante un evento che garantisce la massima esposizione mediatica ed è stato preparato accuratamente.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui