Bigino per flotillanti di una storia marxista leninista presente nelle piazze odierne
È partita verso Gaza la Sumund Flotilla versione “Spring 2026” verso Gaza.
Ieri era corso il trasferimento e l’organizzazione finale delle imbarcazioni (circa 60 – 70 barche in totale tra quelle già arrivate e quelle italiane), con l’obiettivo di formare un convoglio unico diretto verso Gaza, passando probabilmente da una tappa in Grecia (Creta).
La nuova edizione della Global Sumud Flotilla intende rompere l’assedio navale israeliano su Gaza.
È primavera, la temperatura è ottima, cosa c’è di meglio per fare una bella vacanza?
Ai flotillanti sarebbe utile ricordare qualche piccolo particolare storico.
Siamo al 14 agosto 2008 e Davide Frattini, per il Corriere della Sera, intervista Bassam Abu Sharif, leader storico del Fronte popolare palestinese. L’intervista mette a fuoco cosa è stato quello che viene definito il “lodo Moro”, un accordo tra Italia e il terrorismo palestinese che si inserisce in una lunga storia terroristica delle organizzazioni palestinesi, al fine di evitare che l’Italia potesse essere un obiettivo.
Il terrorismo palestinese è di lunga data. Gli attacchi contro obiettivi ebraici in Palestina iniziarono già negli anni ’20 – ’40 del Novecento, ma il terrorismo palestinese organizzato emerse negli anni ’60 con la fondazione dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) nel 1964.
Gruppi come Fatah (fondato da Yasser Arafat), il Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) e Settembre Nero condussero dirottamenti aerei, attentati e prese di ostaggi.
Esempi eclatanti sono stati il massacro di Monaco 1972 (11 atleti israeliani uccisi alle Olimpiadi), gli attentati a Fiumicino (1973 e 1985), il dirottamento dell’Achille Lauro (1985), l’attentato alla sinagoga di Roma (1982).
Con gli Accordi di Oslo (1993), l’OLP/Fatah riconobbe Israele, rinunciò al terrorismo e accettò un percorso di pace. Fu creata l’’Autorità Palestinese (PA) e Fatah cessò formalmente le azioni violente (anche se alcune sue fazioni, come le Brigate dei Martiri di al-Aqsa, vi ricorsero durante la Seconda Intifada). Hamas e PIJ rifiutarono Oslo e continuarono la violenza.
Dal 2007 Hamas ha controllato la Striscia di Gaza dopo aver vinto le elezioni del 2006 e sconfitto Fatah in uno scontro interno. Hamas (e la sua ala militare, le Brigate Izz al-Din al-Qassam) è designata organizzazione terroristica da Stati Uniti, Unione Europea, Regno Unito, Canada, Giappone, Australia e altri Paesi per attentati suicidi, razzi contro civili e attacchi deliberati su non-combattenti.
Hamas rifiuta il riconoscimento di Israele e il suo statuto originario (poi parzialmente rivisto) chiama alla distruzione dello Stato ebraico.
Flotillanti solidali con Hamas?
Torniamo all’intervista del Corriere della Sera.

Commissione Moro: audizione Bassam Abu Sharif su ruolo dei movimenti palestinesi (26/6/2017)
Bassam Abu Sharif, come s’è visato, è leader storico del Fronte popolare palestinese e i rapporti del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP, o FPLP in italiano) con il terrorismo europeo si concentrano principalmente sugli anni ’70 e ’80 del XX secolo, in un contesto di collaborazione ideologica, addestramento, logistica e operazioni congiunte tra gruppi marxisti-leninisti palestinesi e organizzazioni di estrema sinistra europee, come la RAF tedesca, le Brigate Rosse italiane e altre.
Il FPLP, fondato nel 1967 da George Habash come gruppo marxista-leninista all’interno dell’OLP, puntava a una rivoluzione globale contro l'”imperialismo” (Israele, USA e Occidente). Questo approccio ideologico lo avvicinò ai movimenti terroristici europei di sinistra, che vedevano la causa palestinese come avamposto della lotta anticapitalista e antimperialista.
I legami non erano solo ideologici: includevano campi di addestramento in Medio Oriente (Libano, Giordania, Yemen del Sud), forniture di armi, operazioni congiunte e reti internazionali spesso sostenute indirettamente da servizi segreti del blocco orientale (come la Stasi est-tedesca o il KGB).
Tra le principali collaborazioni con il terrorismo europeo c’è quella con
la RAF. I fondatori della Rote Armee Fraktion (RAF, o Baader-Meinhof) si addestrarono con il FPLP e l’OLP in Giordania già nel 1970. La collaborazione fu stretta e duratura. I palestinesi fornirono addestramento, armi e supporto logistico. Nel 1977, durante l'”Autunno tedesco”, un commando del FPLP dirottò un aereo Lufthansa (volo Landshut) per chiedere la liberazione dei leader RAF detenuti in Germania.
Un altro caso emblematico fu il dirottamento dell’Air France per Entebbe (1976), eseguito dal ramo “Operazioni Esterne” del FPLP (PFLP-EO, guidato da Wadie Haddad, ex numero due di Habash, insieme a due militanti tedeschi delle Cellule Rivoluzionarie (Wilfried Böse e Brigitte Kuhlmann). L’operazione mirava a liberare prigionieri palestinesi e tedeschi, inclusi membri RAF.
Carlos “lo Sciacallo” (Ilich Ramírez Sánchez), venezuelano ma operante in Europa, fu membro operativo del FPLP e coordinò azioni con Haddad, coinvolgendo reti europee. Ci furono legami ideologici e operativi di Action Direct con il FPLP, RAF e BR nel quadro di un “movimento comunista internazionale”.
Il FPLP (e in particolare Haddad) fungeva da “hub” per una rete più ampia che includeva anche ETA basca, ASALA armena e gruppi giapponesi, con addestramento e operazioni condivise in Europa e Medio Oriente.
Queste alleanze facevano parte di un fenomeno più ampio di “terrorismo internazionale” degli anni ’70, in cui gruppi europei di sinistra vedevano la Palestina come simbolo della lotta anti-imperialista.
Con gli anni ’80-’90 i legami operativi si attenuarono e il FPLP perse influenza rispetto a Hamas e Fatah, molti gruppi europei (RAF, BR) furono smantellati, e il crollo del blocco sovietico ridusse i sostegni logistici.
Oggi il FPLP è ancora attivo (anche a Gaza), ma è designato come organizzazione terroristica da UE, USA, Canada e altri, con focus su attività in Cisgiordania e Gaza.
Per quanto riguarda l’Italia esistevano contatti operativi documentati con le Br. Nel 1978 le Brigate Rosse inviarono messaggi direttamente a George Habash del FPLP. Fonti dei servizi italiani (SISMI/SID) e documenti desecretati indicano che il FPLP fornì armi e munizioni alle BR e a Prima Linea intorno al 1980-1981, tramite ambasciate di Paesi come Yemen del Sud, Libia e Siria. Incontri tra rappresentanti BR e FPLP coinvolsero anche altri gruppi internazionali (come l’Armata Rossa Giapponese).
Questi legami si inseriscono nel contesto del cosiddetto “Lodo Moro” (accordo verbale di non belligeranza tra Stato italiano e FPLP, negoziato dal colonnello Stefano Giovannone) con il quale l’Italia si impegnava a non ostacolare certe attività palestinesi in cambio della garanzia che il FPLP (e gruppi affiliati) non avrebbe colpito obiettivi italiani sul suolo nazionale. Questo patto emerse in inchieste parlamentari e giudiziaria (come la Commissione Mitrokhin e processi su traffici d’armi).
Ed eccoci giunti all’intervista di Bassam Abu Sharif, al Corriere della Sera, dove il terrorista palestinese affermava di essere stato lui a trattare il “lodo Moro”.
Bassam Abu Sharif, ci racconta Davide Frattini, ha reclutato Ilich Ramirez Sanchez (e lo ha battezzato con il nome di battaglia Carlos) ed è lui che ha seguito, tra gli anni Settanta e Ottanta, la «politica estera» dell’Fplp, i rapporti internazionali, compresi quelli con l’Italia.
Nell’intervista premette di poter parlare della «strategia generale», senza dettagli sulle operazioni. «Quello che le dico è la verità, non tutta la verità».
Ecco il testo dell’intervista.
Francesco Cossiga, in un’intervista ad Aldo Cazzullo sul Corriere della Sera, parla di un accordo tra l’Italia e i palestinesi. Lo chiama «lodo Moro». Esisteva un’intesa con il Fronte popolare, potevate trasportare armi e esplosivi, garantendo in cambio immunità dagli attacchi?
«Ho seguito personalmente le trattative per l’accordo. Aldo Moro era un grande uomo, un vero patriota. Voleva risparmiare all’Italia qualche mal di testa. Non l’ho mai incontrato. Abbiamo discusso i dettagli con un ammiraglio, gente dei servizi segreti, e con Stefano Giovannone (capocentro del Sid e poi del Sismi a Beirut, ndr). Incontri a Roma e in Libano. L’intesa venne definita e da allora l’abbiamo sempre rispettata».
Che cosa prevedeva?
«Ci veniva concesso di organizzare piccoli transiti, passaggi, operazioni puramente palestinesi, senza coinvolgere italiani. Dovevamo informare le persone opportune: stiamo trasportando A, B, C… Dopo il patto, ogni volta che venivo a Roma, due auto di scorta mi aspettavano per proteggermi. Da parte nostra, garantivamo anche di evitare imbarazzi al vostro Paese, attacchi che partissero direttamente dal suolo italiano».
Chi dovevate informare dei transiti?
«I servizi segreti. Chi altro? Non il ministero del Turismo».
L’intesa era valida anche per altre organizzazioni palestinesi?
«Posso parlare per il Fronte popolare ».
Qual era il ruolo di Saleh Abu Anzeh in Italia? Viene arrestato dopo il sequestro di due lanciamissili, destinati al Fronte popolare, e trovati in possesso di militanti di Autonomia Operaia.
«Saleh, Saleh… Adesso è grassissimo (ride). L’incidente è avvenuto prima dell’accordo, altrimenti l’avrei giustiziato personalmente, perché contravveniva al patto che io avevo sottoscritto ».
Il caso è del ’79, l’accordo doveva essere già in vigore.
«È vero era già in vigore. Vuol dire che Saleh aveva ricevuto ordini da altri ».
Durante il processo, il Fronte popolare chiede la restituzione dei lanciamissili e la scarcerazione di Abu Anzeh. Avete minacciato ritorsioni contro l’Italia?
«No. Mai. Saleh è stato trattato bene e noi non siamo mai venuti meno al patto».
Nessuna trasgressione?
«Diciamo che se un ex Brigate Rosse stava scappando, aveva bisogno di un rifugio per qualche tempo e ci chiedeva aiuto, non potevamo cacciarlo. Gli preparavamo un passaporto e lo facevamo andare via. Piccoli militanti, non gente importante. Le autorità italiane lo sapevano: il povero Giovannone veniva a protestare da me».
In che modo le Brigate Rosse erano collegate al Fronte popolare?
«Qualcuno di loro faceva parte dell'” Alleanza” che venne stabilita nel 1972, assieme a organizzazioni di tutto il mondo. Erano le “operazioni speciali” guidate da Wadie Haddad. Questi gruppi stranieri non sono mai stati ai nostri ordini, c’era solo coordinamento ».
Cossiga ha detto, sempre al Corriere: «La strage di Bologna è un incidente accaduto agli amici della “resistenza palestinese”, che si fecero saltare colpevolmente una o due valigie di esplosivo».
«In che anno è avvenuta la strage?» Il 2 agosto del 1980. «Non c’entriamo niente. Nessuno ordine è venuto da me. Il massacro non ha niente a che vedere con organizzazioni palestinesi. Neppure un incidente. Non c’era nessuna ragione per farlo, soprattutto a Bologna».
Carlos ha dichiarato: «Siamo convinti che la strage di Bologna sia stata organizzata dai servizi americani e israeliani».
«Io posso parlare dei fatti che conosco. Vuole un’analisi? La Cia o il Mossad potrebbero aver usato un palestinese, un loro agente. È stato fatto esplodere, senza che lo sapesse, per accusare noi. Gli americani non erano affatto felici della nostra cooperazione con l’Italia. Soprattutto perché passavamo agli italiani informazioni top secret su quello che gli americani stavano facendo nel vostro Paese».
Ancora Carlos ha raccontato all’Ansa che l’ultimo tentativo del Sismi per salvare Moro è saltato per una sua «imprudenza». Ci sarebbe stato un accordo per scarcerare alcuni brigatisti e portarli a Beirut.
«Avrei potuto salvare Moro. Nessuna imprudenza. Ho chiamato un numero, ho lasciato un messaggio dopo l’altro. Nessuna risposta. Davvero strano: una linea speciale e nessuno risponde».
Qual è stato il ruolo del Fronte popolare nella trattativa con le Brigate Rosse?
«È complicato. Posso dire che eravamo pronti a fare quello che veniva richiesto».





