Il potere dei dati e l’inchiesta sulla “Squadra Fiore”
Nei servizi segreti italiani le carriere scorrono quasi sempre lontano dai riflettori. Poi, a volte, riemergono tutte insieme.
È il caso di Giuseppe Del Deo, per oltre trent’anni uomo dell’intelligence economico-finanziaria fino ai vertici dell’AISI, e oggi al centro dell’inchiesta della Procura di Roma sulla cosiddetta “Squadra Fiore”, vicenda che, per chiarezza, non coinvolge la società Cerved né il suo proprietario Andrea Pignataro.
Del Deo è indagato per peculato e accesso abusivo a sistemi informatici, cioè l’utilizzo senza autorizzazione di banche dati e archivi riservati.
Le contestazioni riguardano l’uso illecito di informazioni sensibili e un presunto ammanco di diversi milioni di euro, ancora oggetto di verifica. Dopo l’emersione dell’inchiesta, ha comunicato l’autosospensione dalla carica di presidente esecutivo, dichiarando di voler tutelare la reputazione della società e ribadendo la propria estraneità ai fatti.
Negli ultimi giorni l’indagine ha registrato un’accelerazione significativa: perquisizioni su scala nazionale, sequestri di server e dispositivi e un numero crescente di indagati delineano un quadro più strutturato, non più un’ipotesi isolata ma una possibile architettura organizzata. Per comprendere come si arrivi a questo punto bisogna tornare alla sua storia.
Pignataro è un Ufficiale dell’esercito, entra nell’intelligence e vi resta per oltre trent’anni occupandosi del segmento più sensibile, l’analisi economico-finanziaria, un ambito che significa monitoraggio di banche, grandi gruppi industriali, flussi di capitale e vulnerabilità sistemiche. All’interno dell’AISI cresce fino ai vertici operativi, arrivando a ricoprire il ruolo di vicedirettore.
In quella fase il suo profilo è trasversale e inserito in un sistema di relazioni che attraversa diversi livelli istituzionali, ma è proprio questa posizione a esporlo a tensioni interne.
Alcuni episodi mai chiariti completamente, legati a controlli e attività in ambiti sensibili, contribuiscono a incrinare equilibri e fiducia, fino a uno spostamento al Dipartimento delle informazioni per la sicurezza che, formalmente sembra un avanzamento, ma nei fatti è un allontanamento dai ruoli operativi più centrali.
Nel 2025 arriva un pensionamento anticipato, anomalo per età e posizione, che segna di fatto l’uscita dagli apparati e l’inizio di una seconda fase. Il passaggio al settore privato non avviene in un vuoto, ma dentro un ecosistema già strutturato.
Realtà come ION Group un gigante globale del fintech, che opera da anni su scala globale integrando software finanziari, dati e infrastrutture tecnologiche, mentre piattaforme come Cerved rappresentano nodi centrali nella produzione e nell’elaborazione di informazioni economico-finanziarie.
Cerved nasce nel 1974 come Centro Elettronico Ricerche e Documentazione, con una funzione originaria di carattere quasi pubblico, raccogliere, organizzare e rendere accessibili le informazioni economiche provenienti da fonti ufficiali come Camere di Commercio e bilanci societari, costruendo un’infrastruttura informativa a servizio del sistema economico.
Nel tempo, attraverso processi di privatizzazione e progressiva integrazione nei mercati finanziari, questa funzione si trasforma. Il dato non resta più un elemento di consultazione, ma diventa leva operativa.
Si inserisce anche l’interazione con la Banca d’Italia, che resta titolare esclusiva di infrastrutture come la Centrale dei Rischi, mentre Cerved opera su un piano complementare, supportando imprese e operatori nell’accesso, nella lettura e nell’analisi di queste informazioni, traducendole in strumenti utili al monitoraggio del profilo di rischio creditizio.
Non si tratta più soltanto di archivi, ma di ecosistemi che trasformano l’informazione in valutazione, la valutazione in decisione e la decisione in effetto economico diretto. Nel tempo, attraverso processi di privatizzazione e progressiva integrazione nei mercati finanziari, questa funzione si trasforma. Il dato non resta più un elemento di consultazione, ma diventa leva operativa.
Non si tratta più soltanto di archivi, ma di ecosistemi che trasformano l’informazione in valutazione, la valutazione in decisione e la decisione in effetto economico diretto. A sostenere questa architettura c’è un’infrastruttura cloud che consente di gestire flussi informativi in tempo reale, integrarli e renderli immediatamente utilizzabili, il dato non è più raccolto, ma processato, correlato e inserito direttamente nei meccanismi economici.
È qui che il caso assume una dimensione ulteriore, perché secondo l’impostazione accusatoria la cosiddetta “Squadra Fiore” avrebbe operato attraverso accessi abusivi a banche dati pubbliche protette, estrazione di informazioni sensibili, costruzione di dossier su persone e imprese e possibile commercializzazione delle informazioni, configurando non solo un’acquisizione del dato ma la sua trasformazione in prodotto.
Alcuni elementi investigativi suggeriscono inoltre un obiettivo più ambizioso, cioè la creazione di una struttura integrata capace di concentrare attività di intelligence privata, analisi e raccolta informativa, non una rete informale ma un possibile tentativo di costruire una filiera industriale del dato sensibile.
Le responsabilità individuali saranno accertate nelle sedi opportune, ma il punto non si esaurisce qui, perché il caso mette in evidenza una trasformazione più ampia, il progressivo spostamento di competenze strategiche dallo Stato al settore privato e il ruolo crescente dell’informazione economica come leva di potere.
Per comprendere la direzione di questo cambiamento è utile guardare a modelli già consolidati come quello di Palantir Technologies, dove enormi quantità di dati vengono integrate, correlate e trasformate in strumenti decisionali utilizzati da governi, intelligence e strutture militari, e dove il dato non descrive più la realtà ma la orienta.
La sicurezza cambia natura, non è più soltanto difesa militare o controllo energetico, ma capacità di organizzare informazioni, individuare schemi e anticipare comportamenti, una capacità che non è più esclusivamente statale.
Il collegamento con realtà di questo tipo non è diretto ma strutturale, perché da un lato operano piattaforme legate alla sicurezza e all’intelligence e dall’altro infrastrutture che incidono sulla stabilità economica e finanziaria, e in entrambi i casi il potere risiede nella gestione del dato.
La vicenda non è quindi solo un caso giudiziario, ma un segnale che indica come il confine tra sicurezza, economia e informazione sia sempre più permeabile. Questo apre una questione che non è giudiziaria ma istituzionale, non si tratta di un intervento diretto del governo né di una responsabilità della Banca d’Italia, che vigila sul sistema bancario ma non su infrastrutture private di dati, perché il punto è più profondo, una parte crescente delle informazioni decisive per la stabilità economica viene oggi prodotta, organizzata e utilizzata fuori dai perimetri tradizionali di controllo pubblico.
Le categorie con cui lo Stato ha storicamente definito la sicurezza, banche, energia, difesa, non coincidono più con i luoghi in cui quella sicurezza si forma realmente, perché le infrastrutture informative, pur essendo private, incidono direttamente sugli equilibri del sistema.
Non è una mancanza di vigilanza ma un cambiamento di paradigma che la vigilanza non ha ancora completamente intercettato, e questo sposta il problema su un piano politico, non se intervenire su un singolo caso ma come ridefinire cosa sia oggi un interesse strategico nazionale in un contesto in cui il potere passa sempre più attraverso il controllo dei dati.
Le infrastrutture decisive non sono più soltanto materiali ma informative, e il punto per la politica non è reagire al singolo episodio ma comprendere se esista ancora una definizione chiara di interesse strategico nazionale in un contesto in cui il controllo dei dati è diffuso, integrato e spesso transnazionale.
La domanda non è tanto perché emerga oggi, ma perché diventi visibile proprio ora, e la risposta sta nella convergenza tra tempi giudiziari, uscita dagli apparati e trasformazione del contesto: quando una figura si muove dall’intelligence al mercato e quando i dati diventano infrastruttura critica, ciò che prima restava confinato in circuiti riservati entra inevitabilmente nello spazio pubblico.
Non è il singolo caso a cambiare, è il sistema intorno che lo rende leggibile, e in questo sistema sta emergendo un passaggio ulteriore, non solo la privatizzazione delle competenze ma la costruzione di una filiera autonoma del potere informativo in cui accesso, elaborazione e utilizzo del dato tendono a concentrarsi fuori dal perimetro statale.
Quando intelligence, finanza e informazione si sovrappongono, la soglia di attenzione si alza, non per eccezione ma perché è lì che oggi si concentra il potere, è lì che si sta spostando il baricentro, ed è proprio questa vicenda a renderlo visibile.


Elena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.


