Rispettare la volontà del popolo
Guardate in Ungheria, ci hanno raccontato che erano schiacciati sotto un governo oppressivo senza alternative, con elezioni finte e pronti a brogli elettorali; e, invece, sono bastate delle semplici votazioni per far vincere l’alternativa a Orbán, che già a metà dello scrutinio aveva dichiarato la sua sconfitta, come nelle migliori democrazie.
Poi, ovviamente, pazienza se ha vinto un Peter Magyar qualunque che, fino a due anni fa, era praticamente il fido dell’ex presidente che seguirà le stesse orme politiche del suo predecessore, se non ancora più estremista, come dimostrato dalle sue prime dichiarazioni.
Meglio i veri regimi come quello del Venezuela, quello sì che è un totalitarismo; si perdono le elezioni, si schiacciano i dissidenti con ogni metodo e si mantiene il potere, comunque, almeno fino a quando un Paese straniero non viene a stanarti da casa per portarti via in pantofole, tra il grottesco e il ridicolo.
E ancora meglio quello iraniano dove una volta preso il potere le elezioni diventano una sorta di pantomima perché principio troppo scomodo per chi governa; gli eventuali oppositori vengono direttamente impiccati, così smettono di parlare magari con il consenso di qualche fanatico europeo che sogna il sangue di una repubblica islamica fondata sul lavoro di annullamento di ogni forma di dissenso e sulla repressione di ogni profilo di diversità.
Sì, perché qualche fan dei regimi, vestito da democratico, gode nel vedere questo controllo violento, senza opposizione. Assistendo a tutto questo io rimango un tradizionalista, preferisco quelle democrazie moderne, che spesso eleggono qualche mostro ma comunque sempre in modo democratico, con la volontà dei cittadini che non sono esseri perfetti.
Ne vediamo tanti di soggetti non graditi che poi spariscono, non perché sono morti ma sconfitti da normali elezioni.
La volontà del popolo, che in alcuni casi non sceglie il meglio, va comunque rispettata perché questo è il rischio per qualsiasi democrazia.
Non c’è Orbán che tenga di fronte a chi è orbo.





