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Captatio benevolentiae per grazia ricevuta

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Captatio benevolentiae

Lo staff del Quirinale e la diplomazia informale

Nella vicenda della grazia concessa dal Capo dello Stato a Nicole Minetti, che sta creando un disagio istituzionale di notevole portata, se si guarda agli effetti prodotti, quello principale è che a uscirne con le ossa rotte è il Quirinale.

Stabilito che Sergio Mattarella, in quanto Presidente della Repubblica, sul Quirinale è come il dio Quirino, ossia intoccabile e non criticabile, non è detto che gli oltre settecento tra dipendenti e consulenti del Colle non possano essere criticati, altrimenti saremmo in presenza non di una Repubblica democratica, ma di una sorta di teocrazia quirinalizia.

Ciò premesso è incomprensibile che non ci sia stato nessuno, nelle somme stanze del Colle, che abbia valutato quanto è su tutti i social e su tutti i media, nazionali e internazionali, nonché evidenziato da fotografie, che l’ambasciatore informale di Trump in Italia, Paolo Zampolli, sia un frequentatore e amico di Giuseppe Cipriani, il quale è il compagno di Nocole Minetti.

La pratica di grazia, pertanto, poteva avere un rilievo politico e diplomatico.

Se, come diceva il Divo Giulio, per avvicinarsi alla realtà dei fatti si deve pensare male, possiamo ipotizzare che qualcuno abbia ideato maldestramente di attivare la famosa captatio benevolentiae nei confronti dell’Amministrazione USA dando un segnale attraverso la grazia della signora Minetti come gesto di ossequio.

Poniamo che il Presidente della Repubblica non ne sapesse nulla e che si sia trovato sul tavolo la grazia da firmare. Esclusa ogni responsabilità del Capo dello Stato, è difficile pensare che non ci siano responsabilità tra chi il fascicolo lo ha predisposto, valutato, offerto alla firma, a cominciare, si intende, dal segretario generale del Quirinale, che su questioni delicate come questa non può essere distratto.

È noto che Paolo Zampolli sia amico di Giuseppe Cipriani a tal punto da essere un frequentatore fisso delle sue case e da aver eletto Casa Cipriani a Milano come sua sede “diplomatica”.

C’è un modo ufficiale di fare diplomazia, con gli ingressi di rappresentanza, le ambasciate, i consolati, le bandiere allineate, le auto blu e i comunicati calibrati al millimetro. E poi ce n’è un altro, più informale, come quello di Paolo Zampolli, l’inviato speciale di Donald Trump per le partnership globali.

Casa Cipriani, in via Palestro, è luogo che assume quasi il valore di una seconda ambasciata statunitense, ufficiosa ma non per questo meno eloquente.

Paolo Zampolli è uomo di relazioni internazionali, che si muove perfettamente in mondi dove convivono lusso, moda, relazioni d’affari e reti di influenza.

I rapporti tra Paolo Zampolli e Giuseppe Cipriani sono di lunga data, molto stretti e di natura prevalentemente personale e sociale, con forti elementi di amicizia e frequentazione abituale nei ristoranti della famiglia Cipriani.

Zampolli (imprenditore milanese, ex agente di modelle), definisce Giuseppe Cipriani un “very close friend” e “lifelong friend” (amico strettissimo e amico di una vita).

Già nel 2005, in un’intervista all’Observer, Zampolli dichiarava di cenare regolarmente con Cipriani («We always had dinner together») e di sentirsi “a casa” nei suoi ristoranti di New York, dove pranzava o cenava anche due volte al giorno.

Le loro frequentazioni risalgono ad almeno 25-30 anni fa, quando entrambi gravitavano nella scena del lusso, della moda e della nightlife newyorkese (Cipriani Downtown e altri locali della catena) e attualmente Zampolli continua a usare i locali Cipriani come punto di riferimento: posta spesso foto e storie da Casa Cipriani a Milano (via Palestro), che descrive quasi come una sua “sede diplomatica” informale durante i soggiorni in Italia; cena regolarmente nei ristoranti Cipriani a New York, Doha, ecc., spesso definendo Giuseppe “il Dottore” o “lifelong friend”; nel 2025-2026 ha pubblicato contenuti in cui celebra eventi e cene con Cipriani, parlando di “family time at Cipriani” e di tradizioni che durano da decenni.

Entrambi fanno parte di una rete di italiani (o italo-americani) di successo a New York, legata a moda, immobiliare, ristoranti di lusso e relazioni internazionali.

Zampolli ha proposto o sostenuto l’apertura di ristoranti Cipriani.

Zampolli, data la lunga amicizia, considera quasi un “circolo” o una seconda casa le varie case e i ristoranti di Cipriani e li considera come basi logistiche.

Zampolli è stato inoltre molto attivo nella cosiddetta “sport diplomacy”, attivandosi anche per il recupero dell’Italia ai mondiali.

La diplomazia sportiva è uno degli strumenti con cui oggi si costruiscono ponti politici, si consolidano alleanze, si producono immagini di collaborazione che hanno un peso ben oltre il campo sportivo.

Interessante anche il recente incontro con Giuseppe Conte, forse per mettere le mani avanti in funzione di un possibile cambio di governo pre o post elezioni 2027.

La diplomazia informale tiene aperti tutti i possibili scenari.

Paolo Zampolli è in buoni rapporti con il Vaticano e in particolare con monsignor Vincenzo Paglia, protagonista nei dibattiti sull’intelligenza artificiale, sull’etica, sui grandi cambiamenti tecnologici e umani del nostro tempo lo rende un interlocutore strategico.

Inoltre monsignor Vincenzo Paglia ha un rapporto profondo, antico e continuo con la Comunità di Sant’Egidio, una delle realtà ecclesiali più significative del cattolicesimo contemporaneo, fondata nel 1968 a Roma da Andrea Riccardi e considerata la diplomazia informale e parallela del Vaticano.

Monsignor Paglia è stato uno dei co-fondatori della Comunità nel 1968 ed è stato per molti anni Assistente Ecclesiastico Generale della Comunità. Attualmente è consigliere spirituale della Comunità di Sant’Egidio, titolo che conserva anche dopo aver lasciato gli incarichi curiali nel 2025.

Anche in questo caso, pertanto, le diplomazie informali si incontrano.

L’insieme delle attività, delle frequentazioni di Paolo Zampolli rendono del tutto evidente che, nel momento in cui veniva richiesta la grazia per Nicole Minetti, compagna di Giuseppe Cipriani, amico di Paolo Zampolli, il galleggiante dell’allerta quirinalizia avrebbe dovuto segnalare che c’era il rischio di un pateracchio, perché l’esposizione mediatica dell’evento non poteva che portare a rimettere in piazza vita, amicizie di Nicole Minetti e di Giuseppe Cipriani.

La richiesta di grazia, da quanto scrive La Verità, che ha consultato gli atti, è stata inviata il 27 luglio 2025 a Sergio Mattarella. Il 6 agosto il Colle ha sollecitato il ministero ad aprire la pratica per valutare la grazia alla donna. Il 9 gennaio 2026 è arrivato il via libera della Procura generale della Corte d’Appello di Milano e l’11 aprile 2026 la grazia è divenuta di dominio pubblico.

La domanda che viene spontanea è: perché graziare una signora condannata a meno di quattro anni per reati connessi con le sue frequentazioni con Silvio Berlusconi quando lo stesso Berlusconi, per un reato che nulla ha a che fare con la Minetti, si è assoggettato a fare lavoro presso i servizi sociali?

Silvio Berlusconi, come è noto, è stato condannato in via definitiva nel processo Mediaset (frode fiscale sui diritti televisivi) e ha scontato la pena residua attraverso l’affidamento in prova ai servizi sociali (una misura alternativa alla detenzione).

Il 1º agosto 2013, vale la pena di fare un breve ripasso, la Corte di Cassazione confermò la condanna a 4 anni di reclusione per frode fiscale (con interdizione dai pubblici uffici). Grazie all’indulto, la pena effettiva da scontare si ridusse a circa 1 anno.

Nel 2014 il Tribunale di Sorveglianza di Milano concesse a Berlusconi l’affidamento in prova al servizio sociale invece del carcere o degli arresti domiciliari. Berlusconi prestò servizio presso la Fondazione Sacra Famiglia di Cesano Boscone (Milano), una struttura che assiste anziani e persone non autosufficienti.

Berlusconi descrisse quell’esperienza in modo positivo in diverse occasioni, raccontando di aver assistito anziani, di aver “trovato milanisti” tra loro e di aver imparato molto dall’umanità del personale della struttura.

Un trattamento simile avrebbe giovato, probabilmente, anche alla signora Minetti la quale, peraltro, presentò, dopo le condanne, domanda di affidamento in prova ai servizi sociali, una misura che permette di scontare la pena fuori dal carcere con obblighi di lavoro, permanenza in un determinato luogo e controlli da parte dell’UEPE (Ufficio Esecuzione Penale Esterna).

L’udienza davanti al Tribunale di Sorveglianza per decidere sulla richiesta era stata fissata per dicembre 2025. L’esecuzione della pena era di fatto sospesa in attesa di quella decisione.

Prima che il Tribunale si pronunciasse sull’affidamento ai servizi sociali, Minetti presentò istanza di grazia presidenziale. Istanza, che, come è noto, è stata accolta.

La grazia ha estinto le condanne, rendendo inutile la decisione sul servizio sociale.

Ovviamente la vicenda ha aperto il vaso di pandora delle interpretazioni.

Una delle interpretazioni riguarda l’idea che la grazia e l’averla resa nota in modo eclatante da parte de “Il Fatto quotidiano”, notoriamente vicino a Giuseppe Conte, sia una sorta di siluro sotto la chiglia alla Meloni, colpendo Nordio.

Non a caso le opposizioni gridano dimissioni, ma Giorgia Meloni difende Carlo Nordio e taglia corto: “Mi fido di lui”, e “ad oggi escludo l’ipotesi di dimissioni del ministro”.

“Sicuramente – ha aggiunto Giorgia Meloni – se è vero quello che emerge dall’inchiesta giornalistica qualcosa manca nel lavoro che è stato fatto, però questo non è un lavoro che fa il Ministero della giustizia”. Amen.

C’è chi ipotizza che l’affare Minetti, che rimette in circolo il mondo di Berlusconi, se lo si associa alla ripresa di processo a Dell’Utri, sia una pressione sulla famiglia del defunto leader di Forza Italia per far cadere il Governo e dare vita ad un governicchio tecnico. Tutto è possibile.

Che ci sia in giro un siluro è l’opinione di molti osservatori, ma per ora l’unico ad avere la patata bollente in mano è il Quirinale che, da luglio 2025 a quando è stata emessa la grazia, aveva tutto il tempo per chiedere chiarimenti a chi di dovere, soprattutto in considerazione del personaggio che la chiedeva e del mondo a lei prossimo.

Dalla vicenda emerge anche allo scoperto il tentativo di costruire una rete diplomatica parallela con intrecci con un mondo che non è solo di opposizione in Italia, ma anche all’interno del Vaticano. Come sempre accade, quando le operazioni discrete diventano eclatanti finiscono per non essere più così efficaci come dovrebbero o, addirittura, diventare controproducenti.

Ora, come riferisce Open di Mentana, la rete uruguayana Telenoche ha avuto accesso diretto al fascicolo dell’adozione da parte di Nicole Minetti e Giuseppe Cipriani del bambino rimasto solo e che avrebbe bisogno di particolari cure, presupposto principale che avrebbe portato alla grazia.

Il fascicolo sull’adozione del bambino sarebbe stato già sospetto da tempo per chi lavorava nell’Inau, l’ente che sovrintende le adozioni in Uruguay.

La pratica di adozione Minetti-Cipriani sarebbe stata «sempre considerata altamente irregolare», spiega la fonte interna all’Inau al quotidiano La Diaria.

Una ricostruzione più articolata arriva dalla rete uruguayana Telenoche, che ha avuto accesso, riferisce Open, direttamente al fascicolo sul quale lavora la procura generale di Milano.

Stando ai documenti, la procedura era stata avviata nel 2020 e si era chiusa il 15 febbraio 2023 con l’affidamento definitivo del minore, abbandonato dai genitori biologici alla nascita e mai ricongiunto alla famiglia d’origine nei tre anni successivi.

Ora le indagini si svolgono a tutto campo, dalla Spagna (Ibiza) all’Uruguay.

La Procura generale riparte infatti da zero e in tempi rapidi, dopo la segnalazione di possibili criticità.

La procuratrice Francesca Nanni parla apertamente di “fatti gravissimi”. Gaetano Brusa, procuratore generale che nei mesi scorsi aveva delegato ai carabinieri gli approfondimenti sulla documentazione presentata da Minetti per ottenere la grazia, spiega: “Di concerto con il procuratore generale siamo già attivati per le verifiche, dalle forze nostre di polizia a quelle dell’Interpol, con massima urgenza. Andremo avanti finché non troveremo tutti gli elementi, positivi o negativi. Ripeteremo accertamenti anche in Italia sull’autenticità di documenti sanitari e altro”. L’Interpol è incaricata di ricostruire passaggi e presenze anche all’estero, compreso il periodo di soggiorno a Ibiza, considerato un tassello utile per chiarire la ricostruzione complessiva della vita della Minetti e delle persone a lei vicine.

Sul fronte investigativo, sempre Brusa chiarisce: “Abbiamo ricevuto dal ministero un’autorizzazione ampia a svolgere tutti i controlli a 360 gradi”. E la Procura insiste sulla necessità di ricostruire ogni passaggio, senza eccezioni. Il precedente mandato del ministero della Giustizia per le verifiche era “standard”, prevedeva cioè accertamenti eseguiti di prassi in caso di domanda di grazia. Nulla all’estero. Il caso, ora, si è così trasformato in un’indagine internazionale a più livelli. E l’attenzione si concentra tutta su Ibiza.

Vedremo nei prossimi giorni gli sviluppi della vicenda e, soprattutto, vedremo dove il siluro, che attualmente naviga sotto l’acqua, colpirà.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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