Il corto circuito istituzionale allontana dalla politica
La vicenda della grazia di Sergio Mattarella a Nocole Minetti ha tutte le caratteristiche di un trappolone che, probabilmente, parte da lontano e da manine non solamente italiane.
Il risultato è un mostruoso corto circuito delle istituzioni della Repubblica che escono screditate in quanto, ancora una volta, giocano allo scaricabarile, in una sorta di cupio dissolvi che le accomuna e che rende sempre più lontano il popolo dalla politica.
Non sono complottista, ma sono iscritto al club degli apoti, ossia a quelli che non se la bevono.
In un recente articolo sul Nuovo Giornale Nazionale https://www.nuovogiornalenazionale.com/quando-la-verita-si-fa-opaca/ Elena Tempestini scrive: “Viviamo in un tempo in cui la verità non è scomparsa, è divenuta qualcosa di più complesso, si è fatta opaca. Non perché manchino i fatti, ma perché si è incrinata la nostra capacità di riconoscerli. Ogni giorno siamo immersi in un flusso continuo di parole, immagini, dichiarazioni, opinioni che non si limitano a descrivere il mondo, ma lo costruiscono, lo deformano, lo riscrivono. In questo spazio il significato non è mai immediato, ma sempre il risultato di un’interpretazione. […] Il punto è che, nel tempo in cui tutto comunica, noi interpretiamo sempre meno. O meglio, reagiamo più di quanto comprendiamo. Scorriamo, assorbiamo, condividiamo. Raramente sostiamo e senza quella sospensione, breve, ma essenziale il linguaggio perde profondità e tutto si appiattisce in superficie”.
Interpretare significa dare il giusto prezzo, il giusto valore, ossia significa valutare e oggi, a fronte di quanto sta accadendo, guardando alla realtà, ossia agli effetti della vicenda Minetti, non ci si può nascondere che siamo di fronte ad un pericoloso corto circuito tra istituzioni dello Stato che non può essere il frutto solo di negligenza o di burocratica insipienza.
Rimane il fatto, l’unico per ora certo, che di fronte a quanto denunciato da “Il Fatto Quotidiano”, ossia che la grazia non aveva le basi per essere emessa, le istituzioni della Repubblica stanno giocando a scaricare l’una sull’altra le responsabilità, anziché riunirsi per capire cosa sia accaduto e soprattutto capire se c’è qualche manina che ha fatto il trappolone.
Come al solito tutto si svolge, come se fossimo a Hollywood, sui giornali e in televisione.
Come scrive Thomas MacKinson, il giornalista de “Il Fatto Quotidiano” che ha curato l’indagine, il primo capitolo della vicenda parte dalla Corte d’Appello di Milano, “l’organo da cui era partito il primo parere favorevole (non vincolante).
Il sostituto procuratore Gaetano Brusa, che ha istruito la pratica, ha tentato di difendere il proprio operato garantendo che l’acquisizione documentale era “avvenuta attraverso i riscontri sanitari dei carabinieri” e che non e mergevano dati anomali.
Tuttavia, smentendo la sua stessa sicurezza, la Procura generale annuncia di aver richiesto al ministero “l’autorizzazione a svolgere ulteriori accertamenti” che portano le indagini fino all’estero, in Uruguay. Non passano due ore che il ministero annuncia di aver firmato l’autorizzazione”.
Ora, come si legge sulle agenzie, la Procura Generale di Milano ha fatto partire “accertamenti” attraverso l’Interpol “a tutto campo e con urgenza”.
I magistrati vogliono avere informazioni e documenti anche dall’estero, come dall’Uruguay, “su tutte le persone” di cui si parla, anche la stessa ex igienista dentale e il compagno Giuseppe Cipriani, oltre alla documentazione del Tribunale uruguayano sulla causa per il minore.
Lo hanno spiegato la Procuratrice generale Francesca Nanni e il sostituto procuratore generale Gaetano Brusa. “Al termine delle verifiche invieranno un parere al Ministero”.
Gli accertamenti disposti con urgenza sul caso della grazia a Nicole Minetti, in linea teorica e quando saranno definiti il più presto possibile, “potrebbero portare ad una modifica del nostro parere”, che prima era stato positivo.
“Abbiamo agito – dicono i magistrati – sulla base della delega del Ministero, delega classica attivata in casi simili. Non ci interessa ciò che dicono di noi, abbiamo la nostra coscienza e sappiamo cosa fare e abbiamo fatto gli accertamenti. Il Ministero li ha ritenuti idonei per il proprio parere e la Presidenza della Repubblica li ha ritenuti sufficienti. Ora l’interesse di tutti è chiarire i fatti indicati”.
Uno dei primi fatti indicati è che il professor Luca Denaro, direttore dell’UOC Neurochirurgia Pediatrica e Funzionale dell’Azienda Ospedale Università Padova, “ribadisce di non aver mai avuto contatti con la signora Nicole Minetti e conferma di non aver mai avuto in cura il bambino”.
Il nome di Denaro figura nella ricostruzione giornalistica circa il percorso che ha portato alla concessione della grazia presidenziale a Minetti.
Da parte sua il ministero di Giustizia, per bocca del vice ministro della Giustizia Francesco Sisto sostiene che “tutte le iniziative saranno vagliate dagli organi competenti per le ulteriori indagini”.
Sulle precedenti verifiche, Sisto ha detto: “Senza giudizi di responsabilità frettolosi, va detto che solo al termine degli approfondimenti sarà possibile stabilire la esistenza, o meno, dei presupposti di legge per l’ottenimento della grazia”.
Sulle modalità delle procedure, Sisto ha spiegato che il ministero non ha poteri di indagine e, di seguito al parere favorevole della Procura, ha formulato “un parere non vincolante, trasmesso alla presidenza della Repubblica”.
Riassumiamo: i magistrati emettono un parere non vincolante e il ministero emette un parere non vincolante.
Se ne deduce che la responsabilità finale è di chi deve decidere, ossia il Presidente della Repubblica.
Arriviamo al punto.
La Minetti non è una sconosciuta ed è legata al tormentone dei processi riguardanti Berlusconi. Il compagno della Minetti non è uno sconosciuto.
Lo staff del Quirinale, tra dipendenti e consulenti, è fatto di un numero di persone che supera le 700 unità, ma il dato più rappresentativo e ufficialmente riportato per lo “staff” è quello del personale di ruolo (attualmente intorno alle 660 unità). Inoltre il Capo dello Stato ha a disposizione i servizi segreti.
Di fronte ad una domanda di grazia di una signora che ha avuto un passato intrecciato con le vicende berlusconiane e in un mondo nel quale Berlusconi continua ad essere sotto processo anche da morto, pur non avendo potere d’indagine formale lo staff poteva attivarsi per capire una vicenda quanto meno strana?
Poteva lo staff evitare a Sergio Mattarella di entrare in un tritacarne mediatico che non gli fa fare certamente una bella figura? Anzi, gli fa fare una pessima figura. Perché non si è provveduto a salvaguardare la massima carica della Repubblica italiana?
Le domande sono lecite, perché in quanto apoti preferiamo non bere le notizie offerte al pubblico da narrazioni di comodo.
Perché si è voluto delegittimare il Presidente della Repubblica?
La signora Minetti non è stata condannata all’ergastolo o e trent’anni di reclusione. La pena cumulata era di 3 anni e 11 mesi. Nel 2022 aveva chiesto misure alternative (affidamento ai servizi sociali) e non ha mai scontato la detenzione in carcere.
C’era proprio bisogno della grazia?
Berlusconi si è fatto il suo bel periodo ai servizi sociali e non ha avuto alcuna grazia.
Il compagno della Minetti, Giuseppe Ciprian, sessantenne erede della dinastia familiare veneziana gestisce oggi un impero globale della ristorazione e dell’hôtellerie di lusso, portando avanti una tradizione di famiglia nata nel 1931. All’ex consigliera regionale è legato sentimentalmente dal 2012: la coppia ha avuto un figlio e ne ha adottato un secondo, vicenda dalla quale è scaturito il polverone sulla controversa grazia ora oggetto del Quirinale.
Nonostante il successo imprenditoriale, il nome di Cipriani jr. è riemerso recentemente nelle carte del caso Jeffrey Epstein. In base alle ricostruzioni rese possibili dai documenti è stata ipotizzata una stretta collaborazione d’affari con Epstein il quale avrebbe finanziato, secondo le ricostruzioni di alcuni organi di stampa, l’apertura di un locale londinese con 800mila sterline, detenendone il 66% delle quote. Le e-mail tra i due, poi, testimonierebbero una frequentazione costante, con commenti del finanziere sulla famiglia di Cipriani.
Ieri Thomas MacKinson, su “Il Fatto Quotidiano” scriveva: “Le indagini hanno poi svelato che il suo compagno [della Minetti, ndr] e “g a ra n t e ” morale, il milionario Giuseppe Cipriani, è stato socio occulto e si è fatto finanziare da Jeffrey Epstein con il quale intratteneva – stando alle fonti locali – anche rapporti di piacere invitandolo nella sua tenuta a Punta del Este in Uruguay, teatro di un incessante via vai di squillo con Minetti nel ruolo di “madama”, esattamente come faceva nel 2017 a Ibiza, in un locale sempre di proprietà del suo compagno Cipriani”.
Ovviamente prendiamo semplicemente atto che “Il Fatto Quotidiano” scrive quanto sopra e sta al giornale di Travaglio dimostrare quanto scrive, ma la questione di fondo rimane una: come è possibile che una richiesta di grazia per una condanna tutto sommato breve sia arrivata al tavolo di Mattarella quando riguardava una persona che non era una semplice condannata per reati minori, ma da sempre all’attenzione dei media.
Ridicolo il tentativo di addossare la responsabilità del pateracchio alla zarina del ministero di Giustizia, peraltro ormai ex. La classica vigliaccata.
Interessante, invece, dal punto di vista dell’apota, che a far esplodere la situazione sia stato “Il Fatto Quotidiano”, quotidiano vicino al Movimento Cinque Stelle di Giuseppe Conte, il quale, non più tardi di qualche giorno addietro ha pranzato con Paolo Zampolli, un imprenditore italo-americano (nato a Milano nel 1970) che funge da inviato speciale del presidente Donald Trump per le Partnership Globali (US Special Envoy for Global Partnerships).
L’incontro tra Paolo Zampolli e Giuseppe Conte si è svolto a fine marzo a Roma, precisamente a pranzo al ristorante Sanlorenzo.
L’appuntamento è stato informale e descritto da entrambe le parti come un pranzo tra amici (Zampolli ha parlato di “very easy meeting”, “piacevole colazione tra amici” e menù a base di pesce).
Zampolli ha inoltre sottolineato che non faceva parte della sua missione ufficiale come inviato di Trump, ma era un incontro personale: i due si conoscono da tempo e ogni tanto si sentono (non si vedevano di persona da circa due anni).
L’incontro è diventato pubblico grazie a un articolo di Libero che ha pubblicato foto dei due al ristorante, scatenando polemiche politiche (soprattutto perché Conte è leader dell’opposizione M5S e aveva criticato in passato i rapporti troppo stretti con Washington).
Conte ha minimizzato l’episodio definendolo trasparente e avvenuto su richiesta di Zampolli, mentre Zampolli ha confermato l’amicizia di lunga data con “Giuseppi”.
Coincidenze? Tempistica? È lecito porre domande.
Rimane la questione di fondo. Il Quirinale ne esce male. Lo scaricabarile tra istituzioni anche. L’Italia fa la figura di chi, tra magistratura, ministeri, Quirinale non è capace di gestire una vicenda che potrebbe gestire un bambino dell’asilo Mariuccia dell’intelligence.
Pessima storia, che, a quanto pare, ci mette, da apoti, il sospetto di manine non propriamente italiane.
Complimenti a Thomas MacKinson, giornalista d’inchiesta italiano, inviato del quotidiano “Il Fatto Quotidiano” e collaboratore di trasmissioni Rai come Report, il quale ha
iniziato nel mondo del giornalismo dalla radio (Radio Popolare e GR nazionali). Poi è passato alla carta stampata, collaborando con testate come Corriere della Sera, gruppo Epolis, Italia Oggi, Sole 24 Ore e L’Espresso.
Dal 2010 è entrato a far parte della redazione de “Il Fatto Quotidiano”, dove è diventato uno degli inviati più attivi nel giornalismo investigativo. Si definisce un “giornalista curioso del potere e dei suoi riti” e si occupa spesso di scandali politici, doppi incarichi, lobby e incompatibilità di ruoli pubblici.
MacKinson è noto per inchieste che hanno avuto un impatto concreto: caso Vittorio Sgarbi,
Daniela Santanchè (ministra del Turismo) e altre figure politiche del governo Meloni, spesso su questioni di aziende, bilanci e presunte irregolarità.





