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Minetti, siluro complottista?

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siluro complottista

Storia succulenta per salvare la tiratura agonizzante

Che storia succulenta dove intingere la penna dello scandalo. E il tutto, con la complicità di un Nordio acquiescente che imbrogliava il povero e ignaro Mattarella.
Chi poteva pensare a un qualcosa di così deflagrante per sollevare la tiratura agonizzante?

Andiamo con ordine, separando i fatti certi dalle abduzioni narrative costruite con il fango (o sostanza simile) del sospetto.

Quello che è accertato

Il 18 febbraio 2026, Mattarella ha firmato la grazia per Nicole Minetti, condannata in via definitiva a 3 anni e 11 mesi per favoreggiamento della prostituzione (Ruby Bis) e peculato.

L’iter ha seguito la procedura ordinaria prevista dall’art. 681 c.p.p.: l’istanza è stata presentata al Ministero della Giustizia, istruita dall’Ufficio III – Grazie, casellario e registri della Direzione Generale degli Affari Interni, sottoposta al parere del Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Milano (favorevole), poi proposta al Capo dello Stato dal ministro Nordio.

Motivazione: le gravi condizioni di salute di un minore a lei affidato, bisognoso di cure specialistiche che avrebbero reso incompatibile l’affidamento ai servizi sociali.

L’onere della verifica istruttoria primaria ricade sulla Procura Generale di Milano, che solo dopo il vaglio trasmette la pratica al ministero con il suo indispensabile benestare. Il Quirinale, come stabilito dalla Corte Costituzionale con sentenza n. 200 del 2006, non dispone di autonomi strumenti di indagine e decide unicamente su ciò che gli viene trasmesso.

Nessuna anomalia procedurale.

Nessuna accelerazione sospetta.

La responsabilità degli accertamenti è della Procura Generale di Milano, non è in capo a via Arenula né tantomeno al Colle.

A tal proposito va registrata questa dichiarazione del sostituto procuratore della Corte d’Appello di Milano, Gaetano Brusa: “Abbiamo acquisito i dati e svolto gli accertamenti che ci richiedeva il ministero. La procedura riguardante la richiesta di grazia ci è arrivata dal ministero a fine 2025. Sulla base di quanto chiesto, il quadro era completo e non emergevano dati anomali. L’acquisizione documentale è avvenuta attraverso i puntuali riscontri sanitari dei carabinieri”.

Dove cominciano i problemi reali

Qui il territorio si fa accidentato. L’istanza indica il bambino adottato come abbandonato alla nascita, privo di legami familiari. Gli atti del Tribunale di Maldonado, raccontano invece che i genitori biologici erano vivi, poverissimi e indigenti, e che Minetti e il compagno Giuseppe Cipriani (erede di Arrigo, il mitico proprietario dell’Harry’s Bar) dovettero intentare una causa per ottenere la sospensione della patria potestà.

Pare che i genitori andassero e venissero dalle carceri uruguagie, e il Tribunale dei minori di Maldonado avesse affidato il neonato a una struttura già nel 2018, ha poi accolsto la richiesta dei candidati genitori adottivi nel febbraio 2023, ufficializzando contestualmente l’adozione del minore. Se fosse confermata, si tratta di una discrepanza nell’istanza, che merita un accertamento.

Mattarella ha già scritto a Nordio in proposito, chiedendo verifiche urgenti e la Procura Generale di Milano (che ha la giurisdizione sul caso) ha fatto partire accertamenti che non aveva compiuto al momento della trasmissione della domanda di grazia,, limitandosi a constatare che Minetti e Cipriani risultavano essere genitori adottivi con una sentenza del 14 febbraio 2023.

Questo è il nucleo della vicenda. Merita risposta, e il meccanismo istituzionale, sta acquisendo gli elementi su tutta la domanda presentata. Questa nuova fase è in carico al Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Milano che aveva già espresso parere favorevole nel marzo 2026.

Una nota a margine: che i genitori naturali siano stati privati della patria potestà piuttosto che siano morti, dal punto di vista dell’iter giuridico non cambia lo status di Minetti e Cipriani come Genitori adottivi dal febbraio 2023. Una eventuale discrepanza comporterebbe l’annullamento della domanda di grazia e la sua riformulazione con i riferimenti completi, ovvero l’inclusione della sentenza di perdita della patria potestà. Ai fini della decisione nulla cambierebbe.

Dove comincia il complottismo

Poi però arriva Epstein, e da qui il racconto diventa farraginoso e gonfio di connessioni suggestive, vuoto di nessi causali dimostrati.

Il Fatto ricostruisce che Cipriani, (l’erede del mitico Cipriani dell’Harris Bar) nel 2010, avrebbe ricevuto da Epstein un prestito da 800mila sterline per aprire un club nel quartiere londinese di Mayfair.

Il passo successivo è un salto logico  che avrebbe fatto rabbrividire qualsiasi giudice istruttore: da quel prestito si costruisce una narrazione che lega Cipriani ai crimini di Epstein, connette il ranch uruguayano a un presunto traffico di minori, suggerisce che il bambino sia stato espatriato sullo stesso jet privato con cui arrivavano le escort, insinua un ruolo di Minetti nella scelta delle ragazze e dei minori. La fonte? Testimonianze anonime di ex dipendenti.

Nessun atti giudiziario o anche solo intercettazione… insomma, il nulla.

Il meccanismo è quello classico del complottismo di scarsa qualità: si parte da un fatto reale e verificabile e lo si colloca in prossimità di fatti gravi, finché il lettore non colma il vuoto con la spiegazione più nefanda possibile. È l’abduzione senza premesse verificabili elevata a metodo editoriale.

Epstein nel 2010 frequentava il jet set internazionale e il suo nome compare in migliaia di transazioni con politici, banchieri, reali, imprenditori di ogni tipo: essere stati da lui finanziati è una circostanza da chiarire, non una prova di complicità nei suoi crimini.

La storia reale, al netto del circo complottista, potrebbe essere assai più prosaica nei suoi termini concreti: un’istanza costruita su presupposti parzialmente falsi, presentata dai legali di Minetti e Cipriani a una Procura Generale che non ha svolto le verifiche che le competevano.

Questo sarebbe già uno scandalo sufficiente, solido, documentabile e perseguibile. Ma evidentemente non basta: ci vuole Epstein, ci vogliono i jet con le escort, ci vuole Mattarella ignaro e Nordio complice, con la Giusi Bartolozzi che trama nell’ombra.

Perché il lettore che paga l’abbonamento vuole il brivido, non il verbale del Tribunale di Maldonado.

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