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Caso Venezi, la destra che spara sulla destra

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Beatrice Venezi

Muore il neo gramscismo di destra

Questo scorcio di legislatura vede in onda la destra che spara su se stessa.

Hanno perso il referendum perché hanno detto meno bugie della sinistra.

E questo non è poi un grande demerito. Ma lo hanno perso anche perché hanno puntato pistole alle proprie tempie, come nel caso dell’attacco improvvido di Nordio al CSM e non all’ANM, che ha permesso al Capo dello Stato di scendere in campo per la parte avversa.

Cambiando il verso della campagna elettorale. Un colpo scorretto. Ma la mira l’hanno aggiustata a destra. Solo un esempio.

Ieri l’altro, poi, su Il Foglio, Salvatore Merlo scrive un articolo illuminante su Venezia, dove si vota, dove la destra al governo può fare la stessa fine del referendum, partita già vinta poi persa.

Ma Merlo dice ancora di più.

A Venezia muore la “rivoluzione culturale” della destra che voleva affrontare e combattere “l’egemonia culturale” della sinistra gramsciana.

Pretendendo di farla con Gramsci stesso.
Cioè, portando Gramsci dalla propria parte. Ridicolo.

E affidandone la guida politica a Sangiuliano.

Boccia…to.

Ma a Venezia i fuochi sono d’artificio.

La Venezi, assunta prima come simbolo del merito e dell’arte di destra, poi bocciata (tutto attaccato) dalla Fondazione che l’aveva scelta, col “visto si stampi” del Ministro, che a Gramsci ha dedicato un libro manifesto. Addirittura.

Lei, che è stata insultata per mesi e anni, aveva detto la verità sull’orchestra e i musicisti, falange musicale della CGIL, gramsciana sino all’osso.

E poi il pasticcio della Biennale. Colossale.

Giuli contro Buttafuoco, Buttafuoco contro tutti, russi sì russi no. Tutti bocciati da se stessi.

Eppure mi sembravano i più intelligenti.

E lo sono davvero. Ma, con istinti suicidi.

Vabbè.

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