La solita violenza dei pro Pal, che non sono “compagni che sbagliano”
Gli scontri a Milano nel corso della manifestazione nazionale del 25 aprile, dove lo spezzone del corteo composto dalla Brigata Ebraica è stato bloccato da centinaia di manifestanti al grido di “assassini”, “fuori” e “Palestina libera” sono una vergogna ormai intollerabile per un Paese civile.
Gli attivisti pro Pal, che nulla hanno a che fare con la Resistenza, con i partigiani e che sono dei violenti ormai intollerabili, hanno accerchiato lo spezzone prima che raggiungesse San Babila, all’incrocio con via San Damiano, impedendogli di proseguire. Contro lo spezzone del corteo, scortato dai City Angels e da agenti antisommossa, è stata lanciata dell’acqua. Applausi e cori come “ora e sempre resistenza” nel momento in cui la brigata ebraica è stata successivamente deviata in via Senato.
Vergognoso anche il commento del sindaco di Milano. “Questo è anche il clima che si è creato in quest’ultima fase – ha detto Sala – per cui è inutile aggiungere parole. Più che altro spiace perché il 25 aprile è un momento importantissimo”.
Non c’è nessun clima che possa scusare una congerie di scioperati, sempre quelli, alimentati da una protezione politica e mediatica, che sono solo, come avrebbe detto Giorgio Amendola, dei “fascisti rossi”.
“Forse sarebbe ora – ha detto sala – che la smettessimo di chiamare festa, non è una festa, è un momento di riflessione, è un momento di impegno, è un momento di volontà. Però certamente tutto ciò si sta un po’ perdendo come spirito in questi difficilissimi tempi”.
Momento di riflessione significa riflettere, non usare l’intolleranza e la violenza e allora è ora di farla finita con l’ipocrisia, anche dei rapporti con i palestinesi. Ipocrisia che è stata usata per evitare che i militanti di Arafat, non facessero attentati in Italia e andassero tranquillamente a farli in altri paesi europei. Vigliaccata italiana, chiaramente, nei confronti degli altri Paesi, della quale ha reso testimonianza sul Corriere della Sera Bassam Abu Shariff.
Momento di riflessione a tutto campo, in quanto è mora di aprire tutte le fonti e fare chiarezza anche su questo rapporto infelice tra palestinesi e Italia vigliacca.
Ovviamente l’Osservatorio Israele ha condannato quanto accaduto in queste ore in diverse città italiane. “Il 25 aprile – ha dichiarato Nicolae Galea, presidente dell’Osservatorio Israele – è stato inquinato da slogan antisionisti, bandiere palestinesi e cori contro Israele, fino a invocazioni violente e all’esclusione di chi esponeva simboli ucraini. Non è memoria, è propaganda. La deformazione di una giornata che dovrebbe unire nel ricordo della Liberazione dal nazifascismo. La Brigata Ebraica, composta da circa 5.000 uomini – ebrei del Mandato britannico di Palestina e rifugiati europei – combatté in Italia contro i nazifascisti, e circa 700 di loro morirono per la nostra libertà; ignorarlo o sostituirlo con ostilità verso Israele è una falsificazione storica”, spiega. “Trasformare il 25 aprile in una piattaforma contro Israele significa tradire la storia e i valori della Liberazione”.
La Resistenza non è appannaggio di questo o di quel partito o di questo o di quel movimento, ma di chi l’ha fatta e pertanto, non è nemmeno appannaggio di chi la usa per i propri slogan, i propri comodi, le proprie battaglie, le proprie violenze.
I pro Pal che impediscono un pacifico svolgimento delle manifestazioni a ricordo del 25 aprile non sono “compagni che sbagliano”, ma violenti da esecrare e da fermare.


Segretaria di professione, detective per passione, ama far luce sui punti oscuri di cronaca, politica nazionale ed estera.


