Home Opinioni Ieri si è festeggiato il 25 aprile, pensiamo anche alla storia

Ieri si è festeggiato il 25 aprile, pensiamo anche alla storia

0
25 aprile

Da fascisti ad antifascisti in un attimo

Ieri si è festeggiato, come al solito, il 25 aprile definito “giorno della liberazione”. Ma da cosa è da chi trova la quasi totale definizione nel rovesciamento del nazifascismo ad opera prevalentemente della italica resistenza.

Qui cercheremo di dare una risposta in chiave storica e non in chiave celebrativa con un’infinità di celebrazioni con bandiere di tutti i colori che accomuna, strumentalmente, anche avversari politici.

La divisione fondamentale è quella legata alla parola magica ed ambigua di antifascismo piegato a vari usi. Un grande statista, Churchill, ebbe da Stalin il via libera al controllo sull’Italia dopo la fine della guerra a Yalta. Il 3 settembre a Cassibile non fu firmato l’armistizio, bensì la “resa incondizionata” dell’Italia in quanto nazione sconfitta.

Orbene Churchill ebbe a dichiarare il giorno dopo, cioè il 26 di aprile: “Bizzarro popolo gli italiani. Un giorno 45 milioni di fascisti. Il giorno successivo 45 milioni tra antifascisti e partigiani. Eppure, questi 90 milioni di italiani non risultano dai censimenti…”.

Un’affermazione apparentemente dura, ma che aderiva alla realtà quella della nostra intima capacità di saltare sul carro del vincitore sempre e comunque. E, purtroppo, casi simili c’erano già stati precedentemente. Fa male, ma è la verità storica.

I nostri nemici, inglesi e americani, noi iniziammo a chiamarli alleati mentre, solo nel novembre del 1944, gli anglo americani, riconobbero la “resistenza” italiana, cioè quando mancavano appena 5 mesi alla fine del conflitto, e dove, con grande generosità ci iniziarono a chiamare cobelligeranti, ma mai alleati.

Quel fatidico 25 aprile fu narrato, da quel momento in poi, come il giorno della Liberazione, una data trasformata negli anni in un’oceanica e messianica liturgia. Da una parte c’erano i buoni e dall’altra i cattivi, come le favole per i bambini.

L’Italia non venne liberata dalla resistenza, che contribuì, ma in misura minima. La liberazione militare arrivò con gli anglo americani dallo sbarco in Sicilia, concordato negli USA, con la mafia ebrea e italiana nelle figure di Mayer Lansky e Lucky Luciano. Furono gli americani, con una devastante potenza industriale, militare e di uomini, a sobbarcarsi il peso maggiore della liberazione italiana.

La resistenza, in realtà, fu un fenomeno abbastanza particolare e geograficamente limitato. Essa, infatti, non liberò Napoli e neppure Roma. Iniziò a manifestarsi, più o meno, dalla Toscana in su. Per l’appunto, la sigla più importante fu il CLNAI, ovvero il Comitato di Liberazione Nazionale Alta Italia, si mosse nel nord Italia.

Ne facevano parte comunisti, socialisti, democristiani, repubblicani, liberali e alcuni liberi da tessere. Fra i non tesserati ne entrò uno in particolare l’ex Direttore del Credito Italiano, Alfredo Pizzoni, di cui tutti i lettori dei miei saggi storici, anche di altri ex rappresentanti della Prima Repubblica, aveva mai sentito nominare.

Il suo sicuro antifascismo e la sua consolidata esperienza militare furono riconosciuti, ma ciò che lo resero ancor più vitale fu la sua profonda conoscenza degli ambienti bancari e finanziari, oltre alla sua consolidata conoscenza dell’inglese, che favorì e di molto i rapporti con gli anglo americani.

Per circa 2 anni con il nome di battaglia di “Pietro Longhi”, coordinò uomini, denaro e strutture dei partigiani in qualità di presidente, eletto all’unanimità, del CLNAI. In quel vitale ruolo si rese conto delle grosse esigenze finanziarie per costruire e mantenere la resistenza.

I moralisti di tanto al chilo, che affermano di tenere fuori il denaro per fare politica e lotta politica, vi hanno preso in giro, infatti, servono soldi e lui, avvezzo a trattarli, fu insediato al vertice dell’organizzazione. Parri, nome nobile, ebbe a dire che “senza il danaro procacciato da Pizzoni il Comitato non avrebbe mai aperto bottega”.

La sua grande opera finanziaria, che andava dal pagare le pensioni alle vedove dei resistenti uccisi, al cibo, alle munizioni e a corrompere alcuni fascisti in operazioni di intelligence, fu capace di generare risorse per 1 miliardo e 300 milioni di lire dell’epoca.

Partì con le emissioni di bond di uno Stato che ancora non esisteva e “riuscii a procurarsi, da amici fidati del Credito Italiano, delle serie complete di banconote nuove da 50 e da 100 lire che, con un timbro a secco, fece confezionare la sigla CLNAI e la dicitura 5.000 e 10.000 lire. In ciò aiutato dalla signorina Bernasconi e dal cugino Onofrio Fanelli che si occupò pazientemente della timbratura delle banconote“. Il tutto per 2 milioni e 100 mila lire.

Ma quest’importo non era neanche lontanamente sufficiente infatti coinvolse, in prestiti, la sua banca il Credito Italiano e la Banca Commerciale. Ma anche questo non era sufficiente e deciso di recarsi a Lugano dove c’erano l’OSS (Office of Strategic Services) guidato da Allen Dulles e il SOE (Special Operation Executive) con a capo John Mc Caffery.

Col suo ottimo inglese e le sue grandi conoscenze finanziarie e bancarie non si fece irretire dall’uno o dall’altro servizio segreto ma ne rimase equidistante. Riuscì a strappare un primo finanziamento di 10.000.000 di lire al mese, che venivano trasportati materialmente e a spalla dalla Svizzera all’Italia, fino ad arrivare ad un finanziamento di circa 150 milioni al mese.

La sua “ricompensa” gli fu data il 27 aprile 1945, due giorni dopo la fine della guerra allorché, Emilio Sereni per il PCI e Sandro Pertini per il PSI,’ gli ritirarono la fiducia, accusandolo di non avere nessuna tessera di partito in tasca e questo non poteva accadere nel nuovo ordine che si andava a costruire. Al suo posto fu eletto presidente il socialista Rodolfo Morandi.

E questa è solo una prima pagina, ma molte altre andrebbero portate a conoscenza.

Alfredo Pizzoni - foto concessa dal figlio vivente Pietro Pizzoni, che ho avuto l'onore di conoscere
Alfredo Pizzoni – foto concessa dal figlio vivente Pietro Pizzoni, che ho avuto l’onore di conoscere

Autore

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui