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Due date che appartengono alla storia d’Italia

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Il 25 aprile e il primo maggio

Due date significative della storia del nostro Paese sono molto importanti da non rinnegare e non sottovalutare. Sono state piene di eroi, combattenti, cittadini e lavoratori che hanno sacrificato la loro vita per il bene degli altri e per un futuro radioso.

Parlo del 25 aprile e del Primo Maggio. C’è un filo rosso che li lega insieme, ma purtroppo con il passare del tempo vengono vissute sempre meno nella loro giusta dimensione e nel loro vero significato. Si è persa la memoria storica e anche il ricordo si sfuma e si genera solo apatia.

In queste due date in Italia e nel resto del mondo si sono alternate vicende che hanno reso drammatiche queste due giornate ma anche esaltanti per i valori che hanno sprigionato. Oggi il nostro ricordo è turbato e dalle cronache e dalle immagini di una guerra che, al di là di ogni inutile polemica, nessuno avrebbe voluto come mezzo per risolvere le controversie delle relazioni internazionali.

Non si può non pensare che di fronte alla tragedia della morte, il silenzio cala prepotentemente e impone a tutti gli uomini una riflessione sul valore della tolleranza e della fratellanza umana, come pure sulla libertà e sull’autodeterminazione dei popoli. Emerge la necessità di una riflessione per una visione della gestione delle relazioni internazionali politiche e umane, che passa per un rafforzamento degli strumenti adatti a interrompere questa spirale di odio e contrapposizione, per riuscire a superare queste barbarie della diffidenza e della sopraffazione sull’altro.

La Pace sociale, la pace globale e la fine della violenza sono glì obiettivi dell’evoluzione umana, verso una società migliore, più giusta e democratica.

Il 25 aprile celebrato ieri, pur fra qualche solita contrapposizione e, in qualche caso, anche qualche forma di violenza, è, comunque, un giorno che ricorda la liberazione da un regime nazi-fascista.

Al di là da ogni retorica di parte e da schematismi voluti oggi dalla politica, che ha dimenticato la vera Politica, quella fatta di pluralismo, di confronto delle idee e di rispetto del pensiero altrui, ma ha proposto una strumentalità polemica, anche da parte di alcune cariche dello Stato o da alcuni politici che hanno offeso quella giornata luminosa. Questa giornata non appartiene a una sola componente della società, ma a tutte le italiane e a tutti gli italiani.

In quella giornata, che anche quest’anno per fortuna è stata celebrata, sono presenti alcuni contenuti oggettivi positivi, che non possono in nessun modo essere messi in discussione e valgono per ogni persona libera da pregiudizi e da faziosità.

Non si può negare che prima di quella data ci fosse, in Italia, una dittatura e solo il sacrificio di tanti italiani e italiane che si sono ribellati ha creato le condizioni per affermare la libertà, la democrazia, l’uguaglianza.

Abbattere, infatti, quel regime è costato molto in termini di vite umane spezzate o incarcerate o violate nei loro diritti umani. Ma pure l’hanno fatto e hanno permesso di vivere in una nuova realtà libera e democratica.

Ricordarlo è anche un modo per difendere la libertà, oggi. In tempi in cui è tornato l’odio, la disinformazione e l’intolleranza è importante tenere viva la memoria di chi ha lottato per un’Italia più giusta e democratica.

Oggi, purtroppo il mondo fa più paura, perché l’arroganza di alcuni tiranni l’ha fatto precipitare verso un buco nero di cui non si vede la luce, ma solo un oscurantismo sempre più buio. La guerra, e la potenza delle armi per affermare sempre più il potere di chi è già forte sono orientate solo a sopraffare l’altro, anche per impadronirsi della sue ricchezze.

In passato, a molti di noi ci erano stati trasmessi e insegnati i valori laici e progressisti che vertevamo verso il miglioramento delle condizioni di quelli che stessero peggio, verso l’affermazione dei diritti, dell’autodeterminazione dei popoli e della pace, in modo da costruire società in cui la coesione e la solidarietà fossero alcuni principi fondamentali del vivere civile. Valori che solo in democrazia e nella libertà possono essere mantenuti vivi. L’importante è non dimenticarlo.

Perché la libertà, come la pace, va coltivata ogni giorno. Sandro Pertini, spesso, ammoniva che la libertà va conquistata e difesa in continuazione, giorno per giorno. Essa è troppo importante e va legata con la giustizia sociale.

IL 25 aprile è anche il simbolo di una lotta collettiva per difendere la dignità, la giustizia sociale, la pace e la libertà.

Lo stesso vale per il Primo Maggio, che fra qualche giorno i sindacati con le loro manifestazioni ricorderanno. Anche questa data, oggi, in una fase di revisionismo di parte, si vuole mistificare e depotenziare.

Il Primo Maggio è una festa laica universale che unisce i popoli, esalta gli ideali di giustizia, di uguaglianza e dei fratellanza. Proprio per questo motivo è una celebrazione democratica, che con il suo svolgimento, manifesta il grado di libertà e di partecipazione che contraddistinguono una società civile e democratica.

Quanti fatti luttuosi l’hanno accompagnata. La repressione dell’800, la dittatura fascista, le stragi mafiose e il terrorismo degli anni di “piombo” sono un parte ingloriosa della nostra storia, la parte buia. Quella che non ci appartiene e che ha colpito duramente anche i lavoratori italiani.

Come si fa a non ricordare l’occasione drammatica per la quale è nata la festa e i numerosi eventi altrettanto drammatici che, in vari paesi, si sono verificati in occasione della sua celebrazione, ma tuto questo non toglie al Primo Maggio il carattere festoso e di speranza di un futuro migliore.

Anzi, la consapevolezza di eventi luttuosi, frutto di forze antidemocratiche, antisindacali e padronali nel senso più bieco, spingono i lavoratori a sentire con eguale forza e sempre maggiore motivazione il significato di un giorno, che è diventato soprattutto di lotta, una lotta per il miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori di tutto il mondo.

Ciò per quello spirito universale che unisce tutti i lavoratori di diverse nazionalità per ripristinare i diritti del mondo del lavoro e affermare la libertà dell’uomo che non è schiavo della paura e dell’intolleranza, figlia dell’ignoranza.

Il Primo Maggio ha visto sempre partecipazioni massicce, perché i lavoratori hanno mantenuto il senso della mobilitazione, quando sono convinti della motivazione di una strategia e, questo, ogni anno è l’appuntamento per rivendicare nuove conquiste per i diritti acquisiti da difendere ed estendere quelli da acquisire.

Ogni anno la giornata acquisisce un significato e un contenuto diverso. Innanzitutto la riproposizione della necessità per il sindacato di ergersi a baluardo democratico. Altre volte, in passato, ha fatto sentire la propria voce, per difendere la democrazia dal terrorismo e dalla violenza.

Quasi tutte le manifestazioni negli anni hanno gridato contro la guerra e per la pace. Ma vanno ricordate le battaglie fatte per l’emancipazione dei lavoratori e dei loro diritti, per lo sviluppo economico, sociale e civile, che oggi sono messi in discussione dai tanti effetti drammatici dell’economia finanziaria e dalla guerra.

In questo giorno si rafforza il sindacato, quale forma ancora di rappresentanza del mondo del lavoro e delle persone tutte. Il sindacato confederale, non è solo contrattazione, salario e pensioni adeguate, ma è anche rivendicazione di quel ruolo di guida strategica per un modello di società alternativo rispetto a quella attuale, dove lavoro, remunerazione, sanità, sicurezza sul lavoro, studio siano diritti da salvaguardare.

Quindi, il tutto attraverso una proposta, che sia chiaramente riconoscibile sul piano della democrazia, delle libertà civili, e ovviamente anche economiche, ma che sappia costruire quel modello di regole e diritti indispensabili per la convivenza solidale e progressista di una comunità. Cioè ritornare ad essere un soggetto reale di elaborazione di idee sulla base di confronti partecipativi e pluralistici.

Deve ritornare a parlare non solo ai lavoratori, ma anche a tutta la cittadinanza, perché le persone hanno perso la speranza di un futuro migliore e hanno bisogno di sentirsi tutelati e, sopratutto, di essere soggetti attivi e non sudditi.

Il sindacato italiano è ancora forte e rappresenta una forza, anche numerica, che non ha riscontro in nessuna altra rappresentanza politica o sociale. Ha una lunga tradizione, una storia significativa di lotta al terrorismo, di conquiste sociali, di tutele, di dialogo, e di difesa delle istituzioni ed ha contribuito a rafforzare la civiltà di questo Paese.

Esso deve assecondare la sua funzione squisitamente politica e sociale, volta a determinare i valori, le equità e la libertà nella società. L’ha fatto in passato con le tante battaglie vinte e deve continuare a farlo, proprio oggi, quando sembra in difficoltà.

Il Primo Maggio è il giorno giusto anche per ricordare. Solo attraverso il ricordo e la conoscenza si può capire il presente e soprattutto ci si può orientare per progredire sempre più. È giusto ribadire e ricordare le tante azioni del passato che hanno prodotto conquiste per i diritti e per le tutele sul lavoro.

La conoscenza e la militanza si formano su valori. Che non nascono immediatamente e in modo spontaneo, ma attraverso la consapevolezza del grande sacrificio dei tanti che con loro esempio e comportamento hanno determinato l’evoluzione in positivo della società.

La storia dei lavoratori italiani, è quella luminosa, che ci appartiene, è la storia del riformismo, del dialogo e della tolleranza. I valori che essi propugnano sono quelli della libertà, della democrazia, della giustizia sociale, del progresso e della Pace in un mondo che li quasi tutti rinnegati.

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