A cura di Agenzia Nova
La crescita del PIL italiano sarà dello 0,4 per cento nel 2026 e dello 0,6 per cento nel 2027, secondo lo studio OCSE
La crescita economica dell’Italia si è dimostrata resiliente agli shock degli ultimi anni, ma si intensificano le sfide di breve e lungo termine per le prospettive di crescita. È quanto afferma l’OCSE nel suo ultimo studio economico dedicato all’Italia.
“Il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e il Piano strutturale di bilancio di medio termine (PSBMT) stanno guidando notevoli riforme strutturali e investimenti pubblici e delineando un percorso per il risanamento fiscale”, afferma l’organizzazione internazionale basata a Parigi.
“In prospettiva, l’Italia dovrà mantenere tale slancio riformatore per aumentare i tassi di crescita e, al contempo, ridurre il debito pubblico”, aggiunge poi l’OCSE.
“L’Italia si è impegnata a realizzare un costante consolidamento dei conti pubblici nel medio periodo al fine di ridurre il rapporto tra debito e Pil”, si legge nel rapporto. Secondo l’OCSE, “in un contesto di crescenti pressioni sulla spesa, per conseguire tale obiettivo occorrerà continuare a migliorare l’integrità e l’efficienza del settore pubblico, ridurre la spesa pensionistica, potenziare l’adempimento fiscale e rendere il sistema fiscale più favorevole alla crescita”.
La crescita del PIL italiano sarà dello 0,4 per cento nel 2026 e dello 0,6 per cento nel 2027. “Le proiezioni indicano che la crescita continuerà a rimanere moderata”, afferma l’organizzazione internazionale.
L’inflazione quest’anno sarà del 2,4 per cento per poi passare all’1,8 per cento il prossimo anno, secondo l’OCSE. Il debito pubblico, invece si attesterà al 137,5 per cento del PIL nel 2026, per poi scendere leggermente al 137,4 per cento nel 2027, in base al rapporto.
Il disavanzo di bilancio dell’Italia è stato ridotto in linea con il Piano strutturale di bilancio di medio termine (PSBMT) e con gli impegni assunti nei confronti dell’Unione europea, ma il rapporto debito pubblico – PIL è in aumento.
“Le pressioni sulla spesa pubblica derivanti dall’invecchiamento demografico, dalla transizione climatica e dalla difesa aumenteranno, mentre il fabbisogno di investimenti rimarrà significativo” afferma l’organizzazione.
LOCSE’ raccomanda di “attuare il costante consolidamento fiscale definito nel PSBMT per ridurre il rapporto debito – PIL” e di “perseguire una strategia di lungo termine per gestire la finanza pubblica” contenendo e compensando “le nuove pressioni sulla spesa, riducendo i costi delle pensioni, potenziando l’efficacia e l’integrità delle istituzioni pubbliche, nonché riformando il sistema fiscale”.
Nel 2025 la crescita economica dell’Italia “è stata moderata, poiché le restrizioni al commercio mondiale e l’incertezza della domanda estera hanno inciso sull’attività economica”.
La crescita del PIL italiano si è attestata allo 0,8 per cento nel 2024, per poi calare allo 0,5 per cento nel 2025.
“Dopo la flessione registrata nel 2024 a seguito del calo dei prezzi dell’energia, l’inflazione sta riprendendo slancio e continuerà ad aumentare ulteriormente a causa delle interruzioni nell’approvvigionamento energetico a livello mondiale, rallentando la ripresa dalla precedente perdita di potere d’acquisto dei redditi reali”, spiega l’organizzazione internazionale basata a Parigi.
Secondo l’OCSE, la crescita dovrebbe rallentare, “in quanto la nuova impennata dei prezzi dell’energia a livello mondiale pesa sulla domanda ed è risentita dai redditi reali”.
In seguito, si registrerà una lieve ripresa grazie al sostegno delle esportazioni, dei consumi delle famiglie e degli investimenti privati favoriti dalla stabilizzazione dello scenario internazionale”, aggiunge poi l’OCSE.
Nel 2025 il valore complessivo delle esportazioni di merci è aumentato, collocando l’Italia al quarto posto nella classifica mondiale dei Paesi esportatori. All’inizio del 2025, le esportazioni italiane verso gli Stati Uniti equivalevano al 3,1 per cento del PIL e al 10,4 per cento delle esportazioni totali.
Con l’invecchiamento della popolazione, per l’Italia si prospetta una carenza di lavoratori. “I bassi salari e il dualismo del mercato del lavoro spingono molti giovani a rimanere fuori dal mondo del lavoro e dai percorsi di formazione o a emigrare”, afferma l’OCSE.
Il sostegno alla transizione dalla scuola al lavoro, l’aumento dei rendimenti occupazionali e salariali dell’istruzione terziaria e la revisione della regolamentazione del mercato del lavoro potrebbero migliorare le prospettive dei giovani italiani”, sottolinea poi l’organizzazione internazionale.
“Malgrado i notevoli progressi e gli importanti interventi strategici, la percentuale di giovani che non seguono corsi di formazione né svolgono un’attività lavorativa rimane tra le più elevate dei Paesi dell’OCSE”, si legge nel rapporto.
In Italia la “percentuale di donne nella forza lavoro rimane ancora inferiore rispetto alla maggior parte degli altri Paesi dell’OCSE, malgrado gli sforzi volti ad aumentare il ricorso al congedo parentale e l’assunzione di responsabilità di cura da parte dei padri”.
Solo il 55 per cento circa delle donne italiane con figli lavora, e nelle regioni meridionali la percentuale scende al 35,3 per cento. Anche 15 anni dopo il parto, le madri lavoratrici guadagnano in media il 40 per cento in meno rispetto alle altre donne e lavorano per un numero inferiore di ore. In questa prospettiva, l’OCSE raccomanda di “ampliare il congedo parentale riservato ai padri e potenziare gli incentivi per favorirne l’utilizzo”.
In Italia, si legge, le “barriere normative rimangono elevate nei settori dei servizi, tra cui alcune professioni, pesando sulla concorrenza”.
L’organizzazione raccomanda di “allentare le barriere normative all’ingresso e al consolidamento nel settore del commercio al dettaglio e nei servizi professionali in cui queste sono elevate





