Dai dati del “Quality of Government Index” l’Italia è terzultima su 36 Paesi OCSE per qualità ed efficienza della burocrazia
Per quanto scorretto possa essere, la pratica di blandire in ogni modo il proprio bacino di elettori fa parte dei quasi “obblighi” della politica: quella eticamente meno alta ma che, con i voti ricevuti, ti porta a governare.
Credo debba attribuirsi a questo il fatto che ogni discorso sulla riforma della burocrazia non va oltre le enunciazioni. Vale per ogni angolatura di colore politico.
Perché toccare la burocrazia per tagliare sprechi significa tagliare non pochi piccoli poteri, l’incompetenza di alcuni, la conformazione di alcune strutture e relative “comodità”, molte fughe dalle responsabilità.
Il fatto che esistano delle eccellenze non rende più facile il compito: questo comporta di dover scegliere, di non poter fare discorsi generici e generalizzati, decidere cosa Sì e cosa No, chi Sì e chi No. E, se su questo si fa populismo, sono centinaia di migliaia i voti che possono migrare.
Ecco. Copio da Martin Luther King: “I have a dream”.
Il suo era un sogno di alto profilo, il mio estremamente più prosaico. Ebbene, io sogno che avvenga, sulla burocrazia e sugli sprechi, che gli schieramenti si promettessero di non farsi la guerra, affrontando, invece, con decisione, qualcosa che è molto più di una palla al piede per l’Italia.
Solo qualche dato per capirsi. Il costo della burocrazia per le PMI è di oltre 80 miliardi anno per i soli ritardi, tempi persi, lavoro dedicato agli iter; che diventano 225/255 miliardi all’anno se si aggiungono sprechi e inefficienze. Il triplo dell’evasione, quasi il doppio del finanziamento alla sanità, quasi pari all’intero PNRR. E chiedere a Cottarelli cosa succede a provare a ridurli.
Eppure il numero dei “burocrati”, paragonato ad altri Paesi europei non è alto. Anzi. I circa 3,4 milioni di “statali”, in Italia, non sono un numero eccessivo, specie se considerati in proporzione alla popolazione. Molto più di noi sono quelli di Francia, Spagna, Regno Unito, Germania.
Ma nel “Quality of Government Index”, l’Italia figura terzultima su 36 Paesi OCSE per la qualità ed efficienza della burocrazia. E ci figura da oltre 30 anni.
Gestire le 160.000 leggi e leggine – ripeto 160.000 – tuttora in vigore, spesso contrastanti tra loro, è già un impedimento. Gestirle male, esasperare controlli, ritardare risposte per paura di conseguenze giuridiche e “interventi giudiziari” rende la questione inaccettabile, sintetizzabile in poche cifre. Una spesa improduttiva da incubo. Che uccide l’Italia.
Invito a leggerle. La fonte principale, ma non esclusiva, è la CGIA di Mestre. Ma informazioni sono ovunque, se si vuole approfondire.
Ma invito a consultare anche l’ultimo rapporto OCSE. Alla vigilia della più grande crisi degli ultimi 50 anni. L’OCSE sentenzia: «L’Italia non è in crisi, ma in declino irreversibile». E fornisce prove.
Sono 30 anni che la curva di efficienza del sistema Italia è piatta. A partire da «un sistema educativo che sembra progettato più per conservare il passato che per preparare il futuro, mentre il mondo cambia competenze alla velocità di un aggiornamento software e noi restiamo fermi alla versione precedente».
Si ignora il fattore produttività, c’è ritardo nell’informatizzazione (non tanto per mancati investimenti, ma per resistenze al suo utilizzo), c’è poca competenza finanziaria, ma, soprattutto, sprechi, ritardi, disorganizzazione strutturale, richieste documentali al limite dell’assurdo, controlli inutili.
La burocrazia, appunto. L’impoverimento dei lavoratori dipende anche da questo ed a sua volta provoca ritardi di crescita che sono all’origine dell’impoverimento. Anche questo dura da oltre 25 anni. Un cane che si morde la coda. Ideologismi, povertà culturale, paura del nuovo: il muro.
Ciliegina sulla torta: l’OCSE rileva che tra le cause di questa trentennale corsa al suicidio vi è anche la mancanza di progetti di riforma che abbiano una visione pluriennale, un progetto che duri – e sia portato avanti nella sua essenza – più di una legislatura.
Anatema! Una legislatura? Normale o di quanti anni? Più di una? E con un accordo tra maggioranza e opposizione che vada oltre gli schieramenti?
Ditemi se questo non è un sogno. Ma io continuo nel mio.


Giuseppe Augieri, laureato in Economia e Commercio, Master alla SdA Bocconi, ha seguito corsi di alta formazione in statistica ed econometria. Progettista impianti, impiegato tecnico ENEL, Segretario Generale UIL – Energia, proprietario ed editore del giornale della Federazione, team leader dello start-up della società ENEL di formazione. Già Responsabile di analisi e controllo gestione di un'importante azienda e amministratore delegato di una sua costola internazionale.


