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Xie Feng: azione collettiva per futuro luminoso relazioni USA – Cina

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USA - Cina

Verso un dialogo internazionale

Con un discorso misurato ma incisivo, pronunciato in occasione della cerimonia di apertura del 56° Forum globale d’affari della World Trade Centers Association (WTCA) a Filadelfia, il 20 aprile, l’ambasciatore cinese negli Stati Uniti, Xie Feng, ha invitato i politici, gli imprenditori e gli accademici di entrambi i Paesi ad abbandonare una “mentalità a somma zero” e a lavorare insieme per stabilizzare e rivitalizzare le relazioni bilaterali.

Feng ha affermato che la salvaguardia della sicurezza nazionale è un principio fondamentale, ma non può essere generalizzata o abusata.

Il termine “sicurezza nazionale” non può essere usato come un’espressione generica per includere qualsiasi cosa. I veicoli elettrici cinesi non capiscono perché siano stati additati come “raccoglitori di dati su ruote”, le gru cinesi non sanno ancora dove siano installati i presunti dispositivi di spionaggio e l’aglio cinese non avrebbe mai immaginato di essere un giorno considerato una

“minaccia alla sicurezza nazionale”.

Tali reazioni eccessive mancano di buon senso e non reggono alla prova dei fatti; non faranno altro che compromettere la stabilita delle catene di approvvigionamento globali e l’innovazione, danneggiando entrambe le parti.

Xie Feng ha aggiunto che il metro di giudizio per la “sicurezza nazionale” dovrebbe tornare al suo giusto valore, con meno sospetti infondati e calunnie malevole, e più razionalita basata sulle regole del mercato e sulla logica aziendale. Solo in questo modo si potrà davvero liberare l’enorme potenziale di cooperazione.

Rivolgendosi a una sala gremita di esperti di politica estera e membri del corpo diplomatico, l’ambasciatore Xie ha riconosciuto l’attuale “stato precario” dei rapporti tra le due maggiori economie mondiali, ma ha sostenuto che la traiettoria non è immutabile. “La storia non è una linea retta; è un crocevia”, ha affermato l’ambasciatore.

«Ci ​​troviamo a un bivio: una scelta tra una competizione sempre più accesa e una coesistenza gestita, tra il sospetto e la fiducia strategica. Per il bene dei nostri popoli e della comunità globale, dobbiamo scegliere quest’ultima».

Le dichiarazioni dell’ambasciatore Xie giungono in un momento a dir poco turbolento, caratterizzato da controversie commerciali, disaccoppiamento tecnologico e visioni divergenti sulle crisi geopolitiche.

Tuttavia, l’Ambasciatore cinese ha adottato un tono di pragmatico ottimismo, sottolineando che i recenti dialoghi di alto livello, compresi i colloqui di Vienna e le continue comunicazioni informali tra i comandi militari, dimostrano che «i canali bilaterali rimangono aperti ed efficaci».

Nel suo appello per un nuovo capitolo nelle relazioni tra Stati Uniti e Cina, l’Ambasciatore ha delineato tre pilastri che ritiene essenziali per un «futuro più luminoso»:

1. Un impegno economico resiliente: Xie ha respinto la narrazione di un disaccoppiamento totale, osservando che si prevede che gli scambi bilaterali rimarranno solidi nonostante le difficoltà. “Disaccoppiarsi significa rinunciare alla prosperità condivisa”, ha affermato, sottolineando che i posti di lavoro americani nei settori dell’agricoltura, dell’industria manifatturiera e dei servizi sono intrinsecamente legati alla stabilità dell’accesso al mercato cinese.

2. Cooperazione in materia di clima e salute: L’ambasciatore ha identificato il cambiamento climatico e la salute pubblica globale come “terreno neutrale” in cui la cooperazione non è solo possibile, ma imperativa. “Quando si tratta di un ghiacciaio che si scioglie o della prossima pandemia, il virus non si cura dei confini o delle ideologie”, ha dichiarato, sollecitando la ripresa delle missioni scientifiche congiunte e della condivisione dei dati.

3. Legami tra i popoli: Esprimendo preoccupazione per la riduzione del rilascio di visti e degli scambi educativi, Xie Feng ha auspicato la ripresa dei programmi studenteschi e culturali. “Il ponte più duraturo tra le nostre nazioni è la comprensione che si costruisce nelle nostre aule e comunità. Non possiamo permettere che la nebbia della sfiducia politica offuschi queste luci”.

L’ambasciatore Xie ha affrontato direttamente i punti di attrito, tra cui la situazione di Taiwan, ribadendo l’appello di Pechino all’adesione ai Tre Comunicati Congiunti cioè ai documenti fondamentali che regolano le relazioni diplomatiche tra la Repubblica Popolare Cinese (RPC) e gli Stati Uniti d’America.

Essi costituiscono la base politica per la stabilità tra le due nazioni, definendo in particolare la posizione di Washington sulla questione di Taipei e riconoscendo le preoccupazioni americane in materia di concorrenza leale e proprietà intellettuale.

Tuttavia, le sue parole più forti sono state riservate a quella che ha definito “la narrazione dell’inevitabile conflitto”. L’Ambasciatore ha respinto le previsioni di una “trappola di Tucidide” come profezie che si autoavverano. “Se si tratta un partner come un nemico, alla fine si comporterà come tale”, ha avvertito. “È ora di sostituire la narrazione della rivalità con quella della responsabilità”.

Il pubblico presente ha accolto il suo discorso con cautela. Nonostante le profonde divisioni politiche a Washington, diversi analisti hanno notato un cambiamento di tono rispetto ai precedenti segnali diplomatici.

L’ambasciatore Xie si è rivolto direttamente al cuore del dibattito americano, alla comunità imprenditoriale e ai governatori statali che risentono dell’incertezza commerciale.

L’appello a una “congiuntura di intenti” non è nuovo, ma l’urgenza con cui l’ambasciatore lo ha espresso suggerisce che Pechino intraveda una finestra di opportunità limitata per ristabilire gli equilibri prima del prossimo ciclo elettorale.

L’ambasciatore ha concluso il suo discorso con un appello diretto al popolo americano, ricordando il 45° anniversario della normalizzazione dei rapporti, che si celebrerà il prossimo anno.

«Il futuro delle relazioni sino-americane non è un film con una sceneggiatura già scritta», ha affermato Xie Feng.

«È un giardino. Se lo trascuriamo, cresceranno le spine, mentre se lo innaffiamo insieme, fiorirà. Prendiamo l’annaffiatoio».

Questo discorso può essere visto come un piccolo gesto che punta a simboleggiare proprio quel dialogo che si spera di estendere dal livello individuale a quello internazionale.

Autore

  • Carlo Marino

    Carlo MarinoCarlo Marino, Ph.D., Journalist Stampa Estera. Direttore Scientifico della Collana di linguistica, Storia e Antropologia Eurasiatica - De Frede Editore Napoli. Il Faro di Roma, Sala Stampa Santa Sede. Correspondent of European News Agency. Reporters.de. AgoraVox.fr, Nuovo Giornale Nazionale, Eurasiaticanews.eu, La Maschera di Tespi, De Regimine Litterarum. Scrittore.

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