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L’UE propone una politica energetica fallimentare

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UE politica energetica

L’UE non può raccontare la verità (economica) ai cittadini o casca l’asino

Pare evidente che tra le misure proposte a Bruxelles e la realtà economica globale ci sia un rapporto disfunzionale.

Incentivi a smart working, bike sharing, trasporto pubblico e limiti di velocità vengono presentati come strumenti di risposta a una crisi energetica UE sistemica globale. Unae soluzione dettata dalla solita ideologia ottusa (e aggressiva, vedasi con ENI).

Bisogna solo decidere: ridere o piangere?

Due dati…

L’UE importa oltre il 55% dell’energia che consuma.
I combustibili fossili coprono ancora oltre il 70% del mix energetico europeo.

Il limite strutturale della strategia UE

Le politiche green europee hanno accelerato su obiettivi di lungo periodo, ma hanno sottovalutato tre variabili chiave:

– tempo di transizione reale: sostituzione dei fossili richiede decenni, non cicli politici;
– la capacità industriale: l’UE ha ridotto raffinerie e produzione interna, aumentando la dipendenza;
– la geopolitica dell’energia: le rotte marittime restano il vero cuore del sistema.

Una missione internazionale di messa in sicurezza dello Stretto di Hormuz non è un’opzione teorica, ma una necessità strategica. E l’Italia, su questo punto, ha un vantaggio concreto:

la Marina Militare dispone di cacciamine tra i più avanzati al mondo;
l’esperienza consolidata in operazioni di sicurezza marittima;
la capacità di intervento in contesti complessi.

Ignorare questa leva significa rinunciare a uno strumento reale mentre si inseguono misure simboliche.

Se la crisi proseguisse a maggio:

il petrolio sopra i 140 – 170 dollari/barile;
aumenteranno i costi industriali, fino al +30%, in alcuni settori energivori;
l’inflazione energetica può arrivare ‘a doppia cifra’;
può verificarsi la contrazione del PIL europeo (tra -1,5% e -3%).

E non esiste clausola di salvaguardia che tenga davanti a uno shock di questa portata.

Il dibattito politico è distorto e a tratti confuso:

alcune parti della destra individuano correttamente il problema, ma lo trasformano in slogan;
parte della sinistra continua a ragionare su strumenti non proporzionati alla scala della crisi, inspiegabilmente non condannando la globalizzazione neoliberista in corso.

Nel mezzo, manca una cosa semplice: una strategia industriale ed energetica coerente con il contesto globale.

Bisogna evitare che vincoli pensati per la stabilità blocchino interventi necessari in emergenza.

Se uno Stato ha un avanzo primario, la capacità industriale e necessità strategiche urgenti, deve poter agire, o avrà conti in ordine ed economia ferma.

L’UE oggi rischia un errore classico: affrontare una crisi sistemica con strumenti inadeguati. Senza sicurezza delle rotte energetiche e senza una gestione pragmatica dei combustibili fossili, la transizione ecologica si blocca.

Pensiamo di risolvere con il noleggio di quattro biciclette elettriche e uno sconto per il bus? … magari lavorando da casa a spese del lavoratore già penalizzato?…

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