L’Europa ha aumentato la domanda senza costruire l’offerta
L’europeo medio oggi viaggia circa il 30% in più rispetto al 2000 (dati Eurostat). Più auto, più merci su gomma, più voli. Fin qui, sviluppo.
Ma sotto questa crescita si nasconde un errore strutturale e strategico: l’Europa ha aumentato la domanda senza costruire l’offerta.
La responsabilità politica è chiara e porta il segno della governance UE, che guidata da Ursula von der Leyen pare non cambiare rotta.
Vediamo punto per punto gli errori strategici partititi dalla UE
Deindustrializzazione energetica
Non è solo una questione di raffinerie (oltre 20 chiuse dal 2005). È l’intero sistema industriale energetico ad essere stato progressivamente smantellato. Oggi l’UE importa oltre il 90% del petrolio e circa il 60% dell’energia complessiva (European Commission). Dipendenza strutturale.
Green Deal senza base reale
Il European Green Deal ha imposto obiettivi ambiziosi senza una filiera industriale pronta. Risultato: chiusura di capacità produttiva prima che le alternative fossero operative. Una transizione energetica fatta “per decreto”, non per sistema.
Guerra al motore senza alternative
Lo stop ai motori termici entro il 2035 è stato deciso senza risolvere questioni fondamentali: infrastrutture, costi e approvvigionamento delle materie prime. L’Europa rischia di sostituire la dipendenza dal petrolio con quella da batterie e terre rare, spesso controllate da altri attori globali.
Illusione rinnovabile
Si è venduta l’idea che eolico e fotovoltaico potessero coprire tutto. Ma la mobilità pesante, l’aviazione e la logistica continuano a dipendere da carburanti fossili. Senza raffinazione interna, la dipendenza cresce.
Assenza di visione geopolitica
Le scelte energetiche sono state fatte ignorando i choke point globali: Hormuz, Bab el-Mandeb, Suez. Oggi basta una crisi in queste aree per mettere in ginocchio prezzi e forniture. E l’Europa non ha né controllo né leva.
Regole fuori scala rispetto alla realtà
Mentre il sistema industriale perde competitività, Bruxelles continua a stringere su ETS, emissioni e vincoli fiscali. Il risultato? Produrre in Europa costa di più, quindi si produce altrove. Ma l’energia, poi, la si importa.
Nessuna strategia sul gasolio
Il cuore della mobilità europea resta il gasolio. Eppure l’UE è in deficit strutturale e deve importarlo. Una scelta miope: penalizzi il prodotto che ti serve di più senza avere un’alternativa pronta.
Più mobilità, più consumo, meno produzione interna. Un sistema che si espone volontariamente agli shock esterni.
Non servono analisi sofisticate. Basta guardare i numeri. L’Europa ha costruito una transizione energetica senza energia. E ora si trova a correre su un’autostrada sempre più affollata, con il serbatoio nelle mani degli altri.
Alla luce di tutto questo ancora si punta su austerità (il famigerato Patto di stabilità) e modelli economici ormai decaduti.
Bisogna fallire del tutto per cambiare strada?…





