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Decreto sicurezza, qualcosa non va

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decreto sicurezza

Avvocatura e magistratura unite nello sconcerto

Nel decreto sicurezza c’è una norma che, se non fosse scritta nero su bianco in un testo di legge, sembrerebbe una barzelletta. Ma che non fa assolutamente ridere.

L’emendamento approvato al Senato stabilisce che un avvocato viene pagato con soldi pubblici se e solo se il migrante che assiste sceglie di partecipare a un programma di rimpatrio volontario.

E il compenso scatta soltanto dopo la partenza effettiva dello straniero. Non prima. Non durante. Dopo. Quando il cliente è già sull’aereo.

Qualcuno dovrebbe spiegare in quale universo giuridico questo si chiama ancora “difesa”. Perché in uno Stato di diritto, il difensore è libero e indipendente e lavora non per lo Stato, non per il governo, ma lavora nell’interesse esclusivo del proprio assistito.

Ma non è finita.

Nello stesso decreto, all’articolo 29, era già stata abolita la norma che garantiva il gratuito patrocinio automatico ai migranti che impugnavano un provvedimento di espulsione.

Prima bastava trovarsi in quella situazione. Adesso bisogna dimostrare di rientrare nei limiti di reddito ordinari. Chi è senza documenti, senza fissa dimora e senza un conto in banca, può arrangiarsi.

Il meccanismo è semplice: se vuoi tornartene a casa ti paghiamo l’avvocato. Se invece vuoi combattere l’espulsione davanti a un giudice, arrangiati.

Il Consiglio Nazionale Forense ha dichiarato di non essere mai stato consultato prima che venisse inserito in questa storia. Le Camere Penali lo hanno chiamato con il suo nome: “apologia dell’infedele patrocinio”.

L’Associazione Nazionale Magistrati ha parlato di sconcerto. Magistratura Democratica di palese violazione costituzionale. L’Organismo Congressuale Forense ha proclamato lo stato di agitazione dell’intera avvocatura.

Gli ideatori di questo decreto hanno ottenuto un risultato che anni di convegni non erano riusciti a produrre: l’unità totale di avvocatura e magistratura. E non per rivendicazioni corporative, come quando l’ANM era insorto contro il referendum, ma per qualcosa di più profondo: la difesa autentica dello Stato di diritto.

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