Gestire l’energia con equilibrio tra sicurezza, costo e disponibilità
L’Unione Europea torna a colpire ENI e Claudio Descalzi per aver aperto al tema del gas russo. La linea: nessun ritorno a Mosca. Ma la questione è industriale. E i dati lo dimostrano.
Nel 2021 l’Europa importava dalla Russia oltre il 40% del gas. Oggi siamo attorno al 13%, ma la differenza non è stata colmata con nuova produzione interna. È stata coperta con GNL più costoso. Il gas liquefatto arriva a costare tra il 20% e il 40% in più rispetto ai contratti di lungo periodo via pipeline. Questo si traduce in bollette più alte e margini più stretti per le imprese.
Bruxelles vuole chiudere anche gli ultimi 20 miliardi di metri cubi di forniture russe entro il 2027. Il problema è che questi volumi non hanno oggi una sostituzione stabile. Gli Stati Uniti vendono GNL a prezzi di mercato, il Qatar ha già gran parte della produzione vincolata all’Asia, mentre nuove rotte africane richiedono anni per entrare a regime.
Nel frattempo i prezzi restano sotto pressione: il gas europeo è passato da circa 30 €/MWh a oltre 40 €/MWh in pochi mesi. L’industria paga il conto. E lo paga caro.
Eni, invece, ha fatto quello che serve: diversificazione reale. Algeria, Egitto, Congo, Mozambico. L’Italia oggi è meno esposta rispetto ad altri Paesi europei proprio grazie a questa strategia. Eni ha portato contratti e infrastrutture.
A complicare tutto c’è il sistema ETS che Descalzi vorrebbe superare. Il costo della CO₂ ha superato gli 80 euro a tonnellata, aggiungendo una pressione ulteriore su energia e produzione. In pratica, mentre il resto del mondo sostiene la propria industria, l’Europa la carica di costi.
Il risultato? Ovviamente più dipendenza dai mercati globali meno controllo sui prezzi, competitività in calo.
In questo contesto, criticare ENI significa colpire uno dei pochi attori che stanno garantendo sicurezza energetica.
Descalzi non propone scorciatoie politiche, ma richiama un principio base: l’energia va gestita con equilibrio tra sicurezza, costo e disponibilità. Ignorare questo equilibrio non elimina il problema. Lo rende solo più costoso.
Bruxelles non ha mai supportato i biocarburanti ENI, i consorzi proposti da Leonardo, Fincantieri nell’affaire (mancato per colpa di Macron) STX. Nel mentre ha chiuso gli occhi con i 1000 miliardi omessi da Berlino e i trucchi contabili di Parigi, per non parlare degli aiuti di Stato e molto altro.
L’importante è attaccare l’Italia (a breve inizierà la litania sul debito pubblico, nonostante a generare crisi sia quello privato…) ed eventuali iniziative proposte, come, ad esempio, l’eliminazione dello scellerato Patto di stabilità.





