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Nudge, il totalitarismo gentile

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Nudge

La dipendenza implicita dalla volontà del potere

Viviamo tempi totalitari, difficili da identificare perché diversi da tutti i modelli passati. Cambia il metodo, non la sostanza.

La definizione più pregnante di totalitarismo è di Hannah Arendt: una forma politica che distrugge le tradizioni e l’ordine sociale esistente, perseguendo il dominio totale sugli individui, estendendo il controllo all’intera vita privata.

Il dominio diventa un fine a se stesso ma ha adesso l’astuzia di farsi largo non con la forza bruta, la pura repressione o l’indottrinamento diretto, bensì attraverso la seduzione, l’ipnosi collettiva, il convincimento di massa per ripetizione del messaggio, in cui convergono psicologia, intrattenimento, spettacolo, pubblicità.

Il politologo Joseph Nye lo chiamò soft power, potere dolce, soffice, o anche smart power, furbo; i dominanti conseguono i loro obiettivi attraverso l’attrazione, la seduzione più che con la coercizione.

È il grande successo del neoliberismo e della società dei consumi. Lo intuì la stessa Arendt, secondo la quale il totalitarismo vuole conquistare l’anima delle sue vittime.

“Il suddito ideale non è il nazista convinto oppure il comunista convinto, ma la persona per la quale non c’è più differenza tra realtà e finzione, tra il vero e il falso”.

Il ritratto dello zombie contemporaneo. Conta conquistare la mente per indurla a compiere scelte, praticare condotte, seguire credenze volute dal potere.

Uno dei meccanismi è il cosiddetto nudging. Nudge significa colpetto, spintarella. Quella che deve condurre in maniera inavvertita alle idee, ai comportamenti, alle visioni dell’esistenza volute dal Dominio.

La teoria fa parte dell’economia comportamentale, la disciplina che pone al servizio del liberismo la psicologia comportamentista introdotta da Burrhus Skinner e John Watson: alterare il comportamento attraverso la conoscenza e la manipolazione dei meccanismi psichici.

Watson affermò: datemi una dozzina di bambini e un ambiente organizzato secondo i miei principi, e sarò in grado di farne un medico, un avvocato, un artista, un imprenditore o un delinquente.

Il comportamentismo, basato sul meccanismo stimolo – reazione, rappresenta gli esseri umani come apparati puramente reattivi, che rispondono agli stimoli come alla pressione di un bottone.

La novità del nudge, “la spinta gentile” è che condiziona, ossia manipola l’essere umano, inducendolo a comportamenti prevedibili – quelli voluti dal potere- senza coercizione diretta.

I pungoli, sostengono i due teorici- l’economista Richard H. Thaler e lo psicologo Cass R. Sunstein, “non sono ordini”. L’obiettivo, spiegano, è “spingere le persone a scegliere meglio, salvaguardando la loro salute e, come fine ultimo, migliorare il benessere collettivo”-

La scelta dei fini , la definizione di bene e male, i valori da accogliere e quelli da respingere, l’equivoca definizione di benessere, restano in capo ai persuasori. La forma perfetta di soft power, totalitarismo mascherato dietro l’apparenza bonaria.

I sostenitori del nudge affermano che il sistema “fa leva sui bias cognitivi (gli errori sistematici di giudizio in cui incorriamo) per indurre e persuadere gli individui a modificare il proprio comportamento” sia pure “in maniera prevedibile e non coercitiva”.

Chi decide che una mia idea, principio o decisione è frutto di un bias (cioè di una distorsione), mentre quella proposta dal nudge è giusta?

Gli inventori definiscono il nudge una forma di paternalismo libertario, una “leggera” spinta verso il comportamento “corretto”. Puro soft power, e, per quanto attiene il paternalismo, una rivalutazione surrettizia dopo decenni in cui è stato attaccato come residuo oscurantista, limitazione intollerabile della libertà individuale.

Risultato, un totalitarismo di nuovo conio, gentile nella forma, inflessibile nei fatti. Il meccanismo è riduzionista: gli esseri umani sono naturalmente attratti dalle scelte che comportano meno rischi, che rafforzano le precedenti convinzioni, che sono preferite dalla maggioranza.

Il gatto si morde la coda: quelle convinzioni, quelle maggioranze sono costruite, imposte dal soft power. Michel Clouscard lo chiamò capitalismo della seduzione, vigilato dalla sorveglianza tecnocratica h.24 (Shoshana Zuboff).

La tesi è che ci sia bisogno di un pungolo, la spinta gentile che “indirizzi verso la scelta giusta”.

Ossia riconosce la volontà di influenzare ogni nostra azione – a fin di bene, s’intende! – ammettendo che gran parte dell’esistenza è programmata, decisa, organizzata da un potere esterno, apparentemente benevolo, una Gran Madre che ci guida e sorveglia ma a nostro vantaggio.

La verità è opposta: il sistema nudge è un potente indottrinamento che modifica il pensiero. Oltre la sorveglianza, oltre la propaganda tradizionale, la governance globale plasma pensieri, parole, scelte.

L’uso della tecnic “nudge”, l’applicazione strategica della psicologia comportamentale, dell’analisi dei dati e della manipolazione digitale sono onnipresenti.

Il nudging è diventato un’architrave dell’influenza sui singoli e la società, con l’uso deliberato di segnali psicologici, informativi, tecnologici che orientano in modo sottile senza coercizione palese o obblighi espliciti, sfruttando l’emotività e l’irrazionalità dei processi decisional

Rende operativa l’”architettura delle scelte”: i decisori politici, i progettisti aziendali, gli ingegneri algoritmici organizzano la realtà in modo che un’opzione diventi il percorso più semplice, più visibile, più emotivamente accattivante.

La governance comportamentale è l’uso sistematico della scienza comportamentale, dell’analisi dei dati e della progettazione psicologica per orientare le scelte. Opera integrando segnali sottili, dalle impostazioni predefinite nelle politiche pubbliche ai grandi sistemi di comunicazione digitale.

Include l’inquadramento emotivo, le norme sociali, la ricompensa e la penalità, la personalizzazione algoritmica. Plasma le decisioni a livello subconscio, sfruttando la psicologia, le neuroscienze, la raccolta ed elaborazione di dati finalizzati a generare risultati sociali prevedibili.

La conseguenza è una forma di controllo soft, che determina un sistema di orientamento collettivo verso scelte programmate che preservano l’apparenza della libertà.

Il Nudge e la governance comportamentale (Behavioral Governance) sono guidati tecnologicamente attraverso l’integrazione di dati digitali e apporti dell’Intelligenza Artificiale, tra cui algoritmi che personalizzano le “spinte” utilizzando sofisticate analisi in tempo reale.

Governi e aziende utilizzano modelli predittivi, messaggi mirati individualmente e sistemi organizzati di coinvolgimento per affinare la persuasione, dall’assunzione di farmaci agli orientamenti politici e civili, sino alla vendita di prodotti e la generalizzazione di comportamenti.

La tecnologia nudge è la faccia nascosta del controllo digitale: preserva la percezione della libera scelta, sfruttando silenziosamente i pregiudizi cognitivi per produrre i risultati desiderati.

Ciò la rende altamente efficace nel plasmare il comportamento, ma assai pericolosa in termini di autonomia, consapevolezza, libertà. Tra i motori del sistema nudge, organizzato in centinaia di unità di analisi, insieme con gli apparati riservati dei governi e i giganti tecnologici, spicca l’OCSE, Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico .
Nel 2024 sono state identificate oltre duecento unità coordinate di analisi comportamentale, “con l’obiettivo di promuovere l’apprendimento condiviso sulle intuizioni comportamentali.

“L’utilizzo della tecnologia nudge da parte di governi, organizzazioni internazionali, giganti tecnologici e finanziari è sistematico. Rappresenta la normalizzazione della persuasione inconsapevole entro un’architettura psicologica occulta, in cui le varie articolazioni del potere perseguono la conformità della popolazione non con il libero dibattito o l’obbligazione violenta, ma per mezzo della progettazione mentale.

Nudge è l’eufemismo che designa la governance comportamentale, cioè la dipendenza implicita dalla volontà del potere.

La comunicazione passa da un linguaggio partecipativo a uno dolcemente assertivo ( “oggi vaccineremo tuo figlio” invece di “vorresti vaccinare tuo figlio oggi?”) che aumenta l’aderenza alle norme. Costante è l’uso di “messaggeri fidati” (i testimonial della pubblicità), fonti familiari e figure sociali prestigiose, operatori sanitari, esperti, leader della comunità, per aumentare la fiducia nel messaggio, elemento decisivo per il suo accoglimento. Colossi come Google o YouTube elaborano algoritmi di targeting comportamentale per declassare i contenuti che contraddicono le narrazioni dominanti, amplificando i contenuti in grado di rafforzare il messaggio nudge. Non mancano specialisti di “pre-bunking” incaricati di mettere preventivamente in guardia dalle narrazioni sgradite, l’anticipazione difensiva dell’influenza.
Il sistema prevede la realizzazione di campagne pubblicitarie emotivamente orientate, tese di volta in volta a invocare il dovere della comunità, la protezione o i sensi di colpa. È l’aggiornamento della tecnica del rinforzo del condizionamento operante nel behaviorismo. Governi, aziende e ONG utilizzano la tecnologia nudge, l’analisi dei dati e la progettazione digitale per manipolare il processo decisionale, preservando l’illusione della libera scelta. L’ascesa del nudge segnala una profonda evoluzione delle strategie di governance delle “democrazie” occidentali verso il controllo sociale con il metodo della manipolazione ingegnerizzata della percezione.

Le istituzioni postmoderne governano non attraverso la legge, la ragione o il dibattito, ma con l’influenza subconscia e il condizionamento algoritmico. Questo cambiamento erode il consenso informato, indebolisce l’autonomia e opacizza il confine tra governance e mistificazione.

In una società improntata dall’ingegneria comportamentale, il problema è combattere le convinzioni silenziosamente prodotte, in cui gli individui scambiano emozioni programmate per certezze, riflessi plasmati dal potere per pensiero indipendente.

I nudges trasportano in un Paese dei Balocchi simile a quello delle Avventure di Pinocchio. Trasformati per ignoranza e inconsapevolezza in asinelli, i suoi incauti abitanti finirono venduti sul mercato.

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