
“di Giuseppe Augieri
C’è una complicazione in più in questa stagione di ritorno dell’inflazione. Il dato in crescita dell’8,3%, che ha sorpreso tutti perché l’attesa era per un ribasso, va legato a una prospettiva poco esplorata ma inevitabile”.
Il Sole 24 Ore accende così una luce sul perché dell’inflazione, che riprende nonostante il calo di alcuni “prezzi di listino” (gas e benzina in prima linea, ma anche il grano), e sulla difficoltà a bloccarne la crescita. Fenomeni speculativi, certo. Ma soprattutto il ritorno alla “normalità”, dopo che i bonus a famiglie ed imprese e gli aiuti economici erogati nel periodo Covid sono ora in “esaurimento”.
Se essi vengono a mancare, il maggior costo per imprese e famiglie, anche a fronte di un ribasso dei prezzi di approvvigionamento, si scarica sui listini del prezzi finali e il costo della vita sale. Il paradosso dell’inflazione odierna sta tutto qui.
Il tema vero è la velocità di adattamento al ribasso dei listini, rapidissimi a sincronizzare i rialzi e molto meno per i ribassi. Fa parte della gestione della fase post Covid che dovrà archiviare l’economia dei bonus e tornare a fare i conti con i vincoli europei (in fase di revisione) sulla spesa pubblica. Ripristino di vincoli che, a sua volta, potrà avere un impatto inflattivo.
Purtroppo se ne parla troppo poco. Non c’è alcun programma e neanche un progetto per attivare controlli, che sono invece essenziali. E non semplici. Mi sembra che si brancoli nel buio a 360 gradi nel Parlamento. Invece bisogna incalzare il Governo: che ha l’ingrato compito di togliere degli aiuti economici, e su questo è bene evitare demagogie; ma che deve appunto “governare” le conseguenze. Tocca all’opposizione costringerlo.
Diciamolo chiaro: qualche proposta di pannicello caldo, quelli che prescindono dal problema e vorrebbero curare solo gli effetti senza rimuovere le cause, tipo il resuscitare strumenti come la scala mobile (all’epoca deleteria; ed oggi, oltre che deleteria, anche impossibile da sostenere nei confronti dell’Europa) non aiutano. Ci vuole ben altro.





