Home Politica E L’ITALIA? RISPOSTA AD UN AMICO ANGOSCIATO

E L’ITALIA? RISPOSTA AD UN AMICO ANGOSCIATO

0

“E l’Italia?”, mi chiede un amico angosciato. L’Italia rischia di fare quello che ha sempre fatto, anche se Giorgia Meloni sembra intenzionata ad attuare l’unica strategia di buon senso e di ampio respiro: il Piano Mattei.

Tento di rispondere al mio amico angosciato percorrendo la storia del Bel Paese per titoli.

Garibaldi sbarcò a Marsala grazie ai buoni uffici dei Florio e del loro ramo inglese. A proteggere i Mille dalla flotta borbonica c’era la flotta inglese.

L’Italia nacque non per un moto di popolo, ma per un accordo tra Cavour e la corona britannica, in barba ai francesi che avrebbero voluto uno Stato dei Savoia al nord, come cuscinetto nei confronti dell’Austria (vedi guerre di Indipendenza) e mai si sarebbero sognati di disturbare lo Stato del Vaticano, da loro sempre protetto.

I borboni erano protetti dall’Austria e subirono. Le loro risorse in gran parte finirono in Piemonte. I neo borboni se ne lamentano ancora.

L’Italia, pertanto, nacque inglese, ma a creare le basi dell’industria del nord furono i imprenditori e banchieri tedeschi e svizzeri, appartenenti a quello che fu definito il capitalismo giudaico massonico.

Quando arrivò la Grande Guerra l’Italia, che stava con la Triplice Alleanza, ossia con la Germani e l’Austria, passò con la Triplice Intesa, ossia con Russia, Francia e Gran Bretagna. Il passaggio avvenne il 26 aprile 1915, con la firma segreta del Patto di Londra tra l’Italia e le potenze dell’Intesa.

Non abbiamo fatto una gran figura.

Indecisa tra interventismo e non interventismo, l’Italia ebbe in Benito Mussolini, socialista e agente degli inglesi, il propugnatore maggiore dell’intervento.

Finita la guerra Mussolini divenne, rimanendo agente degli inglesi, il realizzatore del ventennio fascista.

Ventennio durante il quale, l’11 febbraio del 1929, firmò i Patti Lateranensi, ossia il Concordato che chiudeva il contenzioso con il Vaticano avviato con la piena realizzazione del Regno d’Italia, architettata dagli inglesi.

Arrivata la seconda guerra mondiale il Duce, sempre agente degli inglesi, decise di allearsi con Hitler, portando l’Italia alla sconfitta e alla resa incondizionata. Fosse stato per gli inglesi saremmo diventati una colonia di Sua Maestà Britannica retta dalla monarchia Savoia.

Gli Stati Uniti non furono d’accordo, cacciarono il re con un referendum che si dice truccato, diedero il via alla Repubblica e al Piano Marshall, che aiutò l’Italia a riprendersi economicamente e politicamente, fingendo di essere sempre stata alleata degli Alleati.

Stavamo con Hitler, abbiamo perso la guerra e fingiamo di essere stati alleati degli Alleati. Alleati sono stati pochi italiani che si sono ribellati al fascismo dopo il suo crollo e la formazione della Repubblica di Salò e che hanno agito in stretto rapporto con potenze straniere diverse tra di loro e subito tra di loro in contrasto dopo la fine della guerra.

Ovviamente fino a ché c’è stata la Guerra Fredda la sovranità italiana è stata condizionata da una sorta di supervisione Usa e solamente in tempi più recenti, anche se ancora vincolata dalle clausole segrete dei trattati post bellici, ha acquisito una buona libertà di manovra.

Se guardiamo alla storia dell’800 e del ‘900 vediamo un Paese dove la coerenza non è di casa e l’affidabilità è del tutto aleatoria.

In tempi recenti, dopo la fine della Prima Repubblica, che era contrassegnata da un solido rapporto con gli Usa, l’Italia si è esercitata nel camerierato all’asse franco tedesco, a sua volta sezione staccata nel Vecchio Continente delle logiche neocon Usa.

Le logiche neocon, globaliste, hanno attivato delocalizzazioni produttive in Cina (vedi l’automotive della Germania) che oggi paghiamo caro. I Paesi europei hanno trasferito tecnologia e know how al Dragone e nel Bel Paese, negli ultimi trent’anni, si è formato, anche grazie al Vaticano, un partito filo cinese che anche in questi giorni ha mostrato di essere presente grazie alle esternazioni dei suoi maggiori esponenti, come Prodi e D’Alema, ossia i due fondatori dell’Ulivo, l’alleanza dalla quale è nato il Pd.

Democristiani di sinistra legati alla finanza cattolica, ex comunisti e una parte dei socialisti sono diventati il Partito Democratico, i cui dirigenti oltre ad essere ellineanti (non è un refuso) con i neocon e con il radicalismo elitario di sinistra Usa, sono anche filo cinesi.

Questo mondo, al quale appartiene anche l’attuale presidente della Repubblica, che è stato per ben due volte ministro dei governi presieduti da Massimo D’Alema, è in totale dissonanza con l’attuale amministrazione Usa.

L’adesione all’Europa e alla Nato è stata data per scontata, sia a destra, sia a sinistra, sia pure con accenti diversi, fino a ché negli Usa ci sono stati al governo i neocon, ma oggi non è più così e aderire alla Nato non è sufficiente per essere in linea con Trump e stare allineati con l’alleanza politica che guida l’Unione Europea rischia di essere in aperto conflitto (vedi il discorso di Vance) con gli usa di Trump.

L’Unione Europea non è distante dagli Usa solo per questioni economiche, ma anche per questioni ideali, di libertà, di democrazia. Il messaggio di Vance è che l’Unione Europea è un agglomerato sovietico, totalitario, che opprime la libertà di espressione e mette in discussione la democrazia.

E’ del tutto evidente che il Pd e i suoi alleati, amici, ispiratori e ispirati, sono nettamente contrari a questa impostazione trumpiana, anche perché sono di fatto il partito cinese in un quadro che vede gli Usa conflittuali con il Dragone e perché sono stati e sono sostenitori di questa Europa guidata dai progressisti in salsa sovietica.  

Interessante sarà vedere come si muoverà l’alleanza che regge il Governo di Giorgia Meloni.

Essere allineati alla Nato non è più sufficiente. Stare con questa Unione Europea, ossia con il burosauro a trazione socialista, è ormai sconveniente se il burosauro è un agglomerato stalinista sovietico.

Stare con l’Ucraina non vuol dire niente.

Può voler dire molto il Piano Mattei, ossia un ruolo dell’Italia nel Mediterraneo, in Medio Oriente e in Africa in stretto rapporto con gli Usa.

L’alleanza, in questo caso, è strategica e di lungo periodo e non si pone come camerierato di bassa lega, come quello della sinistra con Parigi, con Berlino e con Londra, con le conseguenze che si sono viste, ad esempio, in Libia e in Egitto.

Il tema all’ordine del giorno e capire se il Bel Paese si comporterà come sempre si è comportato o avrà la forza di avere la schiena dritta, di scegliere e di essere coerente con le scelte fatte.

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

Ricevi i nostri articoli via mail!

Ogni giorno i contenuti del Nuovo Giornale Nazionale sulla tua casella di posta elettronica

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui