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DUROV, CACCIA ALL’UOMO CHE FA PARLARE TUTTI

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di Giorgio Cattaneo

DUROV: CACCIA ALL’UOMO DA UN MILIARDO DI FOLLOWER, TEMUTO DA OGNI GOVERNO PERCHÉ LASCIA PARLARE TUTTI
 
Il liceo a Torino, ai tempi dell’Unione Sovietica. Poi la laurea in filologia a San Pietroburgo (dove insegnava il padre, famoso latinista). Da subito, il sodalizio con il geniale fratello Nikolaj, vincitore delle Olimpiadi di Matematica, da cui la nascita del social netwok Vk. E quindi, i guai: con ogni genere di governo, a prescindere dalla tipologia e dal posizionamento geopolitico. Intervistato da Tucker Carlson, il pensiero del giovane fenomeno Pavel Durov, cittadino del mondo nato in Russia nel 1984, sembra uscito da una fiaba: «A me e mio fratello è interessata solo e sempre la tutela della libertà di parola, da garantire a chiunque: per questo non siamo mai andati d’accordo con i governi».
Le prime grane in Russia, con Putin, nel 2013: «Mi sono trovato la polizia in casa, volevano i dati degli organizzatori delle manifestazioni antigovernative». Replay l’anno seguente, in Ucraina: svariati gruppi usavano Vk per programmare le agitazioni di piazza. «Così abbiamo lasciato la Federazione Russa e siamo approdati in Germania». Altri problemi, in questo caso di ordine burocratico: «Ci è stato impedito di assumere i migliori informatici del mondo, solo perché non erano cittadini dell’Unione Europea». Altro trasloco: direzione, Stati Uniti.
«Pensavamo che San Francisco fosse il posto ideale, per noi. Invece una sera, uscito da una riunione con il fondatore di Twitter, sono stato aggredito da tre energumeni: volevano il mio telefono». Forti pressioni dalle grandi piattaforme, Apple e Google, nonché dall’Fbi: «Gli agenti mi stavano sempre addosso, mi aspettavano all’aeroporto e mi seguivano dappertutto». Dove scappare, ancora? Negli Emirati, a Dubai. «Un paese davvero libero e indipendente, non schierato a livello geopolitico e amico del business».
Si calcola che Pavel Valer’evič Durov abbia in tasca 15 miliardi di dollari: il frutto della sua creatura, Telegram, che continua a non piacere a nessun governo (tranne quello di Dubai) perché permette a quasi un miliardo di persone, in tutto il mondo, di dire quello che vogliono, su qualsiasi tema. A soli 39 anni, Durov – cresciuto fra Italia e Russia – ha ottenuto anche la cittadinanza degli Emirati Arabi e quella di Saint Kittis e Nevis, nei Caraibi. La terza cittadinanza aggiuntiva che gli è stata accordata, quella francese, fa sì che non possa essere estradato.
In Francia era ricercato, eppure è atterrato a Parigi dove è stato immediatamente arrestato. È caduto in una trappola? Gli avevano promesso un chiarimento? Lo si accusa di omessa vigilanza sui contenuti illegali che circolerebbero su Telegram, come se il problema fosse solo di Telegram. Tutte le polizie del mondo temono i veri universi paralleli, il Dark Web e il Deep Web. Invece i governi danno la caccia al giovane Pavel, il giramondo dell’informazione senza padroni: non tollerano la piena libertà di espressione che finora Telegram ha davvero garantito a chiunque.
Ecco una sintesi del pensiero del neo-detenuto Durov: «È vero, ho tanti soldi ma non possiedo nulla. Nel senso: non ho lo yacht di lusso, né il jet privato. Non ho proprietà terriere, non possiedo nessuna isoletta alle Hawaii. Non è il mio stile di vita, quello. Avere cose di quel tipo mi porterebbe via tempo: penserei a come renderle più grandi e più belle. Invece voglio restare concentrato su Telegram. Perché la mia priorità è sempre la stessa: lavorare per la libertà di tutti. Sì, Telegram ha anche emesso obbligazioni e ha creato un progetto di moneta digitale. Ma la proprietà del social non abbiamo mai voluto cederla, anche se avrebbe fruttato moltissimo».
 
Durov intervistato da Carlson, il video su VisioneTv:  https://www.youtube.com/watch?v=4HMlZyJfGzk

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  • Redazione

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