
La vicenda dell’attacco di droni al Cremlino, peraltro disattivati prima che cadessero, non sta in piedi nemmeno per un secondo, se si tratta di volerla spacciare per un attacco a Putin, il quale, ovviamente, se ne stava da qualche altra parte.
L’attacco, smentito da Kiev, è l’occasione giusta, forse ad arte creata, sicuramente ad arte sfruttata, per innalzare il polverone propagandistico in occasione della parata del 9 maggio, con il popolo russo attivato dall’idea che l’Occidente voglia attaccare il cuore di Santa Madre Russia.
Non a caso il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov citato dall’agenzia Ria Novosti, ha detto che ci sono gli Usa dietro all’attacco compiuto sul Cremlino con due droni inviati dall’Ucraina, mentre il ministero degli Esteri all’indomani dell’attacco ha sottolineato che le “attività terroristiche e di sabotaggio delle forze armate ucraine in Russia stanno raggiungendo un livello senza precedenti”.
Se Kiev ha subito smentito, la Casa Bianca ha accusato il Cremlino di “mentire” a proposito di un presunto ruolo di Washington.
In buona sostanza siamo alle sceneggiate, ai fuochi d’artificio in preparazione della grande parata del 9 maggio, dove Putin concentrerà l’attenzione del popolo russo sulla difesa della Madre Patria.
Nel frattempo l’attacco, da chiunque sia stato compiuto, è stato anche l’occasione per una rappresaglia, con le forze russe che hanno lanciato nella notte di ieri attacchi aerei su Kiev ed altre città ucraine, inclusa Odessa, senza provocare vittime.
Esplosioni sono state udite anche a Zaporizhzhia, mentre gli allarmi aerei sono risuonati nelle regioni di Chernihiv, Sumy, Poltava, Kharkiv, Zaporizhzhia, Dnipropetrovsk, Odessa e in alcune aree della regione di Kirovograd.
Mosca ha promesso che risponderà all’attacco al Cremlino quando lo riterrà necessario con le parole dell’Ambasciatore russo negli Usa, Anatoly Antonov, riporta la Tass. “Cosa farebbero gli americani – ha detto il diplomatico – se un drone colpisse la Casa Bianca, il Campidoglio o il Pentagono? La risposta è ovvia per chiunque: la punizione sarebbe dura e inevitabile. La Russia risponderà a questo atto di terrorismo sconsiderato e arrogante. Risponderà quando lo riterrà necessario. Risponderà in base alle valutazioni della minaccia che Kiev ha creato per la leadership del nostro Paese”. Antonov ha anche definito i commenti dei funzionari di Washington “sorprendentemente cinici e assurdi”.
Il vicepresidente del consiglio di sicurezza russa Dmitri Medvedev è andato dritto al punto più critico relativo ad una possibile risposta: “Dopo l’attacco terroristico di oggi, non ci sono altre opzioni se non l’eliminazione fisica di Zelensky. Non è nemmeno necessario firmare l’atto di resa incondizionata. Anche Hitler, come sai, non l’ha firmato”.
Occhio per occhio dente per dente?
Per ora sembrerebbe che l’attacco al Cremlino, che ha creato pochi danni, sia più che altro l’occasione per un nuovo gioco al rialzo della propaganda, elemento che in questa guerra dove qualcuno muore, sembra essere uno dei più attivi.





