DIETRO LE QUINTE DEL CASO GREGORI – PARTE I

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    di Vito Sibilio

    parte prima

    Com’è noto, del Sequestro di Mirella Gregori poco si sa e ancor meno si parla, a differenza della logorrea cronica che accompagna il Caso Orlandi. Oltre alla pista del terrorismo internazionale, l’unica altra che si diffonde su entrambe le ragazze, e non solo sulla Vatican Girl, è quella del Ganglio, basata sulle rivelazioni di Marco Fassoni Accetti, che non è stata presa in nessuna considerazione dagli inquirenti.

    Eppure fornisce alcune notizie che meritano di essere rammentate, quantomeno per essere valutate, sulle motivazioni, le modalità e l’epilogo della scomparsa della ragazza.

    Il Ganglio sarebbe stata una organizzazione di laici gravitanti attorno al Vaticano, che voleva ostacolare la politica di Giovanni Paolo II e che avrebbe avuto una responsabilità precisa anche nell’attentato al Papa e rapporti strutturati con la STASI e la Gran Loggia di Londra. Il superteste ha fatto una ricostruzione che ha due caratteristiche: rende tutta romana la gestione della vicenda delle ragazze ed esclude i fatti di sangue.

    Le ragioni della sparizione della Gregori sarebbero state tre. La prima era fare pressione sul Quirinale, per l’affossamento della Pista bulgara e per la liberazione di Agca. Il che fa il paio con le acquisizioni delle inchieste classiche, anche se con qualche distinguo.

    La seconda sarebbe stata quella di esercitare una pressione sugli ambienti della Gendarmeria Vaticana, mediante un possibile ricatto a Raoul Bonarelli, entrato anche nelle inchieste classiche. Tramite l’ufficiale vaticano si voleva compromettere tutta la Gendarmeria, l’aiutante di camera di Giovanni Paolo II, Angelo Gugel – le cui moglie e figlia erano state in predicato di esser rapite al posto della Orlandi – e monsignor Konrad Hejmo, che gestiva le udienze ai presuli polacchi. Quest’ultimo doveva essere sostituito da padre Kazymierz Przydatek. A questo proposito faccio notare che alla luce delle vicende del corvo Paolo Gabriele ai tempi di Benedetto XVI, l’idea di gettare discredito sui collaboratori domestici di Wojtyla non sembra peregrina. Quella di sostituire Hejmo appare invece incredibile, in quanto quegli risultò poi essere un informatore dell’SB polacco e quindi contiguo al Ganglio. In quanto a Przydatek, egli era legato ai servizi di sicurezza interni del Vaticano e difficilmente poteva essere vicino al Ganglio. Per cui, se la connessione tra Bonarelli e la sparizione della Gregori, già precedentemente ipotizzata, appare credibile, il modo con cui si voleva usare l’ostaggio contro l’ufficiale vaticano era senz’altro differente da quello descritto.

    La terza ragione sarebbe stato l’uso della Gregori contro Paul Marcinkus e la sua politica finanziaria in appoggio a Solidarnosḉ. La ragazza, assieme ad altri due giovani – un bambino e un’altra adolescente – avrebbe dovuto propalare la voce che l’Arcivescovo avesse relazioni con precoci amanti di ambo sessi nei pressi della Stazione di San Pietro. Tale voce doveva essere messa in circolo sui mezzi pubblici di linea sulla tratta dalla Stazione alla casa dei Gregori. Su questo rilevo che assoldare minorenni per denigrare un prelato è possibile, ma mi sembra un poco buffo che il prerequisito sia che essi viaggino sui mezzi pubblici, né mi appare necessario far sparire la Gregori per farle svolgere questo strano compito. Colpisce però che si ammetta che le accuse contro Marcinkus sarebbero state fabbricate ad arte, a differenza di quanto affermarono i testi della Pista della Banda della Magliana, poi rivelatasi infondata.

    La scelta di Mirella Gregori sarebbe dipesa dal fatto che lei abitava nei pressi della casa di Bonarelli e il suo nome sarebbe stato fatto al Ganglio dall’interno del Vaticano, anche se non si sa da chi. Fabrizio Peronaci ha plausibilmente ipotizzato che sia stato il giornalista benedettino Brammertz, spia della STASI, referente di altri agenti in Vaticano e responsabile dell’edizione tedesca dell’Osservatore Romano. Del resto, anche Ferdinando Imposimato era convinto che i basisti vaticani del Sequestro Orlandi fossero lo stesso Brammertz e la guardia svizzera Alois Estermann.

    Interessante è la ricostruzione della dinamica della sparizione di Mirella Gregori. Com’è notorio, il padre della ragazza aveva difficoltà finanziarie. Lei stessa aveva promesso alla madre un intervento risolutore, cosa che è al centro di molte ipotesi investigative. Ebbene nella Pista del Ganglio si sostiene che la Gregori sia stata avvicinata da un finto prete e da una sedicente tesserata di Azione Cattolica – che in realtà era una tedesca agente STASI, nome in codice Ulrike – i quali le dissero che il padre era sotto ricatto degli usurai – che dal tenore del testo sembrerebbero essere legati alla Banda della Magliana – ai quali, però, anche un importante prelato doveva dei soldi. Questo prelato poteva essere liberato dal debito grazie all’intervento di Marcinkus e dello IOR, ma doveva mettere in atto alcune manovre persuasive. Se la Gregori si fosse prestata ad aiutarlo, sarebbe uscita anche una somma per il padre. In quest’ottica sarebbe stata evidentemente usata la calunnia sessuale contro il Monsignore che la Gregori avrebbe contribuito a diffondere e che, una volta diffusa, sarebbe diventata un’arma di pressione su di lui perché tirasse fuori il denaro. Ma per realizzare questo progetto Mirella doveva stare fuori casa per qualche tempo. Per rendere credibile la promessa agli occhi della ragazza, un uomo di affari vicino a Renato De Pedis avrebbe prestato del denaro al padre di Mirella. A tal proposito rilevo che di questo prestito non vi è alcuna prova e che per denigrare Marcinkus non c’era bisogno di far sparire, sia pure per poco, una ragazzina; bastava che fosse di bocca larga. Infine, appare difficile che la Mirella a quindici anni potesse capire molto di questo intrigo, in cui manca l’elemento centrale di riscontro, ossia il nome del sedicente prelato, ricattato anch’egli e ricattatore. In sintesi, la Gregori fu plagiata sulla possibilità di aiutare economicamente il padre, ma non sappiamo che cosa le fu proposto.

    Molto più credibile è quello che sappiamo anche da altri testimoni, che convergono con le rivelazioni della Pista del Ganglio. La Gregori aveva conosciuto un ragazzo biondo, con cui era stata vista in giro. Credo sia lo stesso che l’abbia invitata in macchina e a cui lei disse di no, almeno al principio. Questo ragazzo, svizzero tedesco, le era stato messo avanti da chi voleva plagiarla. Egli, parlando a Mirella, le aveva confidato di averla conosciuta l’anno precedente quando era stata in vacanza all’estero – e in effetti la famiglia aveva soggiornato in Francia o in Isvizzera – e di essersi innamorato di lei; affermava di vivere in Italia in quel periodo ma con documenti irregolari, in una pensione a Porta Pia. La ragazza si era innamorata e avrebbe voluto persino per lui lasciare il suo fidanzatino. Ma bisognava che lei seguisse un altro copione. In realtà il giovane biondo faceva parte di un trio di agenti tedesco orientali e di cui faceva parte anche la Ulrike. La STASI era in effetti solita circuire emotivamente molte sue vittime, per cui l’idea che la Gregori sia stata plagiata, se non addirittura nel corso del tempo trasformata in una sorta di agente è più credibile e compatibile con la sua sparizione silente e tranquilla. Come però l’infatuazione di Mirella si legasse con l’aiuto economico al padre così da diventare per lei un unico movente per accettare di scomparire, non sappiamo. Forse la Gregori, avvicinata dalla strana coppia di cui dicevamo, si confidò con la nuova fiamma la quale, ovviamente, si offrì di collaborare con lei, dandole ospitalità? O fu proprio il giovane misterioso a proporle un aiuto per il padre? Il dato obiettivo è che un ragazzo biondo è stato presente negli ultimi mesi della vita della Gregori, prima della sparizione. Un dato sufficiente per indurla a scomparire per qualche ora, che poi divennero quarant’anni.

     

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    • Redazione

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