DEZINFORMATSYA: LA MILITARIZZAZIONE DELL’INFORMAZIONE NELLA RUSSIA DI PUTIN

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    di Bruno Chiavazzo

    Negli anni della “guerra fredda” la strategia messa in campo dal KGB per “inquinare” i media occidentali veniva chiamata “disinformazia” (in italiano), lo scopo era quello di diffondere false notizie per fiaccare l’opinione pubblica dei paesi del mondo libero. Oggi si chiamerebbero “fake news” e ancora svolgono ottimamente il loro scopo.

    Infatti quasi tutti i media hanno preso per buona la notizia, diffusa dalle agenzie russe, di un attacco con droni al Cremlino da parte degli ucraini. Una cosa senza nessun senso e a nulla sono valse le smentite di Zelensky e dell’esercito russo.

    Le televisioni russe e i social, sottoposti ad un controllo ferreo del regime di Putin, hanno continuato a “loop” per tutta la giornata ad accusare gli ucraini, la Nato e, ovviamente, gli Stati Uniti di aver progettato e messo in opera il presunto attentato per colpire direttamente Putin, come se il tiranno russo che vive in una bolla blindata, non vede nessuno, si fa controllare i pasti  in qualche bunker supersegreto, passasse le sue giornate all’ombra delle cupole del Cremlino.

    E’ chiaro come il sole che si tratta di un opera di disinformazia o di “false flag” (falsa bandiera) come si dice nel gergo dei servizi segreti, per ricompattare un’opinione pubblica russa, sempre più in difficoltà dalle sanzioni occidentali e dal costo di una guerra che sta dissanguando l’economia.

    Ma come sempre il diavolo fa le pentole ma non i coperchi. La messa in scena dell’attentato, infatti, fa acqua da tutte le parti. Intanto se fosse vero, vorrebbe dire che un drone partito dall’Ucraina, dal peso superiore ad una tonnellata, avrebbe attraversato 700 km di territorio russo senza essere abbattuto, questo significherebbe che la Russia non ha uno scudo anti-aereo decente e che la sua “potenza” militare è solo una tigre di carta.

    Il drone sul Cremlino, com’è altamente probabile, non è partito dall’Ucraina, ma spedito da sabotatori interni nelle vicinanze di Mosca. Oppure è stato “teleguidato” dagli stessi russi con il placet di Putin. Infatti, le riprese perfette del drone che scoppia, fatte da diverse angolazioni e con indubbia maestria per essere diffuse in Occidente, lasciano pensare che sia stata tutta una sceneggiata per dare il via ad una massiccia ripresa dei bombardamenti “ad minchiam” sul territorio ucraino nella speranza che la paura costringa Zelensky e i suoi ad arrendersi.

    In tutti i casi Putin sembra alla frutta, un’invasione immaginata con i carri armati per le vie di Kiev con la folla festante che omaggia i “liberatori”, si è rivelata, dopo più di un anno di guerra, una sconfitta epocale per il tiranno e i suoi fedelissimi. Qualcosa fa pensare a Gheddafi, Saddam Hussein e tanti altri dittatori, compresa la loro fine.

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    • Redazione

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