
di Francesco Pontelli
Il governo Draghi , quello dei migliori (*) varò una manovra fiscale da 8,7 miliardi finalizzata alla riduzione del cuneo fiscale, con il modesto risultato di avere una riduzione della pressione fiscale di circa 27 euro per il contribuente medio e 37 per i redditi superiori ai 38.000 euro.
Una manovra, quindi, con effetti minimi in termini di alleggerimento fiscale, la cui dinamica ancora oggi non risulta compresa dal governo Meloni.
Questo, infatti, destina altri 15 miliardi sempre per la riduzione del cuneo fiscale ma con un medesimo mediocre risultato, cioè un risparmio fiscale di 260 euro per i redditi medio-alti.
Va ricordato, innanzitutto, come i quindici (15) miliardi stanziati risultino pari al finanziamento per tre (3) anni dello sconto sulle accise, questo invece fortemente deflattivo, e come questa manovra finanziaria trovi il sostegno proprio dalla componente politica sostenitrice della flat tax e quindi del vantaggio fiscale indipendente dal reddito dichiarato.
Andrebbe sottolineato, infatti, come questa “rivoluzione fiscale” non solo tradisca il principio del vantaggio uguale per tutti (flat) , in quanto favorisce i redditi medio-alti, ma addirittura arrivi ad adottare l’inversione della progressività delle aliquote fiscali, basata sul principio della utilità marginale decrescente denaro.
In altre parole , questa manovra determinando un maggiore vantaggio fiscale per i redditi medio-alti rispetto a quello di medio bassi, non solo azzera il principio della flat tax ma addirittura inverte quello della progressività del prelievo fiscale ed inaugura una nuova dottrina economica e fiscale basata sulla incredibile inversione del principio economico della marginalità decrescente del denaro al crescere dei redditi.
Ovviamente ogni governo ha la leggitimità per operare in autonomia e leggitimità in virtù del mandato elettorale.
Dimostrare, tuttavia, di non essere neppure in grado di comprendere nulla dagli errori dei propri predecessori come il governo Draghi,
rappresenta un limite inaccettabile per chi vorrebbe guidare il paese all’interno della ennesima crisi economica e strategica.
Una qualsivoglia manovra finanziaria, in più a debito, non può in nessun caso sostenere e tantomeno determinare un accrescimento della distanza sociale ed economica tra i cittadini.
(*) la sua eredità nei 18 mesi di governo è stata di 148 miliardi di nuovo debito pubblico, circa 8,2 miliardi al mese .





