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Cuba sempre più al buio, l’Avana: “Siamo nella morsa degli USA”

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USA - Cuba

Teatro di confronto tra Cina e Stati Uniti – Raffica di blackout nell’isola. Trump: “L’Avana è una minaccia per gli Stati Uniti”

Cuba sempre più al buio. Un nuovo blackout (30 ore senza elettricità solo negli ultimi giorni) ha colpito L’Avana nella notte tra domenica e lunedì. L’isola è sommersa da una potente crisi economica.

Mentre sono frequenti le proteste di piazza e non fanno ancora breccia le riforme che per la prima volta aprono ai mercati dei privati, rimane alta la tensione con gli USA.

Si stringe infatti la morsa imposta dagli Stati Uniti che hanno bloccato da mesi i flussi petroliferi provenienti dal Venezuela verso L’Avana.

Dietro la crisi con Cuba c’è il confronto tra USA e Cina. Le relazioni tra Cuba e la Cina, infatti, rappresentano un asse geopolitico e strategico di fondamentale importanza, caratterizzato da un’affinità ideologica, una profonda cooperazione economica e rilevanti implicazioni sullo scacchiere internazionale.

Nel 1960, Cuba è stata la prima nazione dell’America Latina a riconoscere ufficialmente la Repubblica Popolare Cinese (diplomaticamente fondata nel 1949). Nonostante l’inizio promettente, le relazioni conobbero una fase di raffreddamento negli anni ’60 e ’70 a causa dell’allineamento dell’Avana con l’Unione Sovietica nella disputa ideologica sino-sovietica.

Con il crollo dell’URSS e il conseguente Período Especial a Cuba, l’Avana cercò nuovi alleati strategici. Allo stesso tempo, la Cina guidata dalle riforme di Deng Xiaoping iniziò a espandersi globalmente.

La Cina è uno dei principali partner commerciali dell’Isola

Ora Pechino esporta verso Cuba macchinari, veicoli, prodotti tecnologici ed elettrodomestici, ed è acquirente di prodotti cubani come zucchero, nichel, rum e prodotti della biotecnologia.

Negli ultimi anni, la Cina ha finanziato progetti nella Zona Speciale di Sviluppo Mariel, oltre a inviare aiuti ed equipaggiamenti per il settore energetico cubano (inclusi impianti fotovoltaici e donazioni di riso durante le crisi alimentari ed energetiche dell’isola).

A differenza dell’ex Unione Sovietica, la Cina evita il ruolo di “patrono a fondo perduto”. Pechino gestisce la cooperazione attraverso criteri di mercato, linee di credito e ristrutturazioni periodiche del debito anziché tramite sussidi illimitati.

I legami tra Pechino e L’Avana sono attentamente osservati dagli Stati Uniti per la vicinanza geografica dell’isola alle coste americane. Diversi report di intelligence statunitensi hanno evidenziato la presenza di stazioni di monitoraggio e intercettazione elettronica gestite o sostenute dalla Cina a Cuba per monitorare il traffico di comunicazioni degli USA.

L’Avana ancora al buio

In questo scenario, l’azienda statale Union Electrica (UNE), nella notte, ha segnalato sui social una “disconnessione totale” della rete elettrica nazionale, lasciando Cuba – inclusa la capitale, L’Avana – al buio.

Il ministero dell’Energia e delle miniere cubano ha dichiarato su X che l’interruzione di corrente è avvenuta nella notte e che sono stati attivati “tutti i protocolli per il ripristino del sistema elettrico”.

Segnata, negli ultimi cinque anni, da una grave crisi economica, Cuba subisce frequentemente blackout totali o parziali a causa di infrastrutture obsolete e carenza di carburante. Cresce il malcontento e sono frequenti le proteste in piazza.

Il sistema energetico dell’isola si basa su sette centrali termoelettriche che hanno più di 40 anni e versano in condizioni di degrado variabile.

Le interruzioni di corrente sono peggiorate da gennaio, quando Washington ha imposto un blocco petrolifero all’isola, complicando l’approvvigionamento di carburante per le centrali elettriche e i generatori di emergenza, che solitamente funzionano a diesel. Un combustibile, quest’ultimo, importato dall’estero.

Lo stop di energia spesso si verifica di notte quando la domanda sulla rete è minore. E in molte case i ventilatori e gli interruttori rimangono sempre in modalità accesa. Una sorta di ‘avviso’ ai cubani sul ritorno dell’elettricità.

Così (chi ha i fornelli elettrici) inizia a preparare il cibo in modo da mettersi al riparo dalle nuove interruzioni. Nei paesi più piccoli – come raccontato dal New York Times – si utilizza il carbone o i fuochi improvvisati per cucinare.

Al momento non si sentono ancora gli effetti delle riforme recentemente annunciate dal governo cubano per fronteggiare la congiuntura economica negativa e la stretta imposta dagli Stati Uniti.

Per la prima volta nella storia il Partito comunista cede al mercato dei privati. Più autonomia per le imprese statali e le amministrazioni locali, nuovi operatori nel settore turistico e una rafforzata disponibilità agli investimenti dall’estero sono le misure studiate dal governo guidato dal presidente cubano Miguel Diaz.

La parte occidentale di Cuba è già stata colpita sabato scorso da un blackout. La situazione si è normalizzata il giorno successivo ma solo per poche ore, fino all’ennesimo guasto elettrico della scorsa notte.

Cuba, con una popolazione di 9,4 milioni di abitanti, sta vivendo il sesto blackout della rete nazionale dall’inizio dell’anno. In meno di dieci giorni e dal mese di luglio, l’isola è rimasta al buio (per diverse ore consecutive) per tre volte.

Si tratta, inoltre, dell’undicesima interruzione di elettricità su larga scala dalla fine del 2023. Nelle ultime settimane, i blackout nella capitale hanno superato le 30 ore consecutive, mentre nelle zone interne del Paese possono durare diversi giorni.

L’Avana attribuisce la responsabilità di questa crisi energetica a Washington, mentre gli Stati Uniti replicano accusando l’isola di una cattiva gestione economica.

Da gennaio, Washington ha autorizzato a Cuba l’arrivo di una sola petroliera russa – con un carico di 100.000 tonnellate di greggio – giunta a marzo.

Le relazioni tra Stati Uniti e Cuba si sono notevolmente deteriorate dall’inizio dell’anno, in particolare in seguito alla cattura del presidente venezuelano Nicolás Maduro, alleato del governo cubano.

Trump: “Cuba comunista è una minaccia per gli USA”

Donald Trump considera l’isola – separata dalle coste della Florida da 150 chilometri di mare – un ‘fortino’ comunista e una “minaccia straordinaria” per la sicurezza nazionale degli Stati Uniti. Il presidente USA ha più volte avvertito che potrebbe “assumerne il controllo”.

I cubani temono di essere intrappolati dagli americani sulla scia modello Venezuela, dove, con un blitz, nel gennaio scorso, l’amministrazione Trump ribaltò il governo con la cattura a Caracas di Nicolás Madur

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