
di Giorgio Cattaneo
Crocifisso in sala mensa, come Fantozzi, per aver osato pronunciarsi contro la mania di installare croci sulle vette dei monti.
Gogna pubblica per il direttore della rivista del Cai, che si è permesso di dire: passi per quelle che già esistono, ma evitiamo almeno di aggiungerne altre (non fosse che per rispettare l’integrità naturale dell’alta quota). Immediatamente attaccato da ben tre specchiatissimi ministri: Salvini, Santanchè e Tajani.
Da qui le scuse del presidente del Club Alpino, dispiaciuto per la lesa maestà crociata. Al che, le contromosse: dimissioni risentite del direttore della rivista e pure del responsabile del sito. A ruota: lo sciopero di tutti i collaboratori, fino alla reintegrazione del reo, killerato da una polemica distorta e manipolata dalla malafede, oltre che dall’ansia molto italica di compiacere le divinità vaticane.
Muti sul Mes e sulla guerra, i ministri infatti ritrovano tutto il loro fiato per tuonare contro il povero giornalista-alpinista: una follia, pensare di rimuovere le croci. La replica del Cai: rimuoverle? Ma no: nessuno ha mai proposto una cosa simile. Vero. E tra l’altro sarebbe una specie di sacrilegio, a quanto pare: qualcuno può quindi arrogarsi il diritto di “possedere” simbolicamente anche le montagne, emblema di elevazione verso il cielo.
Quanto al baldo governo tricolore, sempre pronto alle crociate: non mosse un dito, qualche anno fa, quando la Francia provò ad annettersi simpaticamente la sommità del Monte Bianco, da sempre condivisa. Episodio senza precedenti: Macron fece recapitare al rifugio (italiano) la cartella esattoriale, chiedendogli cioè che le tasse le versasse a Parigi.





