Home Cultura COSA CI HA INSEGNATO VILFREDO PARETO (1848-1923)

COSA CI HA INSEGNATO VILFREDO PARETO (1848-1923)

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Vilfredo Pareto, morto il 19 agosto di 100 anni fa, oltre a tante geniali intuizioni, tra cui la famosa “circolazione delle élite”, a mio avviso, è degno di essere ricordato anche per averci insegnato che le ideologie – che egli chiamava “derivazioni”- non sono che mascheramenti e travestimenti “logici” di sottostanti e spesso inconsapevoli passioni umane irrazionali – che egli chiamava “residui”- dai quali appunto quelle ideologie venivano derivate. Di qui – secondo Pareto- scaturiva un ritorno potente dei miti e delle religioni (in forme mondane) nel pieno della modernità e della secolarizzazione, che in teoria sarebbero, invece, destinate a liquidare totalmente il mito ed il sacro.
Da queste sue intuizioni generali io personalmente ho tratto ispirazione per ricercare – ed alla fine per ritenere di avere individuato- quale sia da almeno due secoli la “passione dominante” che si nasconde dietro le ideologie “rivoluzionarie”. Queste ultime, per bocca di intellettuali illuminati, che si credono depositari esclusivi (si noti solo in Occidente) di una “vera dottrina” delle leggi della Storia, hanno predicato (e tutt’oggi predicano) non già un perfezionamento graduale e pacifico (riformista e liberale) della società occidentale, ma bensì, sulla base di una visione della realtà attuale come “mondo alla rovescia” (un vero “inferno terrestre”), un suo ribaltamento ab imis, un suo capovolgimento totale e, quindi, la necessità di farne preventivamente (ieri con la violenza, oggi con una “rivoluzione culturale”) una “tabula rasa”, da cui dovrebbe poi magicamente scaturire finalmente -tutto d’un colpo- una “società perfetta”, depurata dai germi e dai geni del Male (ieri la proprietà privata, oggi le diseguaglianze e le discriminazioni vere e presunte).
Della persistenza di queste ideologie “rivoluzionarie” (oggi non più violente, ma “culturali”) nel mondo contemporaneo sono evidenti tracce (o sintomi) le tendenze verso una generale inversione cognitiva, etica e normativa che si manifestano per esempuo nel multiculturalismo, secondo cui gli europei dovrebbero rinunciare alla propria tradizione, identità, cultura e costumanze – e persino alle loro norme giuridiche, anche costituzionali- per far posto a quelle altrui anche se illiberali e quindi in conflitto con le proprie; esse si manifestano anche nell’ideologia del gender che giunge a sostenere antiscientificamente il carattere non biologico, ma di mera costruzione sociale delle differenze sessuali tra maschi e femmine. Di questa inversione normativa può essere considerato sintomo anche l’ambientalismo radicale e apocalittico. Quest’ultimo, in nome della salvezza dell’umanità, descritta come sull’orlo del baratro dell’estinzione dovuta ad una fantasmatica “catastrofe climatica” e dietro la parvenza logica e “scientifica” dell’origine antropica del riscaldamento globale (una teoria discutibile e controversa negata da molti scienziati di rilievo, tra cui diversi premi Nobel), predica un’inversione ed un ribaltamento totale dell’attuale modello di sviluppo con un piano dirigista (come quelli dell’URSS), sovvenzionato dagli stati. Tuttavia ciò ci farebbe ritornare ai secoli davvero bui dell’energia solare ed eolica, rinunciando alle vere nuove tecnologie energetiche (come il nuovo nucleare e l’idrogeno) e invertirebbe il corso dello sviluppo tecnologico moderno, in favore di tecnologie vetuste ed inefficienti, quanto insostenibilmente costose, che penalizzerebbero solo le industrie e i bilanci pubblici occidentali. Insomma al fine di evitare una catastrofe fantasmatica predica una catastrofe certa, almeno per l’Occidente e l’Europa in particolare.
Emblema di tutte queste tendenze è la “cancel culture” e l’ideologia “woke” di origine americana e di carattere apertamente distruttivo verso la cultura e lo stesso “uomo bianco” occidentali.
Orbene a me pare evidente che la “passion predominante” che si cela dietro queste variegate e persistenti ideologie rivoluzionarie (sposate per la prima volta nella storia -e per concreti interessi politici e finanziari- dalle attuali élite dirigenti occidentali “progressiste”) sia una paradossale e patologica avversione profonda e primigenia per la propria società, la propria cultura, la propria tradizione, comunità e ambiente sociale e familiare. Non a caso quell’avversione (almeno bi-secolare) ha trovato un terreno fertile nel narcisismo patologico di molti intellettuali (alcuni definibili “disadattati”) in cerca costante di un’ideologia che li distingua dal volgo profano e li costituisca in élite di maestri e pedagoghi, nonché aspiranti (e frustrati) capipopolo. Papa Ratzinger chiamava tale passione negativa “un patologico odio di sè dell’Occidente”. Il filosofo conservatore inglese, Roger Scruton, la chiamava “oicofobia” (odio per la propria casa natale). La sostanza è la medesima.
Abbiamo detto che si tratta di una passione “almeno bisecolare” perché nel mondo moderno è riapparsa con i giacobini russoviani. In realtà credo (con il compianto sociologo Luciano Pellicani) che si tratti di una passione di origine religiosa molto più antica perché può essere considerata un risveglio dello gnosticismo protocristiano che vedeva nel mondo reale una creazione di un Dio malvagio, verso la quale i Puri, illuminati dalla “vera dottrina” (gnosi), non potevano che opporre un rifiuto radicale e totale e che doveva essere ribaltata da una inevitabile palingenesi totale. Si noti che non a caso lo gnosticismo distingueva l’umanità in una èlite di figli della luce, in possesso della “vera dottrina” delle leggi della Storia (come si ritenevano ieri i bolcevichi e come oggi si ritengono i nuovisti, adoratori acritici del “nuovo” e liquidatori pregiudiziali di ogni tradizione, autodefinitisi “progressisti”) ed una maggioranza amorfa e imbecille di figli delle tenebre.
Credo insomma che tutto questo confermi la summenzionata tesi di Pareto: le ideologie non sono che “derivazioni” apparentemente logiche (ed anzi mitico-religiose) di passioni umane “non logiche”.

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