
di Giuseppe Augieri
Proporrei una riflessione in più (senza cadere nelle teorie del complotto) sul “gioco” internazionale in corso, nel quale la Palestina funge da pedone degli scacchi messi su una scacchiera molto ampia: si sta sviluppando una strategia, con i “pezzi pesanti” che sono, per ora, non ancora in gioco e che aspettano di avere la scacchiera “libera” dall’intralcio dei pedoni per mettersi in movimento.
Non è solo questione di antiamericanismo, quello che – come qualcuno accusa – muove un pezzo della sinistra ad essere schierata contro Israele. A me sembra manchi a questa parte di – e forse a tutta la – sinistra la consapevolezza che è in atto uno sconvolgimento degli equilibri mondiali. Esso nasce dal rifiuto di un pezzo di mondo di accettare la supremazia mondiale, o almeno regionale, delle potenze occidentali (che storicamente lo hanno detenuto), opponendo ad essa la prospettiva di un multipolarismo. Dalle ceneri della globalizzazione un nuovo bipolarismo?
Poco conta che il BRICS e altre aggregazioni “non allineate” siano ancora deboli e divise al loro interno. E’ possibile che i contrasti Cina/India e la posizione defilata del Brasile siano un freno a questa alleanza. Ma intanto ora esiste, e prima non c’era, una forma di aggregazione che mette in discussione alleanze, egemonie produttive, mercati e persino il dollaro come moneta di riferimento. La deterrenza nucleare nel nuovo dispiegamento di forze militari è solo un aspetto, forse quello che più spaventa, ma non l’unico della rivoluzione in corso.
Le critiche sull’azione della NATO, che si allarga all’area dell’est, non credo debbano vertere solo su un allargamento degli schieramenti militari che si stanno fronteggiando, oltretutto senza farne mistero. Dicono molto di più. Credo che la vicenda Ucraina e la spinta data alla Russia verso la Cina, ma anche la posizione recente della Turchia sui Palestinesi ed altri episodi trascurati (vedi Nagorno Karabach) vadano riletti non solo in chiave di egemonie militari.
In questo quadro, l’universo arabo, variegato sotto molti aspetti, sta sgomitando per avere un posto come ulteriore soggetto o per decidere come schierarsi. E non è un universo che conti poco: anzi. Mai sottovalutare chi possiede le materie prime indispensabili alla moderna economia: e non solo il petrolio. Anche qui gli aspetti economici, e di mercato la fanno da padrone.
La strage del 7 ottobre credo debba iscriversi in questo gioco. Hamas intanto ha vinto la sua battaglia: ha smantellato l’avvicinamento di Israele – e di chi è alle sua spalle – ad un pezzo del mondo arabo. Salta, per ora, un possibile assetto regionale dei rapporti di forza che vede certo Israele in gioco, ma sicuramente non come attore primario: e la posta in gioco è tanto importante che si sono realizzati accordi impensabili fino ad ieri. Come spiegare altrimenti il raccordo che si è realizzato tra Iran – via Hezbollah – e Hamas. Sciiti e sunniti storicamente nemici che trovano un comun denominatore nello scontro con Israele. E’ solo per quello? E’ quello che si teme si sia avviata è “solo” una guerra di religioni? Intanto, per caso, dalle mappe cinesi relative al Medio Oriente, sparisce il nome di Israele. E da Kim Jong-un parte l’ordine di assistere i palestinesi.
C’è una politica che prenda atto di questi accadimenti?
Interrogativi che non vedo presente nel dibattito politico e neanche nei think tank della sinistra.
Inutile pensare all’Europa: semplicemente non c’è.
Poi scopriamo di essere in ritardo su….. tutto.





