L’attacco dei macellai di Hamas ad Israele dello scorso 7 ottobre con squartamenti, fucilazioni sommarie, rapimenti di donne e bambini, ha tenuto banco per un paio di giorni sulla “libera” stampa occidentale. Poi, alla reazione di Israele, è subentrata la “marcia automatica” dei corifei palestinesi e delle povere vittime innocenti dei “nazisti” di Israele. I morti di Gaza, i bombardamenti, le donne piangenti, rappresentano i temi d’apertura di tutti i telegiornali al di qua e al di là dell’Atlantico.
E’ successo lo stesso con quell’altro macellaio di Putin, quando ha deciso di attaccare da un giorno all’altro l’Ucraina con bombardamenti feroci dove “coglio coglio”. Ospedali, scuole, supermercati, dopo i primi giorni di “solidarietà” pelosa agli ucraini, sono subentrati i distinguo, tipo la Russia sbaglia, ma anche l’Ucraina… L’Occidente non è più capace di tenere una posizione che sia una. E, nel frattempo, ricompaiono le stelle di David sulle case degli ebrei a Parigi, a Roma si bruciano le bandiere di Israele alla Fao e si corrodono con l’acido le “pietre d’inciampo” a Trastevere in ricordo delle deportazioni naziste.
Non serve a niente ricordare che negli “statuti” di Hamas o Hezbollah o dello stesso regime teocratico iraniano è prevista, nero su bianco, la distruzione di Israele e dell’intero popolo ebraico ovunque esso sia. Queste cose non fanno testo, giornalisti compunti con l’occhio umido, commentano le vittime di Gaza senza mai citare quello che ha fatto Hamas.
Sono più di ottomila i razzi lanciati dalla Striscia di Gaza su città e villaggi d’Israele, dove li hanno presi i soldi i combattenti di Hamas? E perchè quei soldi non li hanno usati per alleviare le sofferenze dei palestinesi? Intanto come ha raccontato sul Corriere della Sera, Suhaib Yussef, il figlio di uno dei sette fondatori di Hamas, i capi del “Partito di Dio”, vivono in Hotel a 5 stelle in Quatar e dispongono di patrimoni personali di milioni se non miliardi di dollari.
Ma tutto questo non fa testo, è più facile raccontare dalle confortevoli redazioni di Roma, Parigi e New York, il “dramma” del popolo palestinese, ma nessuno che alza il culo e vada ad intervistare i capi di Hamas nelle loro suites presidenziali o sui loro jet privati. Quelli sono strani e ad una domanda imbarazzante potrebbero mettere mano alla pistola, come Goebbels quando sentiva parlare di cultura.
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