
di NIno Orlandi
Per 30 anni, grazie alla distruzione per mano mediatico giudiziaria dei partiti, nei quali si formava la coscienza politica, non siamo stati più popolo, ma plebe. Una plebe che si faceva incantare da pifferai di varia natura e capacità, di diversa provenienza politica e culturale, ma destinati tutti a durare lo spazio di una breve stagione, sull’onda delle mutevoli simpatie dei giornali prima, dei like sui social poi.
Ci avevano convinto un po’ alla volta che la democrazia era roba vecchia, attraverso una propaganda martellante, promesse mai mantenute e nomina di governi in cui non c’era quasi traccia di coloro che avevamo eletto. E che avevano davanti a loro, quando andava bene, orizzonti limitati alla successiva scadenza elettorale: e non solo nazionale, ma anche regionale, se non addirittura locale.
Così il popolo, diventato plebe, non andava più a votare e sostituiva la lotta politica con il mugugno e la resa.
Il quadro politico attuale pare finalmente segnare una prima variazione di tendenza. Ciò perché il governo è nato sulla base non di una manovra di palazzo, ma da una chiara espressione della volontà popolare; pare avere avanti a sé un orizzonte di legislatura; ha espresso la volontà e dati i primi segni di non voler accettare la tutela e i tentativi di invasione da parte della magistratura; ha una guida che non teme di sfidare gli scontati attacchi della stampa orientata da editori legati a partiti e movimenti ostili.
Questo nuovo quadro politico, benché la sinistra lo osteggi in termini radicali, gioverà non solo alle forze che compongono l’attuale governo, ma anche in egual misura all’opposizione, che da uno scontro gagliardo, da un attraversamento del deserto non privo di insegnamenti ed anche dalle sconfitte, avrà modo di ritrovare e soprattutto rinnovare le proprie ragioni, i propri programmi e i propri messaggi.
E soprattutto gioverà all’Italia, che si sta avviando, se le cose andranno come sembra, verso una democrazia compiuta, un’immagine più credibile ed autorevole ed un ruolo all’altezza delle sue possibilità, dei talenti del suo popolo e della sua storia.





