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CHIEDERE SCUSA NO?

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di Segio Pizzolnte
 
Noi raccontiamo sempre (ci proviamo…) Tangentopoli e la fine della Prima Repubblica e il Caso Craxi e la distruzione dei cinque partiti che hanno fatto la Storia d’Italia (nel 1992 i partiti del Pentapartito avevano preso il 55 per cento dei voti, nel 1994 non erano più nelle schede elettorali…), dal lato dei magistrati e dei politici.
Bisogna raccontarla anche dal lato della stampa, dei giornali, dei giornalisti.
I quali si tirano sempre fuori o si mettono sempre sopra. E invece stanno dentro, spesso anche sotto, la coltre di fango che commentano e spesso creano.
Vedete Cazzullo. Ad esempio.
Scrive di Craxi da trent’anni almeno.
In qualche forma, non dico quale, partecipai ad una sua intervista, non dico a chi, 25 anni fa, sulla famiglia Craxi, che gli fece spiccare uno dei suoi (alcuni molto meritati) primi voli.
Per un certo periodo, subito dopo la morte di Craxi ci fu anche una sorta di frequentazione, sempre sul caso Craxi.
Era, lo dice lui, fra i giornalisti ad Hammamet, non solo durante l’ultimo periodo del dolore e della morte. Anche prima. E anche dopo.
Conosce bene la storia e la sofferenza e avrebbe dovuto quindi, avendo senso della storia spiccata e cultura politica, mettere le cose nel giusto posto.
E invece, in questi 30 anni, ha alternato carezze su una guancia e sberle nell’altra.
Sempre meglio rispetto a chi da solo sberle. Certo.
Cioè, Cazzullo, rientra in una categoria per la quale, Craxi era uno statista, e’ stato l’ultimo politico, ma i processi, ma la corruzione, ma le tangenti.
Loro sanno che è falso. Sanno che Craxi non ha mai preso tangenti, che non si è mai fatto corrompere, perché i corrotti gli facevano schifo.
Sanno che il Psi (come tutti i partiti), si finanziava anche con fondi irregolari. Sanno che nel 1989 tutti i partiti votarono nel Parlamento italiano l’amnistia per i finanziamenti irregolari. Sanno perché ormai ci sono prove storiche solidissime, che l’operazione Tangentopoli fu un golpe, perché il mondo economico e finanziario (e i giornali di proprietà..) e quello giudiziario (e i giornali dipendenti…), crollato il Muro, puntarono a smantellare il sistema politico ritenuto troppo autonomo, finendo per fiaccare il sistema democratico.
Sistema che aveva difetti, che poi è stato trattato come fosse “il difetto”.
E Craxi era “l’ultimo vero politico”, appunto, l’ultimo baluardo, del sistema politico e della politica come “primato”.
Lo sanno.
Ma siccome sono stati parte di quel racconto e del golpe, devono fare distinguo. Devono edulcorare. Devono raccontare mezze verità per nascondere le loro bugie. La loro partecipazione attiva ad una pagina immonda della storia.
In questa prima parte della sua prefazione al libro del Corriere, “Craxi l’ultimo vero politico”, Cazzullo racconta Craxi in ospedale, poco prima di morire, quando già aveva cuore a pezzi, diabete, cancrena, tumore.
Ed edulcora una cosa indegna. Mostruosa.
La versione dei giudici era che Craxi poteva tornare ad operarsi in Italia solo con i carabinieri fuori dalla stanza d’ospedale.
In scia con l’idea che Craxi facesse finta, che in realtà stesse benone, perché aveva un “foruncolo” al piede. Un “latitante” nel lusso.
Stava morendo invece.
E loro, i giornalisti al seguito che spernacchiavano, ironizzavano, ilarizzavano, prendevano per il c….
E prendevano le parole di un infermiere come fossero quelle del Primario
E così è stato anche dopo la morte.
Organizzavamo le commemorazioni, loro venivano sulla tomba, col taccuino in mano, per scrivere di come erano vestite le donne, di come erano truccate. E sempre alla ricerca del vecchio socialista inquisito per raccontare una valle di ladri. Gossip nero. Sulla tomba.
Alcuni venivano a casa di Bettino, andavamo in giro sui luoghi di Bettino, il bar, la Medina, la capanna sulla spiaggia, il bunker tedesco, i carri armati…si parlava, si scherzava, ci si commuoveva a volte. Ma il giorno dopo, sui giornali, il racconto era sempre lo stesso.
Sempre lo stesso: falso!
Cosa miserabile.
Escluso Gianni Pennacchi e Paola Sacchi.
Escluso loro.
Dovrebbero chiedere scusa.
E invece pontificano ancora.

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