
Sulla vicenda dei 3 bambini rom che alla guida di una automobile rubata hanno investito ed ucciso una signora, Salvini chiedendo di radere al suolo i campi Rom (l’avrà detto davvero?) ha sbagliato, e questo è innegabile.
Questo continuo richiamo al razzismo per soffocare il libero pensiero, creando distrazioni mirate e fabbricando strampalate giustificazioni per far passare in secondo piano fatti di questo tipo, però, sta diventando indisponente e soprattutto pericoloso.
È da quando ho l’età della ragione che vedo i nomadi (chiamarli col loro vero nome oggi pare non si possa più) vivere nell’illegalità e nel degrado sociale. Salvo rare eccezioni è una comunita di individui che rifiuta le regole sociali e vive di espedienti ai margini della società civile, non perché costretta, ma per scelta.
Se dirlo e scriverlo vuol dire essere razzista, allora io lo sono.
I tre bambini assassini non sono certo imputabili, ma sul banco degli imputati dovremmo avere il coraggio di metterci una buona volta tutto il loro discutibile sistema di comunità, punendo i veri colpevoli adulti, e allontanando dal paese chiunque dimostri di non accettare le regole della civile convivenza.
Questo dovrebbe valere per tutti: immigrati, italiani, Rom, e qualsiasi altra etnia.
Usare l’alibi del retaggio culturale e soffocare con gratuite etichetta di razzismo, nel nome della pluralità e della pseudo-integrazione, ogni voce che legittimamente richiama alla legalità, crea una società parzialmente tollerante, alle regole della quale alcuni cittadini hanno licenza di trasgredire mentre altri no.
Una società simile è destinata al caos e ad essere dominata proprio da quell’odio sociale che l’ostentato buonismo si propone di sconfiggere.





