Home Opinioni CHI VUOLE IL DIVORZIO DAGLI USA DELL’EUROPA NE PROVOCA LA DISGREGAZIONE

CHI VUOLE IL DIVORZIO DAGLI USA DELL’EUROPA NE PROVOCA LA DISGREGAZIONE

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di Luicio LEANTE

Coloro che si mostrano tanto ansiosi di separare l’Europa dagli Usa e di rottamare la Nato, al punto da dichiarare già estinta l’alleanza euro-americana, e con essa la Nato, sono, pur dichiarandosi europeisti, i peggiori nemici dell’Europa. E questo per la semplice ragione che, se venissero meno gli USA dal “teatro europeo” verrebbe meno non solo la Nato, ma anche l’UE e l’intero progetto europeo. Gli USA sono stati infatti, sin dal secondo dopoguerra fino ad oggi lo stato esterno più forte che ha agito come centro federatore degli stati europei usciti dilaniati dal conflitto mondiale. Non solo essi, dopo la espansione sovietica nei paesi dell’est europeo, sollecitarono sin dal 1947 (con la dottrina Truman del “contenimento”, sostitutiva di quella tradizionale isolazionista) e resero possibile, dopo il blocco di Berlino da parte sovietica nerl 1948, nel 1949 la formazione della Nato (a cui la Germania fu ammessa solo nel 1955), ma anche della CECA (la Comunità del carbone e dell’acciaio, che fu il primo embrione di quello che poi diventerà prima la CEE e poi l’UE) su impulso del segretario di stato George Marshall, autore del piano omonimo di massicci agli europei che molto favorì la costituzione della CECA. Non risponde quindi al vero l’accusa di Trump secondo cui la CEE sarebbe stata costituita “per fregare gli americani”. Né è vera la vulgata secondo cui gli americani si sarebbero opposti al processo di unificazione europea. Sono stati proprio gli americani che lo hanno favorito soprattutto con lo scopo di pacificare tra loro gli stati europei che per ben due volte nel XX secolo avevano obbligato gli americani ad intervenire in Europa. Da allora la presenza di un vincolo strategico-militare euro-americano ha costituito la condizione generale, strategica e di sicurezza perché gli europei facessero convergere i loro interessi comuni nel progetto europeo. 

Lo stesso progetto di una Comunità europea di difesa (CED) fu ideato e presentato dagli italiani Carlo Sforza ed Alcide De Gasperi sin dal 1950, ma fu promosso soprattutto dagli americani dopo lo scoppio della guerra di Corea che veniva ritenuta allora un prodromo di una possibile invasione sovietica dell’Europa). Bisognava, ai fini della difesa del confine europeo (spostato dalla Nato ad est sul fiume Elba) necessariamente coinvolgere i tedeschi che, però, erano allora impediti ad armarsi dal trattato di pace e anche poco vogliosi e disposti a farlo. Lo scopo della CED era quello di autorizzare i tedeschi a formare una sola divisione che, però non doveva dipendere da un ministro tedesco, ma doveva andare a costituire, insieme ad altre 5 divisioni degli altri stati europei, un esercito europeo (di sei divisioni), il quale avrebbe operato nell’ambito della Nato, ma che sarebbe stato politicamente diretto da un ministro della difesa europeo (probabilmente francese). I francesi in un primo momento aderirono e fecero anzi proprio il progetto della CED, ma cominciarono a tergiversare per dissidi con i tedeschi su vari particolari del progetto stesso e per l’opposizione dei nazionalisti francesi ad ogni riarmo della Germania.

Solo dopo un ultimatum del segretario di stato americano Dean Acheson (che minacciò i francesi di riarmare completamente la Germania) il patto fu approvato in sede europea il 27 maggio 1952. Il processo di ratifica e realizzazione del patto fu rallentato dalla morte di Stalin nel 1953 che attenuò sensibilmente i timori europei di un’invasione sovietica.

Il patto, nonostante le pressioni del segretario di stato americano Foster Dulles, venne però sconfessato definitivamente, con un pretesto procedurale, dall’Assemblea nazionale francese il 27 agosto del 1954. In quella fase i nazionalisti francesi, esacerbati dalle sconfitte nella guerra di Indocina, manifestavano una sempre più intensa contrarietà ad un qualsiasi riarmo tedesco, anche se minimo ed anche se limitato e controllato nell’ambito della Nato. La questione venne poi superata nel 1955 quando la Germania fu ammessa nella Nato e ad essa fu consentito un riarmo limitato.

Al fondo delle difficoltà del progetto della CED e di ogni ipotesi di “esercito europeo” vi è un problema strutturale: quale nazione europea lo dirigerà e ne deciderà l’impiego, le sue forme ed i suoi tempi? Da quale autorità politica prenderà gli ordini? A quale nazione apparterrà lo stato maggiore ed il suo capo? Le rivalità europee erano particolarmente acute negli anni ‘50 ed ancor oggi non sono sopite. Gli interessi dei vari paesi europei membri dell’UE sono ancor oggi sensibilmente divergenti ed impedirono allora (come impediscono oggi) la formazione di un esercito europeo.

Nella Nato le rivalità e le divergenze europee sono state superate proprio grazie alla presenza dominante di un un grande fratello enormemente più forte e capace di una sintesi strategica di livello superiore tale da garantire -almeno fino alla fine della guerra fredda- gli interessi comuni dell’Occidente. Gli USA hanno perciò svolto, superando le loro pulsioni isolazioniste, la funzione di paese federatore di ogni processo di convergenza e di unificazione degli interessi europei sia nella Nato sia nell’UE.

Se gli USA abbandonassero davvero l’Europa sono solo la Nato, ma anche l’Ue si disgregherebbe perché molti paesi non accetterebbero mai la supremazia e l’ombrello della Francia o della Gran Bretagna (o domani della Germania in via di riarmo) e troverebbero garanzie più credibili in accordi bilaterali di sicurezza e difesa con il grande fratello di sempre, gli USA.

Per questo gli europeisti che danno per già avvenuto il divorzio euro-americano e inseguono il sogno dell’esercito europeo rischiano di mettere in discussione le istituzioni europee e l’intero processo europeo.

Essi, per avversione ideologica e politica al nuovo presidente americano, Trump, approfittando di incaute dichiarazioni sue e di alcuni suoi collaboratori, stanno irresponsabilmente dando per scontata una presunta decisione di Trump di abbandonare la Nato e l’Europa che in realtà non c’è stata e non c’è se non altro perché sarebbe contraria gli interessi degli USA.

Trump ha solo chiesto un riequilibrio negli oneri militari e finanziari dell’Alleanza Atlantica e della Nato.

In realtà essi vogliono quella separazione e, facendo ripetere ad oltranza ai loro corifei mediatici che essa sarebbe già avvenuta o starebbe per avvenire, sperano che diventi una di quelle profezie che si avverano soprattutto perché sono pronunciate e ripetute dalla grancassa mediatica, al punto di divenire luoghi comuni.

E’ una tendenza pericolosa per la sicurezza e la stabilità dell’Europa. L’alternativa più ragionevole – e molto meno costosa- è quella della costruzione all’interno della Nato di un “pilastro europeo” di difesa e sicurezza da perseguire, non tanto con l’acquisto di nuove armi, quanto  attraverso un processo di coordinamento, omogeneizzazione e modernizzazione della forze armate nazionali dei paesi europei.

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  • Redazione

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