di Gianvito Caldararo
La Schlein sperava in un pareggio, invece è stata una sconfitta piena e dolorosa. La Elly è chiamata ad una duplice riflessione, la situazione della sinistra in Europa e in Italia.
Neanche la situazione europea aiuta la nostra Schlein, che fa registrare le dimissioni di Pedro Sanchez in Spagna, che evidenzia le difficoltà di Macron in Francia, alle prese con la riforma delle pensioni, la riconferma di Metsotakis in Grecia, la rielezione di Erdogan in Turchia e la vittoria di Viktor Orban in Ungheria.
A tale difficile situazione europea, si associa la critica situazione del PD e dei suoi potenziali alleati in Italia, cioè il M5S di Conte, Italia Viva di Renzi, Azione di Calenda, Alleanza Verdi-SI di Bonelli e Fratoianni e Più Europa di Emma Bonino. Un PD che non riesce a svolgere alcun ruolo guida nell’ambito dell’opposizione, anche perché si trova di fronte ad un arcipelago di formazioni con consensi da prefisso telefonico, un terzo polo che non decolla e un M5S che sembra avviato sulla via dell’estinzione. In una situazione del genere, il PD resta la risorsa per costruire una reale alternativa ad una destra che avanza in maniera impetuosa, sotto la guida di una grande comunicatrice qual è Giorgia Meloni.
La Elly Schlein deve prendere coscienza che per costruire una alternativa non basta un affannoso e caotico botta e risposta di polemiche quotidiane, ma necessita un argomentare serio e robusto di proposte in ogni direzione e sulle vicende più spinose quali: la riforma costituzionale, l’autonomia differenziata, la riforma fiscale, la riforma della giustizia, sulla transizione ecologica, sulla sanità, la pubblica istruzione, il lavoro e la formazione e i diritti civili.
Ma accanto ad una tale quotidiana e incisiva azione politica, necessita organizzare il partito sul territorio, nonché puntare a coinvolgere i governatori delle regioni del Mezzogiorno sull’Autonomia differenziata, i sindaci sulla situazione sanitaria e del PNRR, le forze sociali per i problemi dell’occupazione, gli operatori economici per una seria politica industriale, i giovani per i problemi della scuola.
In sintesi, significa mobilitarsi, aggregare, coinvolgere, in una parola sapersi mettere in ascolto, per meglio cogliere le esigenze della società. Un lavoro difficile, dopo anni di frequentazioni dei salotti, di esibizioni propagandistiche e di gestione del potere. E se è vero che la democrazia per essere vitale e rifuggire dal rischio di un individualismo e da una vasta passività, deve essere alimentata da un esercizio della cittadinanza e partecipazione, allora il PD provveda a farsi promotore di una legge elettorale che accanto alla preferenza, garantisca stabilità e governabilità.
Ma la Schlein, deve comprendere che tutto ciò non basta per costruire un’alternativa, ma che necessita realizzare una Conferenza programmatica, come quella che i socialisti realizzarono nel 1982 su “Meriti e i Bisogni”, per dare risposte chiare alle attese domande: Quale modello di società? Quale democrazia? Quale sistema economico e produttivo? Quale organizzazione dello Stato? Ed infine, realizzare una Convention nazionale dedicata a quei giovani che credono nell’impegno politico come strumento di democrazia, senza dimenticare quanto è sancito nella nostra Costituzione e riscoprire il valore dell’articolo 49, che stabilisce: “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”. Cara Elly Schlein, questo è il lavoro “cromatico” che ti attende per poter organizzare un grande Partito democratico e una forte coalizione di centro sinistra.
Sono certo che dopo la sconfitta, starai pensando – come dice il mio vecchio compagno socialista Enzo Mattina, “ad un PD sempre meno come centro di potere degli addetti ai lavori e sempre più come il luogo della ricostruzione di un pensiero forte e partecipato in questo nostro tempo di decrescenti aspettative e di ricorrenti tentativi di ritorno al passato”. E in tale direzione, potrebbe essere di aiuto l’opera e il pensiero di un grande socialista come Riccardo Lombardi, l’artefice delle “riforme di struttura” per cambiare la società e intaccare l’impalcatura capitalistica dello Stato. Il leader politico che aveva messo in guardia dal pericolo di una politica sottomessa alla finanza, dal passare da una economia reale a quella finanziaria, ma anche della necessità dell’unità a sinistra. Un leader al quale ispirarsi anche per la lezione in ordine al comportamento, fatto di onestà, di sobrietà e di moralità.
Maturo appare il tempo dove si sente l’esigenza e la necessità di un nuovo socialismo, che il nuovo PD della Schlein, potrebbe riscoprire pensando in grande e preparando la propria Bad Godesberg per una sinistra moderna , ridisegnando il rapporto tra politica e progetto. Alla Schlein, bisogna ricordare il giovane patriota venezuelano, Simòn Bolivar, che guidò il movimento di liberazione, il quale affermava: “L’arte di vincere la si impara nelle sconfitte”.
Moro, invece, agli amici democristiani faceva presente che “oggi dobbiamo vivere, oggi è la nostra responsabilità”. Comunque, il sole splende sempre dopo ogni tempesta, non bisogna mai disperare e non bisogna mai fermarsi. Il vero carattere di un leader si vede dopo una sconfitta. Speriamo che la presente sconfitta sia il punto di svolta per la Schlein, come fu la Battaglia di El-Alamein per Sir Winston Churchill, il quale disse: “Fino a quel momento non avevamo mai vinto, da quel momento non perdemmo più”.




