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Ceuta insegna: Patto UE su migrazione deve entrare in piena operatività

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Patto UE su migrazione

Intanto la Spagna è in procinto di regolarizzare oltre 1 milione di immigrati irregolari che poi potranno spostarsi in tutt’Europa

L’incontrovertibile catastrofe di Ceuta è la sconvolgente fotografia di uno Stato che pretende di affrontare un fenomeno complesso e dirompente con un’utopistica e lunare visione ideologica.
E quando in uno Stato l’ideologia sopraffà il buon senso e il raziocinio, è il caos a governare quello Stato.

Ci sono solo due metodi peggiori per affrontare il fenomeno dell’immigrazione: o l’assenza di regole o la presenza di regole sbagliate.
Ebbene, la Spagna è riuscita a usarli entrambi.

Dopo aver, infatti permesso l’ingresso indiscriminato di immigrati clandestini sprovvisti dei requisiti per ottenere il diritto di asilo, ne ha poi regolarizzato la posizione di ben 500.000.

E, come se non bastasse, è in procinto di regolarizzarne oltre 1 milione.
Un milione di immigrati giunti in terra spagnola grazie alle organizzazioni criminali e senza alcun diritto per rimanervi.

Un milione di immigrati che, pur non in possesso della cittadinanza spagnola, avranno un permesso di soggiorno grazie al quale potranno spostarsi in tutta l’Europa.

Chi oggi plaude con ebete ammirazione al premier ispanico alla “playa” (mentre nelle coste di Ceuta si recuperano ancora centinaia di morti affogati), si chiede cosa accadrebbe se tutti gli Stati dell’Unione adottassero la stessa procedura?

Ma l’aspetto più paradossale è che, così facendo, i filo-europei più sfegatati sono diventati improvvisamente sovranisti.

I fan di Sánchez, infatti, sono gli stessi che, fino a ieri, erano i primi fautori del: “ce lo chiede l’Europa!”

Sono gli stessi che bocciavano ogni iniziativa del governo italiano tesa alla difesa dei confini, che stappavano bottiglie di champagne vedendo il ministro dell’interno che ritardava gli sbarchi finire sotto processo,
che sostenevano l’attivismo giudiziario quando impediva i rimpatri.

E, ne farlo, si rifugiavano sempre dietro le sentenze della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo e nel metodo di approccio dell’Unione Europea che pretendeva di risolvere il problema con una fantomatica “redistribuzione”.

Ora che il problema è inevitabilmente esploso in tutta Europa e gli Stati hanno preso atto dell’indifferibile necessità di contrastarlo, quelle stesse persone rinnegano l’Europa.

Ora che gli Stati Europei hanno siglato un Nuovo Patto sull’Immigrazione e varato un Nuovo Regolamento Europeo sui Rimpatri con l’obiettivo dichiarato di aumentarne il tasso e facilitarne le procedure, riconoscendo, così, il diritto di una nazione di difendersi dall’invasione, quelle stesse persone rifiutano le norme sovranazionali.

Seppur a ogni azione segue una reazione uguale e contraria, è vero che, probabilmente, il motivo scatenante dell’invasione di Ceuta non sia addebitabile alla sola assurda politica migratoria spagnola.

È possibile che i migranti vengano usati come una vera e propria “arma” di ritorsione da parte di Stati esteri per svariati motivi.

Ma sono come dei missili che ci vengono lanciati contro, ben sapendo che non abbiamo alcuna contraerea, alcuna difesa, che non possiamo fermarli né rimpatriarli velocemente.

E, allora, è anche per questo motivo, tanto più per questo motivo, che il percorso iniziato con l’approvazione del Patto europeo sulla migrazione deve andare avanti ed entrare in piena operatività.

Discostarsi da tale approccio in tale momento storico, non è accoglienza, non è solidarietà, è la rinuncia a decidere chi entra, come entra e a quali condizioni.

È l’accettazione della resa e del caos.

È Ceuta!

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