
di Savin di Scanno
La nostra Sicurezza Nazionale riporta, sul suo sito, una accurata biografia del Generale Cesare Ame’, ma una frase colpisce immediatamente quando si legge dell’ alto ufficiale “..Uomo di grande intelligenza ed acume”. Per lo scrivente è un grande privilegio poter dedicare un articolo ad un personaggio che in uno dei periodi storici più difficili della Storia di Italia ha ricoperto il suo ruolo con Onore e capacità. Il biografo Carlo De Risio scrive di Ame’ come del “Generale venuto dalla gavetta” perché tale era stata la sua vita e la sua carriera.
Prima dello scoppio della 2da guerra mondiale, appena nato il Servizio Informazioni Militare, Ame’ fu inviato nel Nord Africa francese per la sua prima complessa missione estera.
Ame’ intuì e comprese che lo spionaggio doveva basarsi su “piani di medio e lungo termine” finalizzati alla realizzazione di accurate reti informative. Ciò diventa evidente nel suo scritto “Guerra Segreta in Italia 1940-43” dove è priorità creare centri esteri a tutela della sicurezza interna fino ad allora quasi del tutto inesistenti.
Divenuto nel 1940 capo del SIM , Ame’ strutturo’ il Servizio in 3 sezioni:
– Sezione Estera con compiti offensivi;
– Sezione Situazione per le attività di analisi;
– Sezione Difensiva con compiti di c.s.
In dipendenza delle 3 sezioni principali vi erano le componenti tecniche, dalle trasmissioni, della cifra, della cartografia, ecc.
Durante il periodo bellico, nella migliore tradizione italica, vi erano anche il SIS della Regia Marina, il SIA della,Regia Aereonautica, il CCMSS per il Controspionaggio poi assorbito dal SIM, il SIE del Regio Esercito e per rendere meno complicate le cose l’ OVRA.
Risultati quindi con lotte tra agenti, invidie, sabotaggi interni come se si dovesse giocare una partita di calcio parrocchiale.
Ame’ dopo lo scoppio del conflitto amplio’, come scritto in precedenza, i centri esteri.
Nel giugno 1940 erano 5, a dicembre 1940 28, a maggio 1941 56.
In merito alle attività operative ebbe successi insperati. Attività di infiltrazione a Shangai in ambito diplomatico britannico, operazioni nei Balcani come il famoso “falso messaggio” partito da Forte Braschi il 12/04/41 a firma Generale Dusan Simovis per permettere il dispiegamento di nostre unità verso offensiva slava, ma poi il capolavoro.
Perché di capolavoro trattasi l’ operazione ” Black Code” con attore protagonista il Maggiore dei Carabinieri Manfredi Talamo a cui i nostri ROS sono particolarmente legati nella memoria, che con 2 militari della sezione P riuscì a rubare i cifrari statunitensi nella ambasciata americana nel settembre 1941 permettendo importanti successi sul fronte Nord Africano da parte dell’ Africa Korps fino al novembre 1942, periodo in cui gli Alleati si accorsero che i loro messaggi erano “letti” dagli italiani.
Ma Ame’ non dimenticava il controspionaggio, e sempre con Talamo nell’ estate del 1942 disarticolo’ una rete di spie nella Capitale arrestando un agente “doppio” tedesco di nome Kurt Sauer ed altri agenti suscitando le ire di Kappler e delle SS che si ricorderanno di Manfredi Talamo facendolo fucilare alle Fosse Ardeatine.
Cesare Ame’ riceveva il rispetto e considerazione da parte dell’ ammiraglio Wilhelm Canaris capo dell’ Abwehr tedesco, e nelle note informative del Servizio Segreto Inglese; a Churchill veniva indicato come tra gli ufficiali italiani più preparati e competenti.
Dopo l’8 settembre 1943 il caos dell’ armistizio, con tutto quello che successe fino al 1945.
Ame’ sognava un ” Servizio Unico” con ampi spazi operativi e con “Visione Strategica”.
Oggi si leggono sui giornali e riviste specializzate che si vorrebbe realizzare questo ma poi si porrebbe la domanda sulla “Visione”.
“…soffrire e gioire in silenzio, di sconfitte e vittorie, dietro le quinte e lontani dalla politica e dalle sciabole e parate dei Fori Imperiali…”.
Questo era Cesare Ame’. Ragioni di stile impediscono paragoni con l’attualità, con le sue “derive”, ch vanno dai ristoranti della riviera romagnola fino ad altri capolavori capitolini.
Una cosa, o meglio un fatto è certo, a noi Italiani, a quelli “veri”, è tutto da dimostrare che siamo inferiori a più blasonate o rinomate “ditte” del settore, solo per ricordarlo….





