
di Giovanni Bernardini
Al termine della seconda guerra mondiale i confini di molti paesi dell’est Europa vennero radicalmente modificati, sempre a vantaggio dell’URSS. Ci furono di conseguenza enormi trasferimenti di popolazioni che trasformarono in profughi milioni e milioni di tedeschi, polacchi, ucraini, rumeni….
Fu un processo doloroso, spesso drammatico che tuttavia col tempo fu superato. Oggi nessuno parla più di profughi tedesco orientali o polacchi: i tedeschi vivono in Germania, i polacchi in Polonia, non sono profughi.
Quando nel 1948 il neonato stato di Israele dovette fronteggiare l’aggressione di una vasta coalizione di stati arabi che miravano semplicemente a distruggerlo molti arabi abbandonarono Israele. Un numero almeno altrettanto grande di ebrei abbandonarono nel contempo gli stati arabi, quasi sempre cacciati con la violenza dagli stessi. Prima del 1948 centinaia di migliaia di ebrei vivevano negli stati arabi, ora la loro presenza ammonta a poche migliaia, forse centinaia di persone.
Gli ebrei che abbandonarono gli stati arabi tuttavia non divennero profughi permanenti, La maggioranza di loro divennero cittadini israeliani, altri emigrarono nelle Americhe e divennero buoni cittadini dei paesi che li avevano accolti.
Diverso il discorso per gli arabi palestinesi che abbandonarono Israele. Questi sono diventati profughi in permanenza, si tramandano lo status di profugo da padre in figlio e sono enormemente cresciuti di numero nel corso degli anni. Nel 1948 furono al massimo sei, settecentomila gli arabi che abbandonarono Israele, oggi i “profughi palestinesi” sono circa cinque, sei milioni. Sono “profughi” i palestinesi nati ad esempio in Svezia o negli Usa, persone che non hanno mai messo piede in Palestina.
I profughi che restarono in medio oriente dal canto loro non sono mai diventati cittadini Giordani, libanesi o siriani. Da un lato i governi dei vari stati arabi non hanno fatto molto per integrarli, dall’altro i profughi non hanno in alcun modo cercato l’integrazione. Si sono accampati nei pressi del confine israeliano ed hanno cercato di indurre i paesi dei vari governi arabi, spesso restii ad affrontare avventure belliche, a far guerra ad Israele. In Giordania hanno anche tentato un colpo di stato, con conseguenti massacri ed azioni di guerra civile. Situazioni simili si sono create in Libano. Forse non è un caso che, mentre tutti parlano della situazione umanitaria a Gaza l’Egitto rifiuti di accogliere i civili palestinesi in fuga. Il governo egiziano da un lato esprime solidarietà con i civili di Gaza dall’altro si guarda bene dall’aprir loro le porte… strano vero?
Al di là di tutte le chiacchiere e le ipocrisie il punto centrale resta sempre lo stesso: il riconoscimento incondizionato del diritto di Israele ad esistere, ad avere confini sicuri e difendibili e, se aggredito, a difendersi.
I palestinesi, quanto meno i loro leader, tutti i loro leader, non riconoscono questo diritto e cercano in tutti i modi di distruggere puramente e semplicemente lo stato ebraico.
La trasformazione dei palestinesi in profughi permanenti è conseguenza di questo rifiuto. I palestinesi devono restare profughi fino a che Israele non sarà distrutto. Questa la realtà.
Tutto il resto… solo chiacchiere.





