
Per essere creduti bisogna essere credibili. Questo è un principio fondamentale. Questa è la stella che indicano i grandi maestri del marketing alle aziende.
La regola vale per un leader politico, come Matteo Renzi, il quale, dopo essere stato presidente del Consiglio, corre in giro per il mondo a fare conferenze a pagamento ma, sul piano dei consensi reali, si è perso nel gioco delle furbizie di giornata: oggi giornalista, domani parlamentare che abbozza finte giornaliere, come un giocatore di calcio; il tocco magico del passato non c’è più, è scomparso, sostituito dalle opinabili conferenze molto remunerative.
La regola vale anche per Massimo D’Alema, passati i 70 anni, nel suo ruolo di Advisory Board di Ernst & Young, società di consulenza globale. Se si va a vedere che forza politica reale abbia oggi – serve poco raccontarlo – come uomo d’affari è diventato davvero importante: Cina, tech, consulenze, uno status effettivo per l’ex premier, ma sul piano dei consensi l’immagine del leader è fortemente in caduta libera, lo ha già dimostrato presentatosi con la lista Articolo 1 che fece un clamoroso flop politico.
Lo stesso dicasi per tutto il mondo dei consulenti, tecnici, politici attirati dalle sirene della finanza globalista.
L’affidabilità e la credibilità sono venute sempre meno.
Sono rimasti burocraticamente degli spazi di manovra per piccoli manovratori dispettosi.
Il caso Di Maio resta un esempio di certificata e visibile impotenza politica anche per il principe dei “consulenti, un “tecnico strategico” come Mario Draghi, mai sceso dal Britannia, dove iniziò la svendita dei gioielli dell’industria italiana e proseguì poi negli incari della più importante banca d’affari al mondo, la famosa Golden Sachs per poi ritornare a frequentare e dirigere istituzioni europee e italiane.
L’elenco di questa lunga stagione degli opportunisti presunti tecnici e consulenti dalla lingua biforcuta e da una cultura del trasformismo politico è abbastanza lungo e visibile a tutti.
Un confronto storico si potrebbe proporlo con una domanda fondamentale: chi potrebbe pensare di vedere Bettino Craxi fare conferenze a pagamento girando per il mondo o facendo il consulente per grandi banche d’affari ? Lo stesso dicasi per Moro, Berlinguer, Andreotti, Cossiga leader che hanno lasciato un segno nella storia del paese.
È la fotografia palese di un passato e un presente che segna di un era che è pregna di cambiamenti e di sfide importanti ,ma che segna un vero differenziale culturale e politico .
L’Occidente dopo la caduta del muro di Berlino non ha più difeso quello che era un suo modello di sviluppo centrato sulle forme partecipative di progetti produttivi legati ad un welfare pregno di umanità e legami con il territorio: caratteristica storica della socialdemocrazia, ma ha visto le frange più radicali del comunismo europeo invadere e travolgere i partiti storici della socialdemocrazia liberale per indirizzarli verso alleanze spurie con il fronte delle multinazionali finanziarie e produttive molto disponibili anche ad aprire i cordoni delle borse per dare ossigeno ad un nuovo corso.
Su questo terreno il ruolo dei consulenti tecnici è stato un ruolo “di entrismo politico”, decisivo sullo schema tipico della cultura dei gesuiti. Lo sbandamento e la burocratizzazione della struttura europea in stato un atto di assoluto degrado ha sicuramente aiutato questa penetrazione perversa.
Se oggi se si fa un esame di realtà serio si trova un riscontro sempre più visibile .
Questo è un punto non certo secondario.
La stessa democrazia è fortemente messa in pericolo. La scelta di scegliere il primato della finanza, mettendo in secondo piano le decisioni politiche oggi rischia, in buona sostanza, di far implodere sotto il regno di una burocrazia degenerata tutto il disegno federativo europeo dei nostri padri.
Ecco perché è più che mai opportuno un vero consuntivo sul fallimento storico politico “degli ottimati e dei consulenti” in servizio permanente su un percorso fatto prevalentemente di disgrazie .
Nel fare un consuntivo va ben focalizzato va detto che il mondialismo è voluto dal comunismo finanziario, dai vari Soros e Bill Gates, ai quali corrisponde il progressimo woke, con tutti i corollari neo nazisti ormai evidenti e visibili, come ben sottolinea Silvano Danesi sul Muovo Giornale Nazionale
È storicamente noto. Molti “mediatori “ si scrivevano nel passato nelle file del Pd più che per convinzione per convenienza, magari pretendendo di fare pure un figurone e di trovarne un utilità concreta.
La lista è molto lunga specialmente dopo la caduta del muro di Berlino dove più che fare i conti con la storia la scelta di una certa sinistra la politica era indirizzata a favore del primato della finanza.
La scelta non fu casuale e le nefandezze non posso e essere nascoste sotto il tappeto .
Oggi, piaccia o meno, tutti i nodi arrivano al pettine. C’era chi persino andava a bombardare Belgrado in nome dei diritti umani clintoniane, ricevendone in premio un lascia passare politico e non solo.
Le dimissioni di Cottarelli segnano forse – c’è da sperarlo – la fine dei giochi dei consulenti presunti tecnici che stanno aiutando a spostare il primato della finanza su quello più naturale della politica prima in sede europea con le conseguenti ricadute nei paesi come l’Italia.
Queste presunte dimissioni sono il segnale più esplicito che la cultura politica e, in parte per gli allocchi, anche quella istituzionale ormai trae ispirazione nei giochi da circo equestre, senza più una bussola che segua i fondamentali della cultura politica. Il risultato è la disaffezione degli elettori ad ogni tornata elettorale .
Non risulta nemmeno più funzionale la griglia di un confronto politico indirizzato da giornali controllati da lobby che difendono interessi economici e speculativi .
Il senatore Cottarelli ha ben pensato di ritrovare una sua dignità e una sua piccola coerenza rinunciando al suo posto al Senato con tutte le ricadute del caso .
La lezione da trarne è che oggi, più che mai, ognuno ha delle proprie regole di convenienza.
Lo si è ben visto nella liturgia del congresso del Pd dove al posto del dibattito politico è andata in scena la rivalsa di piazza di Soros per consolidare un brand, il quale già controlla da tempo più di 200 deputati europei .
Una svolta politicamente non da poco specialmente in vista delle elezioni europee del prossimo anno.





