
di Giuseppe Augieri
Lo dico sommessamente. E se Meloni si stufasse e si dirigesse su soluzioni di elezioni anticipate?.
Un mondo che si interroga come riorganizzare se stesso; un’Europa che si interroga da che parte stare, e come; crisi politiche e crisi di democrazie che si addensano; guerre non risolte, aventi sul tappeto soluzioni che non risolveranno nulla; altre guerre all’orizzonte; una cultura antica, non vecchia, che deve resistere per salvare il salvabile delle sue origini. Una violenza senza fine. Un’Italia, in questo contesto, con difficoltà maggiori di altri Paesi perché ha carenze antiche alle quali sta assommando nuove carenze, rifiutando di fare i conti con se stessa, con la sua storia, con il suo degrado e con tutti i perché di questo.
E’ il momento meno adatto per colpi di testa. Oggi un minimo – e anche più – di credito internazionale, necessario per avere qualche boccata di ossigeno, c’è e si basa molto sulla solidità e stabilità del Governo. E’ un credito, è vero, datoci dal “nemico” finanza: ma quel “nemico” esiste, è forte, con lui dobbiamo fare i conti anche se non ci piace. Non ne possiamo fare a meno.
Una mossa che portasse ad una crisi di Governo sarebbe dunque irresponsabilità allo stato puro.
Eppure si legge che Ministri e Presidente del Consiglio sono stati denunciati alla Corte Penale dell’Aja e vi è chi brinda per questo: cioè quegli stessi che hanno preteso di riaffrontare nel Parlamento Europeo la ormai nota vicenda di Stato che coinvolge intelligence di più Paesi sapendo che l’unico risultato sarà, al più, quello dei già visti sorrisetti franco-tedeschi. Si legge che vi sono piogge di interrogazioni perché il “Governo spieghi….” mille iniziative, anche personali dei ministri e persino di chat tra colleghi; che si moltiplicano accuse gravissime di spionaggio verso la stampa e di uso distorto dei servizi; che non c’è provvedimento che meriti, a parere dell’opposizione, qualcosa di diverso dalla patente di “fascista”, di iniziativa “per affamare il popolo”, di “drammatico errore che si sta commettendo”, senza dire un briciolo di cosa fare invece ma incalzando la piazza per manifestare contro.
Vuol dire che siamo ad un livello di opposizione che vorrebbe scimmiottare il filibustering. Con due differenze di base: quella rispettabile pratica parlamentare è stata ed è utilizzata fuori Italia per bloccare una singola legge e qui invece si intende bloccare ogni attività; ma soprattutto che il vero filibustering impegna in prima persona i parlamentari nelle aule parlamentari mentre qui da noi lo si delega ai giudici e si sposta nelle aule di giustizia. La soluzione italiana, un po’ vigliacca, per far vedere che si esiste. Costi quel che costi: ovviamente non costando nulla a chi solleva queste questioni.
Sarà pure un rischio ed un atto incosciente: accusa quest’ultima che non può essere certo mossa da chi scava sotto i piedi dell’Italia una fossa e la fa passare per “politica”. Non fosse per il linguaggio da trivio, qualcuno potrebbe anche crederlo. Ma se Meloni chiedesse un chiarimento definitivo chi sarebbe infine il più irresponsabile?. Se chiedesse un giudizio popolare su tutto quanto è in piedi – con una chiarezza che pretende chiarezza – il tono dello scontro dove arriverebbe? E sarebbe un atto “antidemocratico”? Mario Sechi, che la incoraggia, parla di “carpe diem” per questo Governo. Forse, ma solo per i numeri, ha ragione: si può chiedere una riflessione su questo all’opposizione. Che ha il diritto, ma soprattutto il dovere, di fare opposizione: e su questo non ci piove. Ma anche capire che c’è un limite di decenza a tutto. Persino in politica.





