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CARI PALESTINESI E’ ORA DI FARE CHIAREZZA

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di Sergio Retselli

Cari Palestinesi: è ora di fare chiarezza.

È arrivato il momento di guardare in faccia la realtà, di smetterla con le litanie, con il vittimismo compulsivo, con il tentativo sfacciato di trasformare ogni tragedia mondiale in un riflesso della vostra. Basta.

Davvero……..basta.

Non potete continuare a parlare di genocidio mentre accettate che i vostri stessi leader vi immolino come carne da cannone, come pedine sacrificabili in un gioco cinico e brutale. Non potete gridare al mondo che siete vittime mentre lasciate che gruppi armati vi usino come scudi umani o vi costringano a diventare martiri in nome di una causa che è ormai più ideologica che umana.

Ogni volta che sento il termine genocidio usato a sproposito, mi sale un fastidio profondo. Perché le parole hanno un peso. Hanno una storia. E quella parola, che dovrebbe evocare Auschwitz, il Ruanda, la Cambogia, viene ormai strumentalizzata come un megafono per ottenere compassione.

Ma la compassione si guadagna, non si impone con la propaganda.

No, non state vivendo ciò che hanno vissuto i nativi americani.

Nessuno vi ha tolto la lingua, nessuno vi ha vietato la vostra fede, nessuno ha cancellato il vostro pantheon culturale. Semmai, storicamente, è stato il contrario: gli arabi, nel loro avanzare, hanno cancellato culture, lingue e religioni antichissime in tutta la regione. La vostra stessa identità è un prodotto di un processo coloniale, quello islamico, che ha spazzato via ciò che c’era prima.

E allora…..basta con questo confronto perpetuo con gli afroamericani negli USA o con gli omosessuali perseguitati.  neri americani hanno marciato con dignità per i loro diritti, non hanno fatto saltare autobus scolastici, non hanno rivendicato lo sterminio della popolazione bianca. Non c’è paragone. La vostra lotta non è la loro. E non è nemmeno quella degli omosessuali, che nei paesi da cui traete identità culturale e religiosa vengono impiccati o gettati dai tetti.

È un insulto a chi combatte davvero per sopravvivere in un mondo ostile.

Smettetela di appropriavi delle storie altrui. Di vestire ogni lutto del mondo con la vostra bandiera. Ogni evento tragico, una guerra, un terremoto, una strage finisce per diventare il trampolino della vostra retorica, che è diventata una strategia di comunicazione tossica: saltare dentro ogni discussione globale per dirottarla sul vostro dramma.

Ma sapete cosa?  La gente se ne sta accorgendo.

La solidarietà che tanto cercate si sta consumando sotto il peso della vostra insistenza, e c’è anche da dire che l’identità palestinese stessa è storicamente più recente di quanto molti vogliano ammettere.

Prima del XX secolo, “palestinese” era spesso un termine che designava… gli ebrei. Sì, quelli che oggi odiate e combattete. La verità storica è che la regione è stata attraversata da decine di popoli e culture, e chi oggi reclama il diritto esclusivo a quella terra dimentica o ignora volutamente secoli di presenza ebraica, cristiana e di altri gruppi che lì sono vissuti ben prima dell’arrivo degli arabi. E poi c’è l’aspetto morale, quello che più brucia: avete trasformato la sofferenza in una moneta politica, perché qualsiasi concessione otteniate, sarà per calcolo geopolitico, non per merito.

Non per nobiltà d’animo. Non per una civiltà costruita su valori inclusivi o progressisti.  Ma perché Israele,e le grandi potenze, vi daranno qualcosa per evitare problemi peggiori. Nessuno vi regalerà un futuro, perché non lo state costruendo con le vostre mani, ma lo state mendicando con la retorica e l’odio.

Volete davvero un futuro? Allora cambiate rotta.

Smettete di idolatrare la morte. Smettete di educare i bambini alla vendetta. Smettete di lanciare razzi e iniziate a costruire scuole, ospedali, istituzioni. Smettete di vivere come se foste l’unica causa sulla faccia della terra. Perché oggi, siete diventati sciacalli di tragedie. E questo, più di tutto, vi rende soli.

Un popolo che ruba le tragedie altrui per creare la propria non avrà mai una memoria vera. E senza memoria autentica, non c’è futuro possibile.

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  • Redazione

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