
Agenzia Nova –
Si rafforza la cooperazione tra la Russia e le giunte militari del Sahel, riunite nella cosiddetta Alleanza degli Stati del Sahel (Aes), che negli ultimi anni sono scivolate sempre più nell’orbita di Mosca dopo aver reciso i legami con l’antica potenza coloniale francese. I ministri degli Esteri di Mali, Burkina Faso e Niger, rispettivamente Abdoulaye Diop, Karamoko Jean-Marie Traoré e Bakary Yaou Sangaré, hanno infatti iniziato oggi una visita di 48 ore a Mosca su invito del loro omologo russo, Sergej Lavrov. Un incontro che è stato definito la “prima sessione delle consultazioni tra l’Alleanza degli Stati del Sahel e la Russia”, e che mira a rafforzare le relazioni tra Mosca e i tre Paesi saheliani. Secondo quanto riferito dall’emittente “Rfi”, le tre delegazioni presenti sul posto includono funzionari responsabili delle questioni di difesa e sicurezza, a dimostrazione del fatto che la sicurezza nella regione rimane la priorità principale. Un fatto che sembra trovare conferma nelle parole dello stesso Lavrov: “La Russia è pronta a fornire assistenza completa all’Alleanza degli Stati del Sahel. A mia volta, ho preso atto della disponibilità della Russia a fornire un’assistenza completa all’Alleanza in tutte e tre le aree prioritarie delle sue attività. Queste sono, in primo luogo, la difesa e la sicurezza, in secondo luogo, l’economia e, in terzo luogo, la diplomazia nel senso della partecipazione ai processi internazionali”, ha aggiunto Lavrov, affermando che Mosca considera la creazione dell’Aes come una “manifestazione della sua determinazione a creare una nuova architettura di sicurezza nella regione”.
Lavrov ha inoltre sottolineato la disponibilità di Mosca a “contribuire in ogni modo possibile alla costruzione della capacità delle forze congiunte degli Stati del Sahel, aumentando la loro efficacia di combattimento, l’efficacia di combattimento delle Forze armate nazionali di ciascuno dei tre Paesi e la formazione del personale militare e delle forze”, e ha annunciato che Mosca e l’Alleanza del Sahel terranno riunioni a cadenza annuale, che avverranno a rotazione in Russia e in ciascuno dei tre Paesi saheliani. La Russia e la sua compagnia mercenaria privata degli ex Wagner – ribattezzati Africa Corps dopo la morte del fondatore Evgenij Prigozhin – aiutano da tempo i Paesi dell’Aes a combattere i gruppi jihadisti che hanno ucciso decine di migliaia di persone nella maggior parte dei loro territori. Mosca ha firmato anche accordi di difesa con le tre giunte golpiste, alle quali ha fornito equipaggiamento militare, oltre a collaborarvi nei settori energetico e minerario.
Oltre alla sfera della difesa e della sicurezza, nel corso dei colloqui di Mosca si è discusso anche di questioni economiche. Uno dei progetti di punta dell’Aes è infatti la recente creazione di una banca d’investimento regionale, su cui le tre giunte golpiste chiedono la collaborazione della Russia. Non è un caso, in tal senso, che il ministro maliano Diop, durante la conferenza stampa congiunta con Lavrov, abbia auspicato una convergenza dell’Alleanza degli Stati del Sahel con i Brics. “La Confederazione del Sahel dovrebbe costruire un ponte con i Brics, è una questione estremamente importante. La Russia è un Paese membro dei Brics, che sta contribuendo a creare un mondo multipolare, anch’esso estremamente importante nel contesto odierno. Siamo pronti a lavorare con i nostri amici russi e con gli altri amici dei Brics che possono aiutarci in questo settore”, ha detto il ministro. Il tema, di cruciale importanza per consolidare le ambizioni di autonomia delle giunte militari al potere, è stato al centro dell’incontro tenuto lo scorso 16 gennaio a Bamako, che ha riunito i ministri delle Finanze dei tre Paesi e diversi esperti regionali e durante il quale è stato confermato l’avvio di colloqui per l’istituzione di un fondo comune. Anche in questo caso, gli interventi si sono concentrati sull’obiettivo comune di sviluppare le infrastrutture e rafforzare gli scambi commerciali fra i Paesi membri.
Di recente, inoltre, l’Aes ha dato ulteriore seguito alle sue azioni annunciando la creazione di una sua compagnia aerea autonoma. L’iniziativa rientra nel più ampio tentativo delle giunte golpiste di affermarsi e rendersi indipendenti a livello internazionale dagli storici partner – in primis la Francia – con cui i rapporti politici, diplomatici ed economici si sono irrimediabilmente deteriorati. In quest’ottica, i tre Paesi avevano già approvato nei mesi scorsi la messa in circolazione di un passaporto destinato ai cittadini membri degli Stati dell’Aes, garantendone la compatibilità con il documento emesso dalla Cedeao. Il processo di sganciamento delle giunte golpiste dall’orbita occidentale ha conosciuto un passo decisivo lo scorso 31 gennaio, quando i tre Paesi membri dell’Aes hanno ufficializzato la loro uscita dalla Comunità economica degli Stati dell’Africa occidentale, l’organizzazione regionale da cui erano stati momentaneamente sospesi, criticandone la natura “inoperativa” e accusandola di non averli sostenuti nella lotta contro il terrorismo e di aver imposto sanzioni che, a loro dire, danneggiano le rispettive popolazioni.
Nel chiudere la porta all’organizzazione regionale, i leader militari dei tre Paesi – saliti al potere con tre colpi di Stato tra il 2020 e il 2023 – hanno accusato la Cedeao di non aver efficacemente contrastato la minaccia terroristica sui loro territori e di essere subordinata alla Francia. Dopo l’annuncio delle giunte, i vicini Togo e Senegal hanno condotto diverse missioni di mediazione per cercare di impedire la rottura, ma i Paesi dell’Aes hanno definito la loro decisione “irreversibile”. Più di recente l’Alleanza ha anche concordato di schierare una forza congiunta di 5 mila uomini per combattere il terrorismo e la creazione di una piattaforma mediatica congiunta Burkina-Mali-Niger. Il mese scorso, infine, i tre Paesi hanno annunciato il ritiro dall’Organizzazione internazionale della francofonia (Oif), che si propone di promuovere la lingua e cultura francesi nel mondo.





