All’Alma Mater Studiorum, la “SUC Giaime Pintor”, sezione universitaria comunista, è stata il vivaio della sinistra alternativa al Sistema
Le posizioni della sedicente sinistra in relazione alla vicenda che ha visto incendiarsi la piazza di Bologna nei giorni scorsi necessitano di alcune chiavi di comprensione che, dopo l’articolo di ieri (https://www.nuovogiornalenazionale.com/lepore-ha-aperto-il-vaso-di-pandora/), mi propongo oggi di approfondire.
Per capire le posizioni attuali del Pd, della Cgil, dell’Anpi e delle varie sigle che fanno loro da contorno è necessario tornare alla SUC- Sezione Universitaria Comunista “Giaime Pintor”, “vivaio” della sinistra extraparlamentare e antagonista in Italia.
In particolare, per capire chi è Maurizio Landini, come scriveva il Foglio il 15/01/2011, “occorre fare prima un passo indietro di alcuni anni per risalire fino ai Settanta, e successivamente, un passo di lato, spostandosi dall’asse Roma-Torino verso quell’intrico di culture politico sindacali che è l’Emilia Romagna. È qui, nel “triangolo delle Bermude” delimitato da Reggio-Modena-Bologna, che da decenni cresce e si diffonde la classe dirigente della Fiom. Da qui sono arrivati Claudio Sabattini, Gianni Rinaldini, Giorgio Cremaschi e Maurizio Landini. […]. Ed è dall’intreccio delle storie personali di questi personaggi, strettamente legati tra di loro, che discende anche la linea politica, ieri come oggi, dei metalmeccanici Cgil”.
Linea non solo dei metalmeccanici della Cgil, ma anche dell’antagonismo al “Sistema”.
Per capire è necessario tornare alla Sezione Universitaria Comunista (SUC) “Giaime Pintor”, la sezione del PCI (e poi della FGCI) all’Università di Bologna, intitolata al giovane intellettuale e partigiano antifascista morto giovanissimo durante la Resistenza.
Negli anni Sessanta, soprattutto tra il 1966-1969, questa sezione divenne uno dei laboratori più vivaci del movimento studentesco bolognese. Figure come Claudio Sabattini (poi dirigente sindacale nazionale della Fiom-Cgil) la fondarono e animarono, percependo in anticipo il vento del ’68. Non era solo una sezione di partito tradizionale, ma un luogo di elaborazione politica, culturale e di rottura.
In una nota biografica di Claudio Sabattini di Eloisa Betti, Gabriele Bezzi e Tommaso Cerusici[i] si legge che la “Suc si caratterizzò per la riflessione critica sul sistema dell’Unione sovietica, sulla teoria leninista e le sue radici nella II Internazionale. In seguito alle vicende cecoslovacche, votò un documento che definì “non riformabili” i sistemi dei paesi a socialismo reale. Attuò, inoltre, una valorizzazione e recupero delle istanze libertarie e democratiche di Rosa Luxemburg, Karl Korsch, nonché una rinnovata attenzione per la riflessione dei “Quaderni rossi” di Panzieri”.
In particolare va ricordato che i Quaderni Rossi è stata una storica rivista della sinistra operaista, fondata nel 1961 da Raniero Panzieri, insieme a figure come Mario Tronti.
La rivista rappresentò un punto di rottura all’interno della sinistra italiana del dopoguerra.
Panzieri, militante socialista “eretico”, promosse un ritorno critico a Marx e un approccio basato sull’inchiesta operaia (co-ricerca tra intellettuali e operai), focalizzandosi sulle condizioni reali di lavoro in fabbrica, sull’organizzazione capitalistica del lavoro e sulle lotte operaie autonome, in contrasto con le posizioni tradizionali di partiti e sindacati.
Della rivista uscirono 6 numeri tra il 1961 e il 1965/1966 (l’ultimo postumo alla morte di Panzieri nel 1964). Nel 1963 una scissione portò Tronti, Asor Rosa e altri a fondare Classe operaia, con un’impostazione più “operativa”.
Quaderni Rossi ebbe un ruolo fondamentale nella formazione della nuova sinistra italiana e preparò il terreno teorico per il Sessantotto studentesco e l'”autunno caldo” operaio del 1969. Influenzò profondamente l’operaismo italiano (e successivamente l’autonomia operaia), enfatizzando il ruolo antagonista della classe operaia contro lo sviluppo capitalistico.
Classe Operaia è stata una rivista politica italiana di orientamento operaista, pubblicata dal 1964 al 1967, rappresenta uno dei momenti centrali dell’operaismo italiano degli anni Sessanta ed è nata da
una scissione dal gruppo di Quaderni Rossi dopo eventi come gli scontri di Piazza Statuto a Torino (1962). Tra i fondatori troviamo Mario Tronti (direttore e figura teorica di riferimento), Alberto Asor Rosa, Toni Negri, Romano Alquati, Massimo Cacciari e altri intellettuali legati al marxismo critico. La rivista si presentava come «mensile politico degli operai in lotta».
Classe Operaia ha incarnato una svolta radicale nel marxismo italiano. La tesi centrale (soprattutto di Tronti) è riassunta nella formula «prima le lotte, poi lo sviluppo». Non è il capitale che determina le lotte operaie, ma al contrario: le lotte della classe operaia costringono il capitale a ristrutturarsi, innovare tecnologicamente e sviluppare sé stesso. Questo ribalta la prospettiva tradizionale marxista. La rivista poneva un’enfasi sulla parzialità come condizione della conoscenza vera («quanto più unilaterali tanto più interi») e sosteneva che la teoria dovesse partire dal punto di vista della classe operaia in lotta, non da una presunta totalità o neutralità.
La rivista è durata circa tre anni e ha esercitato un’influenza profonda sull’operaismo successivo, anche se il gruppo si è diviso ulteriormente. Nel 1968 alcuni dei suoi esponenti (Tronti, Asor Rosa, Negri, Cacciari) fondarono la rivista Contropiano.
Classe Operaia ha contribuito a teorizzare l’autonomia operaia rispetto ai partiti e ai sindacati tradizionali, influenzando movimenti come Potere Operaio e l’Autonomia degli anni Settanta e non è stata solo una rivista, ma il luogo in cui si è consolidata una nuova corrente politica e teorica che ha messo al centro la soggettività operaia come forza motrice della storia contemporanea.
La “SUC Giaime Pintor” fondata da Claudio Sabattini, che aveva come riferimenti questi mondi della cultura marxista, ha formato una generazione di militanti che poi sono confluiti nel movimento del ’68, nell’operaismo, nella nuova sinistra (Lotta Continua, Potere Operaio, gruppi maoisti o trotskisti) e in esperienze sindacali.
La “SUC Giaime Pintor” è stata una delle incubatrici più significative di quella generazione che cercava una via “altra” rispetto al PCI istituzionale, mescolando marxismo, antiautoritarismo e sperimentazione politica. Molti dei suoi ex militanti (come Sabattini o Tiziano Rinaldini) sono poi diventati protagonisti del sindacalismo di sinistra e della CGIL.
La vita di Claudio Sabattini è stata narrata in un libro di Gabriele Polo edito da Castelvecchi: la famiglia di partigiani, il Pci, la Cgil, i movimenti, la Fiom di Bologna e Brescia, la Flm, Torino e la Fiat, la Cgil nazionale, e poi di nuovo la Fiom, da leader, fino al maggio 2002, quando lascerà per scadenza del suo mandato di segretario generale, per proseguire con un’altra complicata avventura, stavolta in Sicilia.
C’è, naturalmente, l’evento spartiacque: quella battaglia dell’80 alla Fiat che finì, politicamente parlando, in un bagno di sangue. “Una parte ha perso e una parte ha vinto, e quella che ha vinto si è presa tutto”, riassumerà Sabattini.
Nel libro di Polo c’è la frase di Sabattini che ci fa capire il nocciolo del suo pensiero: “Se la sinistra non si concepisce come alternativa al sistema, diventa irrilevante”.
“Nessun partito della sinistra – disse Sabattini – si pone un programma che si fondi sulle istanze di cambiamento dei lavoratori. […]. La sinistra ha abbandonato la rappresentanza del lavoro”.
Da queste considerazioni Sabattini farà nascere, nel 2003, “Lavoro e libertà”, un ibrido tra partito, movimento e associazione, che si offriva come “luogo di incontro” nel quale trovare gli argomenti comuni sui quali “ricostruire la sinistra”.
Il fatto singolare è che oggi, vent’anni dopo, è ancora un sindacalista della Cgil, Maurizio Landini, che di Sabattini è stato uno degli allievi prediletti, a rilanciare con forza quella stessa necessità di ricostruire un rapporto stretto tra sindacato e partiti dell’area progressista, esattamente con le stesse considerazioni che Sabattini faceva due decenni fa.
L’obiettivo principale era ricostruire la sinistra mettendo al centro il lavoro, la democrazia sindacale, l’indipendenza del sindacato dalla politica di partito e le istanze di giustizia sociale in un contesto di globalizzazione, precarietà e crisi della rappresentanza politica tradizionale. Sabattini rilevava lo scollamento tra sindacato e partiti di sinistra, che secondo lui avevano abbandonato la rappresentanza degli interessi dei lavoratori.
“Lavoro e libertà” voleva essere un luogo di incontro per ritrovare argomenti comuni e alternative al sistema; non si configurava come un partito vero e proprio, ma come uno spazio aperto di dibattito e iniziativa politica. L’iniziativa non ebbe grande successo in quanto non fu gradita ai partiti della sinistra dell’epoca e si esaurì rapidamente senza lasciare un’eredità organizzativa duratura.
Oggi “Lavoro e libertà” è soprattutto ricordato come una delle ultime iniziative di Sabattini e come nome di una collana editoriale della Fondazione Claudio Sabattini (creata dalla FIOM e dalla Camera del Lavoro di Bologna), che pubblica testi, interventi e riflessioni del sindacalista (su Fiat, Rosa Luxemburg, democrazia sindacale, ecc.).
In sintesi, “Lavoro e libertà” rappresenta l’ultimo tentativo di Sabattini di rilanciare un progetto politico di sinistra ancorato al mondo del lavoro, in un momento di profonda trasformazione sociale ed economica italiana ed europea.
Scelto dal conterraneo reggiano Gianni Rinaldini, allievo di Sabattini, quando fu eletto segretario generale il primo giugno del 2010 in pochi conoscevano l’altro allievo di Sabattini Maurizio Landini.
Operaio, Landini cresce, tra il partito e il sindacato e nella Fiom i numi tutelari dell’epoca sono Claudio Sabattini e Gianni Rinaldini, che a sua volta è fratello minore di Tiziano, altro cigiellino di peso, che a sua volta è compagno di studi di Giorgio Cremaschi, a sua volta allievo prediletto di Sabattini, che lo nota tra i giovani universitari del Pci bolognese e lo manda a fare i corsi per le 150 ore a Brescia. Sotto le stesse ali decolla anche la carriera di Landini: da funzionario della Fiom di Reggio Emilia, su input di Sabattini diventa segretario generale della Fiom regionale.
La vicenda di Landini si intreccia con quella di Tiziano Rinaldini, segretario generale della Fiom, nato nel 1947 a Reggio Emilia, proveniente da una famiglia di militanti comunisti (negli anni Cinquanta, Tiziano trascorre parte della sua infanzia in Molise, per via dell’impegno del padre, incaricato dal PCI di contribuire alla costruzione e al radicamento dell’organizzazione in quella regione), inizia la sua militanza nella FGCI di Reggio Emilia, svolgendo il ruolo di funzionario tra il 1966 e il 1969.
Segue l’intensa attività politica nella SUC, la sezione universitaria comunista di Bologna intitolata a Giaime Pintor, animata da Claudio Sabattini. Insieme a quest’ultimo e a diversi altri militanti di quell’originale esperienza, nel 1970 inizia la propria esperienza di militante e quadro sindacale della FIOM, dove vive la fase del “sindacato dei consigli” e della FLM.
Del gruppo del SUC è necessario ricordare il membro sicuramente più intelligente e colto, ossia Giorgio Cremaschi, il quale è stato uno dei principali allievi e collaboratori di Sabattini nella FIOM.
Cremaschi ha ricoperto ruoli importanti nella FIOM nazionale (segretario nazionale e poi presidente del Comitato centrale) proprio negli anni della segreteria Sabattini e di quella di Gianni Rinaldini e apparteneva alla stessa area della sinistra FIOM più radicale, critica verso le scelte moderate della CGIL e attenta all’indipendenza sindacale, alla democrazia di base e alla centralità del conflitto lavoro-capitale.
Cremaschi rappresenta la continuità più “eretica” e movimentista di quella tradizione e ha aderito fin dalla fondazione (2017-2018) a Potere al Popolo, il soggetto politico di sinistra radicale nato dall’esperienza dei movimenti e di alcuni ex di Rifondazione Comunista, centri sociali e sindacalismo di base. Portavoce nazionale di Potere al Popolo dal 12 gennaio 2019 al 12 maggio 2021 (inizialmente insieme a Viola Carofalo), Cremaschi è stato eletto nel coordinamento nazionale del partito e vi è stato riconfermato più volte (anche nel 2024 e 2026) e rimane tuttora un militante attivo e figura di riferimento visibile di PaP, spesso intervistato come esponente del movimento su temi di lavoro, guerra, diritti sociali e critica al neoliberalismo.
Cremaschi rappresenta in Potere al Popolo la continuità con la tradizione della sinistra operaia e conflittuale della FIOM: forte accento sulla questione sociale, anti-liberismo, pacifismo (critico verso l’invio di armi in Ucraina), opposizione alle politiche dell’Unione Europea e difesa di un’alternativa di sinistra radicale fuori dal “campo largo” del centrosinistra.
Alla manifestazione, poi degenerata in scontri violenti, hanno partecipato molte sigle della galassia antagonista, dalla Cgil di Landini, a Si Cobas, a Potere al Popolo, Cambiare Rotta, Partito Comunista (bandiere presenti), Collettivi antagonisti e centri sociali (generici, tra cui Mubasta e Plat citati in alcuni resoconti). Il Partito dei CARC (Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo / Partito dei Carc) ha aderito esplicitamente alla mobilitazione. Bandiere e striscioni dei CARC sono stati avvistati durante le iniziative legate al caso Fakir (sia nella piazza principale che nelle azioni successive).
A riprova che c’è una parte dell’antagonismo che si è infiltrato nelle istituzioni e una parte che governa le piazze, nel marzo 2026 (in particolare intorno al 19 marzo) il Movimento 5 Stelle ha organizzato (co-organizzato) un evento-convegno alla Camera dei Deputati intitolato “Per un governo che attui la Costituzione”.
Tra gli invitati e partecipanti c’era il Partito dei CARC (insieme ad altre sigle di area antagonista, islamista, pro-Palestina, Ultima Generazione, ecc.). All’evento hanno deputati e senatori M5S e di Alleanza Verdi e Sinistra.
I CARC hanno aderito e sono intervenuti all’evento, che rientrava, secondo la versione degli organizzatori, in un percorso di dialogo del M5S con realtà della sinistra radicale e movimenti.
Questo episodio è precedente ai fatti di Bologna di luglio 2026, ma rientra nel contesto di rapporti tra il partito dei CARC e alcune forze politiche di opposizione.
[i] In: Claudio Sabattini un sindacalista, Dagli anni Sessanta ai movimenti globali, a cura di Eloisa Betti Gabriele Bezzi Tommaso Cerusici – Fonti del Centro di documentazione Claudio Sabattini





