
Biocarburanti: servono leggi europee chiare, coraggiose e lungimiranti
Come Presidente di OpenIndustria, ritengo doveroso intervenire nel dibattito sui biocarburanti avanzati, oggi più che mai strategico per la competitività industriale e la sostenibilità del nostro sistema produttivo. Non stiamo parlando di un settore di nicchia, ma di un pilastro potenziale della transizione ecologica e della sovranità energetica europea.
L’Europa si è data obiettivi ambiziosi — neutralità climatica entro il 2050, riduzione delle emissioni del 55% già entro il 2030 — ma continua a lasciare troppo spazio all’indecisione politica e alla frammentazione normativa. I biocarburanti avanzati, come l’HVO prodotto da Eni, rappresentano una soluzione immediatamente disponibile, scalabile e compatibile con le infrastrutture esistenti. È una tecnologia europea, nata qui, eppure ancora senza una cornice legislativa unitaria e vincolante.
Noi di OpenIndustria chiediamo con forza che l’Unione Europea imponga per legge, e senza ulteriori rinvii, quote obbligatorie di utilizzo di biocarburanti sostenibili in tutti i settori hard-to-abate: trasporto pesante, logistica, marittimo e aviazione. Chiediamo anche che venga rivista l’attuale fiscalità, spesso punitiva proprio verso le soluzioni più innovative, e che si crei un quadro chiaro e stabile per gli investimenti industriali nel settore.
Non è solo una questione ambientale. È una questione industriale, geopolitica ed economica. I biocarburanti avanzati permettono di ridurre la dipendenza da fonti fossili extraeuropee, valorizzano scarti e sottoprodotti della filiera agroalimentare, creano posti di lavoro qualificati, rilanciano la chimica verde e riconvertono impianti esistenti. Ogni giorno perso in attese e deroghe è un vantaggio ceduto ad altri Paesi più veloci.
Serve una direttiva forte, equa e selettiva: che premi l’innovazione, penalizzi il greenwashing e acceleri davvero la decarbonizzazione. L’Italia, con i suoi attori industriali e le sue competenze, può essere capofila in questa sfida. Ma l’Europa deve fare la sua parte: non servono promesse, servono leggi.





