La blockchain, uno dei principali campi di battaglia tra le grandi potenze mondiali
Abbiamo scritto molto, negli ultimi mesi, per spiegare come si stia costruendo sotto i nostri occhi la nuova finanza digitale globale. Una trasformazione silenziosa, ma immensa, che non riguarda soltanto le criptovalute o la tecnologia, bensì il potere stesso.
Uno dei motivi per cui Donald Trump, pochi giorni fa, si è mosso insieme ai grandi vertici delle Big Tech verso Pechino e verso il cuore della nuova competizione infrastrutturale globale.
Perché il XXI secolo non si giocherà soltanto sulle guerre militari, ma sul controllo dei sistemi invisibili che muovono denaro, dati, energia e consenso.
Ma come diceva Montesquieu: “Non bisogna mai esaurire un argomento al punto da non lasciare nulla da fare al lettore. Non si tratta di far leggere, ma di far pensare”.
Ed è esattamente ciò che sta accadendo oggi. Ogni volta che crediamo di aver compreso davvero il cambiamento in corso, arriva una notizia che ci obbliga a guardare ancora più in profondità.
La notizia su Binance, accusata dal Wall Street Journal di essere stata utilizzata da reti iraniane per aggirare le sanzioni occidentali, è una fotografia potentissima del nuovo ordine geopolitico globale.
Per capire la portata di ciò che sta accadendo bisogna partire da una domanda semplice: cos’è davvero Binance?
Binance non è soltanto una piattaforma crypto. È diventata una delle più grandi infrastrutture finanziarie digitali del pianeta. Fondata nel 2017 da Changpeng Zhao, conosciuto come CZ, Binance consente di comprare, vendere, trasferire e convertire criptovalute in tutto il mondo.
Milioni di utenti, miliardi di transazioni, una velocità globale che spesso supera persino i circuiti bancari tradizionali. Ed è proprio qui che la questione smette di essere finanziaria e diventa geopolitica.
Per decenni il dominio americano si è basato su un elemento centrale, il controllo del sistema finanziario globale. SWIFT, il dollaro, le grandi banche internazionali, i sistemi di clearing, le sanzioni.
Chi controllava i flussi finanziari controllava il mondo. Washington ha potuto esercitare il proprio potere globale non soltanto con portaerei e basi militari, ma soprattutto grazie alla capacità di escludere interi Stati dal sistema economico internazionale.
L’Iran è stato uno degli esempi più evidenti di questo meccanismo. Sanzioni, isolamento bancario, restrizioni commerciali, congelamento dei capitali. Ma oggi qualcosa sta cambiando.
Secondo il Wall Street Journal, reti iraniane avrebbero utilizzato Binance e strumenti collegati alla blockchain per movimentare fondi, trasferire risorse e aggirare almeno in parte le restrizioni occidentali.
Se questa architettura dovesse consolidarsi, il punto sarebbe storico.
Per la prima volta, uno Stato sottoposto a pressione sistemica occidentale potrebbe utilizzare infrastrutture finanziarie digitali decentralizzate per ridurre concretamente l’efficacia del potere americano. Ed è qui che la guerra economica entra ufficialmente nell’era delle criptovalute.
La blockchain cambia infatti una regola fondamentale della geopolitica contemporanea, il controllo centralizzato dei flussi finanziari. Le stablecoin, i wallet digitali e le reti decentralizzate permettono trasferimenti transnazionali più rapidi, meno intermediati e spesso molto più difficili da bloccare rispetto ai canali bancari tradizionali.
In altre parole, la finanza entra in una dimensione nuova, quasi liquida, dove il potere non passa più soltanto dalle banche centrali ma dalle reti, dalle piattaforme.
Stati Uniti, Europa e grandi organismi internazionali stanno aumentando enormemente la pressione normativa sulle piattaforme crypto. Perché la vera paura non è Bitcoin, la vera paura è perdere il monopolio del controllo finanziario globale.
Iran, Russia, Cina e altri Paesi sottoposti a pressione occidentale stanno già lavorando da anni alla costruzione di sistemi paralleli, circuiti di pagamento alternativi, accordi energetici fuori dal dollaro, infrastrutture blockchain, reti digitali indipendenti, valute digitali sovrane.
Le criptovalute, quindi, non sono più soltanto uno strumento speculativo o libertario come apparivano agli inizi. Stanno diventando infrastrutture geopolitiche.
Ed è forse questo il punto più importante da comprendere. I wallet digitali, infatti, non sono più qualcosa di lontano o riservato agli esperti di finanza. Sono già dentro la nostra vita quotidiana, in tutte le schermate dei nostri telefonini esistono ormai portafogli digitali invisibili che custodiscono dati, identità, pagamenti, credenziali e strumenti finanziari.
Anche molti social network stanno evolvendo in questa direzione, non più soltanto piattaforme di comunicazione, ma ecosistemi economici dove sarà possibile trasferire denaro, acquistare servizi, conservare asset digitali e muoversi dentro una nuova economia completamente integrata nelle reti digitali.
Qui la geopolitica incontra la tecnologia: chi controllerà i wallet, le piattaforme e le infrastrutture digitali controllerà sempre più anche il potere globale.
Per questo il caso Binance – Iran è molto più di una notizia economica. È un segnale storico.
Perché mostra che il potere globale sta entrando in una fase nuova, dove la battaglia decisiva non sarà soltanto per il controllo del petrolio o dei territori, ma per il controllo dei sistemi che permettono al denaro di esistere, muoversi e sopravvivere fuori dalle architetture tradizionali.
E forse il vero paradosso è proprio questo.
La blockchain era nata con la promessa di decentralizzare il potere.
Oggi sta diventando uno dei principali campi di battaglia tra le grandi potenze mondiali.


Elena Tempestini, giornalista, storica, speaker radiofonica, comunicazione, capo redattore di Idee di Governo.


