
di Angelo Ciccarella
C’è una sorta di coerenza ossessiva tra i giornalisti di un quotidiano specializzato nell’antiberlusconismo: l’odio ideologico contro il Presidente Berlusconi non viene meno manco con la morte del medesimo. Tutta la sinistra ha odiato quest’uomo, un Carneade proveniente dalla televisione e tremendamente vincente in politica. Inutili e poco credibili da parte loro i panegirici, ora che il Cavaliere ha varcato l’altra dimensione. Costoro almeno mantengono la barra dritta di persecutori implacabili, tra l’altro si sono costruiti eccellenti carriere attaccando con ogni mezzo il padrone di Mediaset, Silvio Berlusconi.
Fare bilanci su quanto fece e su quanto avrebbe dovuto fare, non è impresa facile. Distinguere sfera pubblica da quella privata, non è scontato. I media a lui ostili, hanno alzato muri di fango che han fatto il giro del mondo, sporcando l’immagine d’Italia e di un leader a dir poco imprudente.
Atti processuali mischiati ad editoriali di giornali scandalistici, in un bazar di evasioni fiscali, falso in bilancio, contiguità mafiose, pettegolezzi, pruderie, sesso orgiastico, hanno seguito il percorso di Berlusconi da quando è “sceso in campo”. Avrà manovrato con le società straniere e trasferito denaro nei cosiddetto paradisi fiscali? Come altri meno noti ma ugualmente influenti da noi. Certo, se lo fan tutti ciò non lo assolve, ma tant’è.
Berlusconi è stato un leader costitutivo, ha cambiato la politica nazionale, ha fondato un partito nuovo. La politica gli ha dato molto, gli ha permesso di consolidare il suo potere economico e di difendere da posizioni di forza i suoi interessi. Ma anche la politica è in debito con lui. Egli ha rispolverato le idee del liberalismo economico, ha rimesso in campo la logica maggioritaria, ha sdoganato il MSI, ha evitato la deriva secessionista della Lega di Bossi e, non ultimo, ha introdotto nel nostro sistema il principio dell’alternanza di governo.
Nel bene e nel male, Berlusconi ha sbloccato l’Italia. Dopo Bettino Craxi, ha riportato il carisma nelle stanze della politica. L’uomo solo al comando, è un concetto che fa tanta paura ai progressisti, ipocriti viste le loro radici autoritarie e verticistiche. Indubbiamente ha rinnovato la prassi politica con la sua logica aziendalista: non è un bene assoluto, ma forse necessario in certi frangenti. Leader di plastica, fu definito, giudizio errato. Trasformare l’immagine in sostanza, non è opera da poco, è quasi alchimia. Intanto mise assieme tutti i vecchi partiti della Prima Repubblica, ha governato più a lungo di tutti, anche dai banchi dell’opposizione.
Errori li ha fatti e grandi. Due su tutti: si è piegato all’UE e ha abbandonato Gheddafi al suo destino.
Con la sua morte finisce il berlusconismo. Sembra ovvio. Troppo caratterizzata la sua politica da non lasciare epigoni.
Le decine di processi a suo carico, lo hanno sfiancato fino alla morte. Ha mostrato il fianco ad una Magistratura che appare con alcuni suoi esponenti ideologizzata secondo la quale, sulla scorta di Lenin, i processi ben gestiti sono utili alla lotta di classe. Le prove? Non sono decisive per certi giudici.
Berlusconi fu scaltro, non sempre però. Ha frequentato gente equivoca e quasi nessuno lo ha avvertito. Non ha saputo resistere ai suoi vizi. Non ha seguito una regoletta fondamentale: se non castamente, almeno con prudenza.
Pace all’anima sua.





