Home editoriali BAYROU EST TOMBÉ. IL GENERALE MACRON È SENZA ESERCITO

BAYROU EST TOMBÉ. IL GENERALE MACRON È SENZA ESERCITO

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L’Assemblea nazionale francese ha sfiduciato il premier Bayrou. Cade il governo.

Per la prima volta nella storia della Quinta Repubblica, un governo cade in seguito a un voto di fiducia: 364 contro, 194 a favore. Bayrou aveva chiesto l’approvazione di un duro piano per ridurre il deficit. Macron ha già escluso nuove elezioni. Il presidente Emmanuel Macron “prende atto” della caduta di Francois Bayrou e nominerà il suo successore “nei prossimi giorni”. Lo ha annunciato l’Eliseo.

L’État, c’est moi . Amen.

Bayrou rimetterà il suo mandato questa mattina.

Melenchon, capo della sinistra comunista, ha commentato: “Vittoria e sollievo. Ora se ne vada Macron”.

Il fatto è che Macron è incollato alla sedia, vuole guidare i Volonterosi, vuole sconfiggere la Russia, vuole ridurre a buoni consigli Trump.

Vuole. Non a caso ha allertato gli ospedali per ricevere in 60 giorni 100 feriti al giorno.

Forse si eleggerà da solo Macron Napoleon, abolirà la Repubblica e restaurerà il regno di Francia. Nominerà un suo plenipotenziario. Dichiarerà guerra alla Russia e imporrà sanzioni all’America.

Il fatto è che Macron rischia di essere cacciato dalla furia dei francesi.

Nonostante il requiem del governo, i francesi scenderanno infatti in piazza domani e il movimento informale che è nato tra i manifestanti ora mette paura a tutta la Francia.

Il Movimento 10 settembre, così è stato battezzato, inquieta anche i servizi segreti francesi. A preoccupare è la natura stessa del gruppo, è “orizzontale”, non c’è un vero e proprio leader e “ognuno fa ciò che vuole”, ha spiegato una fonte a France Press. Ma da movimento nato sui social ben presto ha visto “una presa di potere da parte dell’estrema sinistra e dell’ultrasinistra”.

Si temono numerose azioni: dai blocchi di stazioni ferroviarie e di vie di comunicazione al sabotaggio di autovelox e alla distruzione di bancomat.

Quello di domani è solo il primo atto di una sequenza. Una giornata di azione sindacale è stata pianificata per il 18 settembre.

In piazza si festeggia. Diverse centinaia di persone si sono radunate in un clima gioioso davanti al municipio di Nantes per una festa di addio al primo ministro. È stato allestito un impianto audio e palloncini, coni di compleanno, patatine e pretzel sono stati distribuiti durante l’annuncio dei risultati. Tra i manifestanti c’erano anche esponenti dei sindacati e diversi rappresentanti eletti di sinistra.

I socialisti non hanno risparmiato critiche pesanti a monsieur le President.

Boris Vallaud (PS) ha detto: “C’è un solo responsabile della crisi, del fiasco, del disordine nel nostro Paese: il Presidente della Repubblica e con lui i suoi ciechi seguaci, di cui lei, signor Primo Ministro, è il primo apostolo, un presidente sconfitto la cui politica, squalificata alle urne, ci ha condotto nell’impasse in cui ci troviamo.” 

Eric Ciotti (Unione della destra per la Repubblica) ha detto ai membri del governo caduto: “Siete, con Emmanuel Macron, gli artefici della debacle francese. (…) Avete acceso fiammiferi su pozzanghere di cherosene per otto anni, ma dovremmo fidarci di voi per spegnere l’incendio”.

Marine Le Pen, leader del Rassemblement National, ha detto che la fine del governo di Francois Bayrou non rappresenta “la sconfitta di un solo uomo” ma segna “la fine dell’agonia di un governo fantasma”.

Marine Le Pen ha poi chiesto a Emmanuel Macron di sciogliere l’Assemblea Nazionale per evitare “la stagnazione istituzionale del Paese”. “Un presidente non sbaglia mai a sottomettersi al popolo – ha sostenuto – Lo scioglimento non è un capriccio, è una leva istituzionale per uscire dalla situazione di stallo e consentire il funzionamento democratico”.

Stéphane Peu (Sinistra Democratica e Repubblicana) ha definito i ministri di Bayrou come “le micce eterne del Presidente della Repubblica [che] servono a proteggerlo”. “Come il soldato Ryan -ha detto- dovete salvare il Presidente Macron. Bayrou sarebbe quindi il quarto in tre anni a cadere per risparmiare il principale responsabile delle nostre sventure”.

Il vero bersaglio delle opposizioni e della piazza non è l’inquilino di palazzo Matignon, né la sua dolorosa manovra finanziaria, ma è l’inquilino dell’Eliseo, Emmanuel Macron, che alle elezioni, nel giugno dello scorso anno, ha visto la disfatta del suo Renaissance e dell’universo centrista transalpino e la contemporanea affermazione del Rassemblement National guidato da Marine Le Pen.

Dopo aver eliminato Marine Le Pen con un colpo di mano della magistratura francese, al pupillo dei Rothschild, baluardo nei neocon e dei neo colonialisti, nonché emerso dal cappello del prestigiatore della finanza globalista, cosa resta? Trascinare la Francia in un continuo massacro di ingovernabilità? Fare un colpo di Stato?

Da chi pensa di comandare le armate dei Volonterosi, fatte di generali senza esercito, c’è da aspettarsi di tutto, anche che possa essere cacciato a furor di popolo.

Infine, ecco in dettaglio, la ripartizione dei voti dell’Assemblea nazionale, che ieri ha sfiduciato il governo.

I deputati repubblicani, che avevano la libertà di voto, erano divisi: 27 hanno votato a favore della fiducia, tra cui il leader del gruppo, Laurent Wauquiez. 13 i voti contrari e 9 i deputati che si sono astenuti.

Quasi tutti i gruppi macronisti, Modem e Orizzonti hanno votato a favore della fiducia. L’unica eccezione è stata la rappresentante eletta macronista del Nord, Violette Spillebout, che si è astenuta, a causa della posizione del Primo Ministro sulla vicenda Bétharram, essendo stata correlatrice di una commissione d’inchiesta su questo argomento.

I deputati RN, i loro alleati dell’UDR, l’Insoumis, i Socialisti, gli Ecologisti e il Gruppo Comunista e d’Oltremare hanno votato all’unanimità contro. Gli indipendenti di Liot hanno votato a stragrande maggioranza contro (15 contrari, 4 favorevoli, 4 astenuti). I restanti voti sono arrivati ​​dai deputati non iscritti (3 favorevoli, 6 contrari e 1 astenuto).

Autore

  • Silvano Danesi

    Silvano Danesi, laureato in Filosofia all’Università Statale di Milano. Dopo la laurea ha seguito studi storici e antropologici, ha pubblicato diversi saggi di storia, antropologia e massoneria, e ha tenuto varie conferenze e seminari.

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