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AVREMO UN MONDO MONOPOLARE O MULTIPOLARE? Parte II

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di Nino Macrì Pellizzeri

Dove stiamo andando?
Oggi il confronto fra USA e Cina è a tutto campo e le due potenze sono destinate a non capirsi né oggi e
neanche in un prossimo futuro: è troppo profonda la distanza che li divide da un punto di vista più culturale
che strettamente politico.

Gli USA nel dopoguerra e ancora di più dopo la dissoluzione dell’URSS hanno
plasmato il mondo a loro immagine e somiglianza: loro sono le regole che lo governano, loro hanno lanciato
tutte le organizzazioni internazionali, loro è la valuta di riferimento e della quasi totalità degli scambi, loro è
in fin dei conti lo schema organizzativo dell’ONU che non ha niente di democratico al suo interno e non
concede alcun ruolo se non alle cinque grandi potenze; ed infatti esso funziona se i cinque “oligarchi” sono
d’accordo, altrimenti si paralizza, etc.Noi europei non ce ne accorgiamo perché in fondo condividiamo gran
parte di quelle regole ed accettiamo le altre, ma il resto del mondo cosa ne pensa? E condivide la politica di
disaccoppiamento, esattamente l’opposto della globalizzazione nella quale abbiamo vissuto negli ultimi
decenni? Andiamo incontro a un mondo bipolare dunque? Non è detto. La stampa internazionale, di
fronte agli eventi, pericolosi e preoccupanti che si sono acuiti specialmente nell’ultimo anno, ha cominciato
a porsi questo problema, soprattutto la grande stampa americana a cui farò principalmente riferimento nel
seguito.
Due sono le parole che sintetizzano la situazione attuale: de-globalizzazione (o decoupling), e multipolarità.
Su entrambe dobbiamo focalizzare la nostra attenzione. La rivalità sempre più accesa fra Cina e USA, in un
momento in cui si parla apertamente di un secondo scenario di guerra (nel Pacifico) oltre a quello già
esistente in Europa, richiama alla memoria scenari dimenticati da quasi un secolo. Il New York Times
ricorda il gesto di aperta rottura del “fronte Occidentale” dichiarato da Macron quando ha parlato di “terzo
polo” chiedendosi perché l’Europa debba seguire la strategia americana in Ucraina e a Taiwan. “Ma il leader
globale che ha più teatralmente disprezzato la leadership americana – dichiara sempre il NYT – è il
presidente brasiliano Lula da Silva. Egli ha fatto del suo meglio per rimodellare un ordine mondiale
instabile. Ha rifiutato di condannare l’invasione della Russia e di sostenere l’Ucraina; ha inviato una
delegazione per incontrare il vituperato presidente venezuelano Nicolas Maduro; ha permesso l’attracco di
navi militari iraniane nei porti brasiliani in violazione delle sanzioni americane; ha annunziato una sorta di
euro latino-americano; è andato in Cina con decine di imprenditori brasiliani per firmare più di 20 accordi
bilaterali. In Cina si è scagliato contro un ordine finanziario globale che richiede effettivamente a tutti i
Paesi di fare affari in dollari – una bestia nera dei Cinesi- e lo ha fatto alla “BRICS Bank” di Shanghai gestita
dalla brasiliana Dilma Roussedf, che gli è succeduta come presidente del Brasile dal 2011 al 2016. In
sostanza, come sostiene il Bennet Institute for Public Policy di Cambridge l’opinione pubblica dei Paesi in
via di sviluppo è più favorevole alla Russia che agli USA, anche dopo l’invasione Ucraina. E oggi è più
favorevole anche alla Cina. Non bisogna però concludere – sostiene sempre il NYT – che ci troviamo di
fronte a un declino dell’economia americana. La porzione del PIL mondiale in USA non è diminuita rispetto
a quanto era alla fine della guerra fredda, anzi oggi nell’ambito dei G7 essa è salita da circa il 40% nel 1990
fino al 58% oggi.
L’ambasciatore Castellaneta sostiene anch’egli che esiste oggi un’incomprensione fra un Occidente che
tende ad arroccarsi nella difesa dei propri valori e interessi (seppur legittimi e condivisibili) e il resto del
mondo che, non sentendosi sufficientemente coinvolto nei processi che definiscono la governance globale,
si sta rivolgendo sempre di più a una potenza come la Cina che si sta facendo promotrice di un ordine
alternativo a quello liberale proposto dagli USA. “Ed è questo – sostiene Castellaneta – che sta facendo
rivivere la logica BRICS. Se infatti essa si configura come una piattaforma funzionale a Pechino per poter

estendere la propria influenza, dall’altro può essere utile a potenze emergenti come il Brasile per portare
avanti la propria agenda. Ovvero quella di una grande economia in espansione che ha bisogno di un Paese
fondamentale come la Cina, dotato di un mercato enorme e di un’immensa disponibilità di capitali
spendibili in investimenti esteri”.
Oggi, e per la verità da oltre cinque anni, sul decoupling e la globalizzazione, le posizioni dell’Occidente,
con qualche piccolo distinguo, e della Cina sono assolutamente antitetiche. Non mi dilungo a parlare della
posizione Euro-Americana perché essa è ben nota a tutti noi. L’epidemia di Covid e la successiva guerra in
Ucraina hanno, secondo noi occidentali, reso evidente la necessità di accorciare le catene di
approvvigionamento e soprattutto limitarle a un cerchio di “Paesi amici e affidabili” che possano metterci al
riparo da ogni genere di rischi e potenziali ricatti. Gli esempi citati sono molti e importanti:
l’approvvigionamento di gas e petrolio in cui eravamo dipendenti per larga parte dalla Russia è stato risolto
diversificando rapidamente le forniture. Che si tratti però di “Paesi amici” è discutibile perché oggi esso ci
proviene per larga parte dai Paesi arabi e dal Nord Africa. Certo esiste la produzione americana come Paese
amico, ma da sola non basterebbe. La riduzione della produzione dei Paesi OPEC e il relativo aumento dei
prezzi certo non aiutano. “Bisogna difendere Taiwan – diciamo – perché essi ci garantiscono la fornitura dei
chips di altissima qualità di cui abbiamo bisogno e Taiwan è un Paese democratico”. Vero, ma gli USA hanno
“convinto” Taiwan a costruire una fabbrica di quei chips avanzatissimi in USA. “Non si sa mai, meglio
produrli sul nostro territorio” è il retro pensiero. Di questo si sono resi conto a Taipei e temono che gli USA,
quando non avranno più bisogno di Taiwan, possano “scaricarla”. Potremmo andare avanti parlando della
produzione di antibiotici in bulk di cui l’India e l’Asia in genere hanno quasi il monopolio, etc. E noi? Certo,
per ogni cosa possiamo fare affidamento sull’America, Paese certamente democratico. Un fornitore unico
però è sempre un rischio, anche se fosse S. Egidio.
La Cina sta su una posizione opposta. Senza andare troppo indietro, vi cito alcune frasi pronunziate da Xi
Jinping al Forum di Davos del 2017.
“Molti incolpano la globalizzazione economica per il caos del mondo. Essa una volta era vista come la grotta del tesoro
di Ali Babà nelle Mille e una notte, ma oggi è diventata il vaso di Pandora agli occhi di molti.” Ma i problemi odierni
non dipendono dalla globalizzazione “Sono la guerra, i conflitti e le turbolenze regionali che hanno creato questo
problema, e la sua soluzione sta nel fare la pace, promuovere la riconciliazione e ripristinare la stabilita”. “La crisi
finanziaria internazionale ne è un altro esempio. E’ la conseguenza di un’eccessiva caccia al profitto da parte del
capitale finanziario e di un grave fallimento della regolamentazione finanziaria.” “La globalizzazione economica ha
alimentato la crescita globale e facilitato la circolazione di beni e capitali, i progressi della scienza, della tecnologia e
della civiltà e le interazioni fra i popoli.” “Dovremmo agire in modo proattivo e gestire la globalizzazione economica in
modo appropriato in modo da liberare il suo impatto positivo e riequilibrare il processo.” “La mancanza di solide forze
trainanti per la crescita globale rende difficile sostenere una crescita costante dell’economia globale … i Paesi
emergenti e i paesi in via di sviluppo contribuiscono già all’80% della crescita dell’economia globale. Il panorama
economico è cambiato profondamente negli ultimi decenni, tuttavia il sistema di governance non ha abbracciato
questi nuovi cambiamenti ed è quindi inadeguato in termini di rappresentanza e inclusività… Oltre 700 milioni di
persone nel mondo vivono in condizioni di estrema povertà… Oggi l’umanità è diventata una comunità di futuro
condiviso. I Paesi hanno ampi interessi convergenti e sono reciprocamente dipendenti. Tutti i Paesi godono del diritto
allo sviluppo.” “ Dobbiamo raddoppiare gli sforzi per sviluppare la connettività globale per consentire a tutti i paesi di
raggiungere una crescita interconnessa e condividere la prosperità. Dobbiamo continuare a impegnarci a sviluppare il
libero scambio e gli investimenti globali, promuovere la liberalizzazione del commercio e degli investimenti attraverso
l’apertura e dire no al protezionismo” “I paesi grandi o piccoli, forti o deboli, ricchi o poveri, sono tutti membri uguali
della comunità internazionale. In quanto tali hanno il diritto di partecipare al processo decisionale, godere dei diritti e
adempiere agli obblighi su base paritaria. I mercati emergenti e i paesi in via di sviluppo meritano maggiore
rappresentanza e voce… dovremmo aderire al multilateralismo per sostenere l’autorità e l’efficacia delle istituzioni
multilaterali.” “Tutte le strade portano a Roma. Nessun Paese dovrebbe considerare il proprio percorso di sviluppo
come l’unico praticabile, tanto meno dovrebbe imporre il proprio percorso di sviluppo agli altri…”

Nel 2022 non è cambiato molto nella visione di Xi Jinping. Sempre a Davos ebbe a dichiarare in remoto a
causa del Covid:
“I paesi non devono muoversi separatamente in 190 piccole barche, ma piuttosto devono stare insieme in una grande
nave, dalla quale dipende il nostro destino condiviso. Le barchette non sopravvivono a una tempesta, ma una grande
nave si” “L’economia globale sta emergendo dalla profondità ma ancora ha molti vincoli… i prezzi delle materie prime
continuano ad aumentare” “Dobbiamo esplorare nuovi motori della crescita globale … la globalizzazione economica
non è mai andata e mai andrà fuori rotta. I Paesi del mondo dovrebbero sostenere un vero multilateralismo.
Dovremmo aprire, non chiudere, cercare l’integrazione, non il decoupling … Le maggiori economie dovrebbero vedere il
mondo come una sola comunità, aumentare la trasparenza, lo scambio di informazioni … il divario Nord-Sud si allarga
… Le persone in estrema povertà sono ora 800 milioni … Qualunque siano le difficoltà dobbiamo creare una filosofia di
sviluppo centrata sulle persone .. realizzare l’agenda dell’ONU 2030 per uno sviluppo sostenibile … promuovere uno
sviluppo globale bilanciato …” “Dobbiamo abolire la mentalità di guerra fredda e cercare una coesistenza pacifica win-
win.. “giardini esclusivi innalzando alti muri, o sistemi paralleli, o circoli esclusivi, o antagonismo ideologico, devono
essere evitati” “Paesi differenti, con culture differenti possono prosperare insieme sulla base di rispetto reciproco, e
cercare una base comune e una politica win-win, mettendo da parte le differenze.”
In conclusione, abbiamo da un lato la visione di un mondo spaccato in due come una mela sulla base di
un decoupling tendenzialmente totale, e dall’altro un sistema globalizzato in un mondo multipolare. E il
sud del mondo cosa ne pensa? E che ruolo vuole avere per una sua crescita futura? Lo vedremo nella
terza parte.

Autore

  • Redazione

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