
di Savino Di Scanno
In Ebraico si scrive, con caratteri del nostro alfabeto, “Eretz HaQodesh”, In Latino “Terrae Sanctae” E In Arabo ” Al-Ard Al-Muquaddasa”.
Stiamo scrivendo della “Terra Santa”. Identificata e rappresentata da Israele, Palestina, Giordania, Siria, Libano, Egitto, Cipro e Rodi.
Possiamo apprendere,consultando il sito custodia.org.it quanto segue:
siamo parte di un Ordine Religioso della Chiesa Cattolica, l’Ordine dei Frati Minori, conosciuti come i francescani.
Il nostro fondatore, san Francesco d’Assisi, all’inizio del secolo XIII mosso dall’amore per Cristo Povero e Crocifisso si recò in Medio Oriente per “toccare” quei luoghi che fino ad oggi costituiscono una testimonianza insostituibile della rivelazione di Dio e del suo amore per l’uomo. In quel suo pellegrinaggio, nonostante il guerreggiare delle crociate, incontrò e dialogò a Damietta, in Egitto, con il sultano Melek al-Kamel, il cui governo si estendeva fino alla Terra Santa. Fu un incontro pacifico, che diede inizio alla presenza dei francescani in Terra Santa e che segnò anche lo stile della nostra presenza lungo il corso dei secoli, fino ad oggi.
Questa provincia religiosa dell’Ordine francescano ha preso col tempo il nome di Custodia di Terra Santa.
San Francesco e i francescani hanno sempre avuto a cuore l’amore all’incarnazione di Gesù.
Ed è per questo che fin dal principio hanno amato la Terra Santa. Non vi è infatti Incarnazione senza Luogo. Per noi amare questa Terra significa amare Gesù. E non possiamo pensare a Gesù, senza amare la Sua Terra.
Ed è per questo che fin dal principio hanno amato la Terra Santa. Non vi è infatti Incarnazione senza Luogo. Per noi amare questa Terra significa amare Gesù. E non possiamo pensare a Gesù, senza amare la Sua Terra.
È per questo speciale attaccamento dei francescani al Vangelo di Gesù e alla Sua incarnazione, che la Chiesa Cattolica ha assegnato loro la missione di Custodire i Luoghi della nostra Redenzione.
I Luoghi Santi, per quanto ne si voglia ammirare la bellezza, non sono semplici pietre.Essi sono piuttosto la manifestazione, le orme del passaggio di Dio in questo mondo, l’eco delle parole del Signore che ci ha parlato per mezzo dei profeti e degli apostoli, che si è fatto “carne”, uomo come noi, abitando in mezzo a noi. Esse sono pietre che hanno ascoltato la voce e bevuto il sangue del nostro Salvatore. Ora, quella parola di Dio e quel sangue versato, bisogna coglierli e conservarli perché formino parte della vita di ogni cristiano.
Captare la voce che scaturisce da quelle pietre e comprenderne il messaggio, è stato da sempre il lavoro dei figli di San Francesco in Terra Santa.
I primi Statuti di Terra Santa, che risalgono al 1377, prevedevano non più di venti religiosi al servizio dei Luoghi Santi: S. Cenacolo, S. Sepolcro e Betlemme.
La loro principale attività consisteva nell’assicurare la vita liturgica nei Santuari ricordati e nell’assistenza religiosa dei pellegrini europei.
In un documento del 1390 si specifica che la Provincia di Terra Santa, con sede a Cipro, aveva pure una Custodia di Siria, comprendente quattro conventi: Monte Sion, Santo Sepolcro, Betlemme e Beirut. Da notare che il documento in questione non fa altro che confermare una situazione già esistente da tempo, sia come numero di conventi sia come denominazione dell’organismo religioso chiamato Custodia di Siria, forse per non ingenerare possibili confusioni con la denominazione della Provincia di Terra Santa di cui faceva parte.
In un documento del 1390 si specifica che la Provincia di Terra Santa, con sede a Cipro, aveva pure una Custodia di Siria, comprendente quattro conventi: Monte Sion, Santo Sepolcro, Betlemme e Beirut. Da notare che il documento in questione non fa altro che confermare una situazione già esistente da tempo, sia come numero di conventi sia come denominazione dell’organismo religioso chiamato Custodia di Siria, forse per non ingenerare possibili confusioni con la denominazione della Provincia di Terra Santa di cui faceva parte.
In questo primo periodo ufficiale della sua storia, la Custodia ebbe il “sigillo del martirio” con il sacrificio di parecchi suoi frati. Il primo sangue francescano bagnò la terra di Gerusalemme nel 1244, durante l’irruzione dei Carismini, i quali passarono a fil di spada numerosi cristiani e trucidarono crudelmente i Frati Minori.
Altri, ricordati da Alessandro IV, subirono il martirio nel 1257. Nove anni dopo, a Safet nel 1266, oltre duemila combattenti cristiani morirono dopo l’occupazione della città da parte del Sultano Bibars. Assieme a loro morirono anche gli eroici frati che non vollero rinnegare la loro fede. Nel 1268 anche Giaffa e Antiochia ebbero le loro vittime francescane. Di nuovo in Siria, nel 1269, caddero sotto la spada saracena otto frati. Si narra di come, sul corpo di uno di essi, Fra Corrado de Hallis, galleggiante sulle onde del mare, brillarono per quasi tre giorni due lumi fulgenti. A Damasco e a Tripoli, nel 1277, nuovo sangue cristiano venne versato per mano delle armate del Sultano Kelaun. Acri, ultimo baluardo del Regno Latino, fu assalita dal Sultano Melek el Ascaraf. Oltre trentamila cristiani e numerosi frati caddero, in quell’occasione, per mano dei saraceni.





